Labirinto Bolaño – Intervista ad Andrea Bajani

di Giuseppe Paternò di Raddusa

Bolaño, enigma Bolaño. Pronunciare il suo nome nei nuovi salotti intellettuali (o declinazioni simili) è sinonimo di vivacità e gusto, ma spesso ci si dimentica di quanto in fretta la «tendenza» possa corrodere anche quei geni che loda in maniera sperticata. Ne abbiamo discusso con Andrea Bajani, tra i romanzieri più apprezzati del panorama italiano di oggi, autore – tra gli altri – di Se consideri le colpe (Einaudi, 2007) e vincitore del premio Bagutta grazie a Ogni promessa (Einaudi, 2010). Bajani, infatti, sarà protagonista al Teatro Franco Parenti di «Enigma Bolaño», un incontro che lo vedrà in dialogo con la traduttrice Ilide Carmignani (che ha curato le pubblicazioni Adelphi dell’autore cileno) in merito allo stile e le suggestioni che hanno permeato l’intera opera dello scrittore. Incluso Amuleto, riletto per il teatro da Riccardo Massai con Maria Paiato protagonista (e in scena fino al 10 aprile).

Scopriamo un po’ cosa ha da dirci Bajani – che rimbecca anche l’autore dell’intervista (che se lo merita pure, considerata la domanda…).

 

Che ricordo ha del primo «incontro» con Bolaño?

C’è stato un momento in cui ha cominciato a diffondersi l’idea che se non avevi letto Bolaño non eri nessuno. Non eri nessuno come lettore, e soprattutto non eri nessuno come scrittore. Lo dicevano persone col ciuffo che frequentavano le scuole di scrittura. E sia il ciuffo sia le scuole di scrittura non facevano per me. Per cui, insomma, il mio primo incontro con Bolaño non è stato dei più felici. Era portato a spalle da presuntuosi, e ha finito per condizionare il mio approccio. Poi semplicemente l’ho letto, ed era evidente che la sua scrittura prendeva a calci la spocchia e la presunzione. E il lato divertente è che gli spocchiosi non se ne rendevano conto. Lì ho capito che c’era qualcosa di geniale in tutto questo.

 

Quanto Bolaño c’è (se c’è…) in Andrea Bajani?

L’amore per la poesia, forse. E l’amicizia che in modo diverso ci ha legato a Enrique Vila-Matas.

 

Al Parenti interverrà anche su Amuleto. Un’opera in cui – a voler essere sintetici – il potere della poesia si intreccia a quello della Storia e a quello del tempo…

Quello dell’aver descritto i poeti come dei teppisti della Storia è la grande intuizione di Bolaño. L’idea che la poesia sia un attentato alla ragionevolezza (come dice in Notturno cileno) porta l’attenzione su un potenziale rivoluzionario della letteratura a cui nessuno in fondo crede più. I poeti di Bolaño diffondono il panico nel mondo, mentre oggi i poeti vengono trattati come educati vecchi signori in naftalina buoni per accompagnare nel sonno le vecchie zie, o da leggere nelle commemorazioni funebri. Se solo si avesse il coraggio di riprendersi un po’ di quel teppismo – lo dico anche per noi scrittori – e di non accettare di essere solo degli scaccia-noia, forse si aiuterebbe la letteratura a essere di nuovo parola incandescente e non coperta per il caminetto.

 

Cosa si aspetta dall’incontro del 5 Aprile? Cosa vorrebbe fare emergere dalla conversazione?

Sono piuttosto curioso di ascoltare. Ho voglia di sentire parlare della sua lingua, da Ilide Carmignani, di parlare dello stile. Perché è questo che abbiamo smesso di fare. Parliamo sempre delle storie, e mai di come sono scritte, di che postura tiene uno scrittore quando si mette al lavoro. E’ una postura sulla pagina e dunque nel mondo. Di questo vorrei parlare. Le storie sono la cosa più trascurabile della letteratura, sono delle appendici dello stile. Ma è nello stile che uno scrittore si gioca la pelle, che rischia la vita.

 

Ha il potere di convincere una platea «non dotta» sul soggetto a leggere Bolaño. Come ci riesce?

Ah, no: non voglio convincere nessuno. La letteratura funziona per contagio, come tutte le passioni. La politica e la pubblicità funzionano attraverso la persuasione, quello che lei chiama convincimento. E i dotti non necessariamente sono più contagiabili dei non dotti. Anzi: a dispetto di tutte le retoriche contrarie, spesso la cultura è una fortezza dietro cui le persone si arroccano pensando che il mondo è come lo pensano loro. La letteratura, viceversa, attacca quella fortezza. Bolaño spernacchia in faccia ai colti.

 

Qual è il vero «Enigma Bolaño»?

Non lo so. Altrimenti che enigma sarebbe?

 

5 Aprile 2016, ore 18.30
Conversazione con Ilide Carmignani e Andrea Bajani
Interviene Maria PaiatoL’iniziativa è realizzata in collaborazione con Adephi Editore  
in occasione dello spettacolo Amuleto di Roberto Bolaño >>
traduzione di Ilide Carmignani (Adelphi)
con Maria Paiato
regia Riccardo Massai

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