Acciaio liquido: spettacolo sociale

di Michele Iuculano

TORINO. Thyssenkrupp. Notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. Sette operai perdono la vita. Ancora una volta in Italia la sicurezza sul lavoro è in prima pagina.
MILANO. Teatro Franco Parenti. 17 e 18 maggio 2018. Sette attori (più una) interpretano vittime, familiari e manager portando sulla scena, con sporadica e sottile comicità, uno dei fatti di cronaca più crudi degli ultimi anni.

Chiaro scuro. Acciaio liquido è uno spettacolo dai molteplici punti di forza ma, al contempo, con alcune debolezze. A partire dalla resa generale lo spettacolo risulta in costante disequilibrio: a un’ottima fruibilità e piacevolezza si contrappongono monologhi troppo lunghi, personaggi stereotipati ed espedienti scenici funzionali ma solo parzialmente integrati all’interno della vicenda e delle tematiche trattate.

Marco Di Stefano riesce nell’arduo compito di scrivere per la scena una drammaturgia che racconta il fatto di cronaca. Intreccia le diverse vicende parallele di manager, vittime e familiari in uno spettacolo piacevole e che, per quanto drammatico, sa anche far divertire.

Inciampa tuttavia nella resa delle scene tragiche che, come il quadro dei monologhi di familiari e amici, risultano lunghe e ripetitive e in quella, fin troppo stereotipata, di manager e operai.

L’accentuata stereotipizzazione lascia tuttavia spazio alla possibilità che sia una scelta registica consapevole.
Parenti e amici resi, sia dal punto di vista drammaturgico che da quello recitativo, con estrema verosimiglianza, tanto da far pensare che si tratti di testimonianze reali, entrano in forte contrasto con gli stereotipi appena citati.
Che si tratti di un espediente per rendere universale il problema della sicurezza sul lavoro e le tematiche che ne conseguono?

Questa possibilità non sembra tuttavia aderire né agli obiettivi dello spettacolo, che punta più alla coscienza sociale del pubblico che ad ammaliare la critica, né alle altre scelte registiche che, piuttosto, sono volte ad una fruizione agevole per gli spettatori, scelta in linea con l’obiettivo sociale.

E proprio nella facile fruibilità sta la piacevolezza di questo spettacolo.
La chiarezza delle luci che distinguono, con faretti puntati sul volto, i momenti privati della vita dei personaggi da quelli pubblici, resi dai piazzati; ad enfatizzare le scene tragiche ci sono invece luci a pioggia o tagliati. La bellezza estetica della scenografia, formata da lunghe tavolate componibili e versatili di metallo che molto richiamano il titolo e la vicenda. La fisicità di alcuni momenti coreografati accompagnati da musiche donano stabilità e ritmo al prodotto.

Di fatto, in ultima analisi, pecche quali tempi morti, musiche non sempre convincenti, proiezioni intermittenti per riempire i buchi lasciati da cambi scena e cambi di costume non compromettono l’obiettivo sociale dello spettacolo.

Ciò che ancora resta da chiedersi è se opere con intenti sociali come questa possano realmente essere utili o se si disperdano tra il pubblico di una platea già consapevole proprio nella misura in cui compartecipe.

Su questo non posso che dare la mia opinione personale: se è vero che spesso operazioni di questo genere possono risultare sterili esiste sempre la possibilità che qualche coscienza sopita riconosca in quella dello spettacolo una situazione affine alla propria e che, vittima o carnefice, agisca migliorando le proprie o l’altrui condizione lavorativa.

Se l’utilità di un tale spettacolo si limitasse anche solo a un unico individuo credo che ciò sarebbe di per sé sufficiente a giustificarne la messa in scena.

Regia di Lara Franceschetti

Di Marco Di Stefano

con Federica Armillis, Angelo Colombo, Andrea Corsi, Paolo Garghentino, Giovanni Longhin, Francesco Meola, Claudio V. Migliavacca, Giuseppe Russo.

Per ulteriori info: https://www.teatrofrancoparenti.it/spettacolo/acciaio-liquido/

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