“Come se avessi cento anni” Intervista a Daniele Monachella

di Greta Salvi
di Greta Salvi

Dal 15 al 17 maggio, il Teatro Parenti ospita Un anno sull’altipiano. Ho tanti ricordi come se avessi cento anni, recital musicale tratto dall’omonimo romanzo di Emilio Lussu.
Chiamateci Sik Sik ha incontrato Daniele Monachella, regista e interprete dello spettacolo, per porgli alcune domande

Foto Monachella

Il tuo recital musical-teatrale è stato definito un “docu-spettacolo”: puoi spiegare questa definizione?

Lo spettacolo ha una sfumatura documentaristica perché narra un passaggio della Prima Guerra Mondiale documentandolo attraverso la memoria personale di Emilio Lussu. All’interno della narrazione, individuiamo date e luoghi precisi delle vicende realmente avvenute in quel lasso di tempo.

Il sottotitolo dello spettacolo si lega al Centenario della Grande Guerra e sottolinea la dimensione del ricordo. Secondo te quanto è importante ricordare?

Ricordare è fondamentale: attraverso il ricordo degli eventi storici possiamo confrontarci con maggiore coscienza con la nostra realtà, augurandoci che non si ripetano fatti di questo genere. Purtroppo, ne siamo circondati. Ora non è in corso un conflitto mondiale, ma è pur sempre in atto una guerra: una guerra al massacro, le cui reclute non sono più i pastori, gli artigiani e gli analfabeti, ma i disperati, che tentano di fuggire dai loro Paesi. Il ricordo è una presa di coscienza, che permette di capire quello che è stato per poter vivere in maniera cosciente e civile e affrontare il futuro con senso morale e civico.

La scelta del testo di Lussu denota un’intenzione di raccontare la Grande Guerra dal punto di vista del popolo sardo.

Il contingente di uomini sardi reclutati per la guerra era enorme. I soldati della Brigata Sassari furono “elogiati” dal «Corriere della Sera» col soprannome di “dimonios” e descritti come piccoli diavoli dagli occhi infuocati, sempre pronti all’assalto. Il popolo sardo ha sempre dovuto fare i conti con la propria disunione: gli aragonesi definivano i sardi “pocos, locos, i malunidos”, “pochi matti e dispersi”. Ma nel momento in cui si trovano in un teatro di guerra, circondati dalla tragedia, questi uomini sanno unirsi moralmente: si affratellano per essere più forti. Lussu sottolinea questo aspetto con il motto “Forza paris”: “forza insieme”.

Emilio Lussu, inoltre, è un personaggio dalle mille sfaccettature: antifascista, contribuì alla costruzione della Prima Repubblica Italiana. In Un anno sull’altipiano parla di guerra, ma con una connotazione anti-bellica. Lussu si arruola come interventista, ma nel giro di un anno capisce che si tratta di una guerra è inutile, combattuta dagli analfabeti per le mere ambizioni di carriera dei graduati. Il testo è ricco di moralità, senso civico e coraggio, ma soprattutto manda un messaggio anti-bellico. Lussu rifiuta moralmente la guerra e la classe che la provoca e lo ribadisce non solo verbalmente, ma anche fattivamente, tanto da divenire uno dei primi “insubordinati”: da un certo momento in poi, non esegue più gli ordini degli ufficiali, pur di salvare delle vite umane.

banner

L’esergo del romanzo, “Ho più ricordi che se avessi mille anni” (parafrasato nel sottotitolo), è tratto da I fiori del male di Baudelaire: un libro caro a Lussu, che lo aveva con sé in trincea.

I fiori del male è uno dei pochi libri che Lussu e i suoi commilitoni salvarono da una biblioteca durante un assalto notturno. L’autore lo lesse moltissime volte e l’esperienza della trincea gliene diede una particolare visione: immaginava Baudelaire come il fantasma di un ufficiale ubriaco, che vaga nel buio per i campi di battaglia, non sapendo di essere morto. Lussu sottolinea la dimensione alcoolica del personaggio: Baudelaire faceva uso di droghe e assenzio, i soldati, prima di essere mandati all’assalto, venivano imbottiti di cognac. Il cognac è anzi un aspetto ricorrente in tutto il racconto, proprio perché la sua distribuzione significava che si preparava un assalto.

La citazione di Baudelaire introduce un elemento poetico nella disperazione della guerra. Secondo te, la poesia può salvarci?

Sì, la poesia e la bellezza possono salvarci. Dobbiamo abituarci alla bellezza, imparare a godere di ciò che ci fa bene all’animo. Leggere, andare a teatro e al cinema, ascoltare musica, godere delle persone che ci stanno accanto e non avere paura del confronto.

——————–

15 | 17 maggio

UN ANNO SULL’ALTIPIANO

da Ho tanti ricordi come se avessi cent’anni di Emilio Lussu
adattamento Daniele Monachella

voce recitante Daniele Monachella
chitarra classica/loop station Andrea Congia
launeddas/fiati/percussioni Andrea Pisu
disegno luce Andrea Tocchio

produzione MABTEATRO con il
Patrocinio della Presidenza del Consigli dei Ministri
“Struttura di missione per la commemorazione del centenario della prima guerra mondiale”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: