L’Orlando furioso a teatro: 3 motivi per non perderselo

di Valeria Nobile

Dal 12 al 17 Febbraio è in scena al Salone Pier Lombardo Giocando con Orlando- Assolo, uno spettacolo unico di Marco Baliani che insieme a Stefano Accorsi ci riporta nel 1500 tra le donne, i cavalier, l’arme e, soprattutto, gli amori di quei famosi paladini che tanto ci hanno fatto tremare (o sbadigliare) sui banchi di scuola.

Ecco i tre motivi per cui non dovreste assolutamente perdervi questo strabiliante adattamento dell’opera suprema di Ludovico Ariosto:

  1. Stefano Accorsi. Forse qui, cari amici, cadremo un po’ troppo nel banale, ma bisogna dirlo, anzi urlarlo ai quattro venti: Stefano Accorsi è un Attore con la ‘A’ maiuscola. In un’ora e mezza di spettacolo, è riuscito a incantare tutto il pubblico di una gremita Sala Grande, il quale lo ha premiato con un buon quarto d’ora di applausi scroscianti. Accorsi diviene l’Anfitrione ideale delle gesta dei Paladini con una naturalezza ancora più sorprendente se si pensa che lo spettacolo è recitato interamente in versi.  La pazzia di Orlando, così magistralmente interpretata, non è che uno dei tanti nuclei narrativi di questo spettacolo. Tra ippogrifi, maghi, eroi, damigelle erranti e guerriere, l’Attore in scena si sdoppia, si triplica e si quadruplica per parlarci soprattutto d’Amore.
  1. La lingua. Uno spettacolo di un’ora e venti interamente in versi può, forse, un po’ spaventare. Non è facile portare in scena una sperimentazione linguistica di questo tipo, ma Marco Baliani ci riesce benissimo. Una perfetta commistione tra le ottave originali dell’Ariosto e quelle un po’ più “prosaiche” del regista piemontese, che rende il testo fruibile e lo arricchisce di un ritmo incalzante e terribilmente musicale. Poesia e ironia si intrecciano nel dar forma alle vicende ariostesche, tanto da farle sembrare pericolosamente vicine ai giorni nostri. Il sodalizio Accorsi-Baliani è, dunque, oltremodo vincente e si intuisce l’enorme lavoro che precede la messa in scena di questo adattamento assolutamente originale e ben costruito. La parola diviene punto di forza, tanto che, alla fine dello spettacolo, viene davvero voglia di andare a riprendere in mano l’Ariosto.
  1. La scena. Gli immensi e monumentali cavalli di Mimmo Paladino troneggiano sulla scena, costituendo, insieme ad un leggio e a dei piccoli palchetti, le sole componenti sceniche di questo spettacolo. I cavalli colorati rimandano, naturalmente, ai Paladini, ma non solo. Quegli enormi cavalli colorati ricordano anche le pedine degli scacchi ed ecco che dame e cavalieri diventano pedine nelle mani del Fato o, piuttosto, di quell’Amore che li rende pazzi, lascivi o erranti a suo piacimento. Una scena relativamente essenziale, dunque, come è essenziale il costume di scena dell’Attore. Tutto è costruito in funzione di quella parola che incanta e rapisce chi la sta ad ascoltare.

 

Se davvero “Nulla è più dolce, nulla è più beato di un cuore innamorato” non aspettate oltre e venite anche voi a innamoravi dell’Ariosto al Teatro Franco Parenti!

 

 

Adattamento teatrale e regia Marco Baliani
con Stefano Accorsi
scene Mimmo Paladino
impianto scenico Daniele Spisa
costumi Alessandro Lai
luci Luca Barbati

produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

 

Per maggiori info cliccate qui

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