PARENTI SOCIAL CLUB, UNA NUOVA AVVENTURA

di Giuseppe  Paternò di Raddusa
di Giuseppe
Paternò di Raddusa

Incontriamo Andrée Ruth Shammah a pochi giorni dal debutto di Parenti Social Club, una nuova iniziativa che attraverso una card “speciale” permetterà, a chi ne sottoscrive l’adesione (di € 10, attivabile online sul sito del teatro), di “vivere” ancora di più le iniziative e le attività culturali dei saloni di via Pier Lombardo. Curiosi di saperne di più, abbiamo chiesto maggiori informazioni alla direttrice del teatro – nonché ideatrice dell’iniziativa.

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Com’è nata l’idea di Parenti Social Club?

Sinceramente? È nata un giorno in cui ero stanca, da un sentimento di “solitudine”: stiamo facendo un investimento molto impegnativo per la piscina Caimi, e spesso ho la sensazione – nei confronti di coloro ai quali ci rivolgiamo per ottenere finanziamenti – che ci si dimentichi come questo sia un bene pubblico, comune, di partecipazione di e per tutti.

Qual è stato il pensiero successivo?

Mi sono detta: se quello che sto facendo ha un senso, vuol dire che c’è un clima e una effettiva condivisione di ciò che siamo. E come si fa a verificare quanta gente capisce che lavoriamo realmente per il bene degli altri? Fissiamo un prezzo basso, e verifichiamo se esista un sentimento d’appartenenza vero. Alcuni mi hanno chiesto: “a cosa abbiamo diritto?”.

E lei cosa ha risposto?

Ho pensato a quanto ormai siamo deformati. Non offriamo “diritti” a chi sottoscrive la sua adesione, ma certifichiamo la sua appartenenza al nostro progetto. Non è un discorso di mero scambio: “tu dai, allora io restituisco”. Se si crea una comunità, ed esiste della gente che si riconosce nel teatro ed è felice di appartenere a un gruppo, a un club, allora io posso chiedere: cos’è l’appartenenza?

Appunto, cos’è?

Vivere la vita del teatro. Ho voluto inoltre coinvolgere tutti gli amici del Parenti: chi mi chiede “Mi porti un blocchetto, ché cerco di venderlo?” mi riempie di gioia, perché mi ha fatto capire che il mio progetto si apre anche a chi vuole aiutarti. E ti permette di comprendere quanto veramente sia motivato nel farlo: la buona volontà, la passione e il coinvolgimento dell’intero teatro è stato un elemento fondamentale per Parenti Social Club.

Come avete scelto il nome?

L’ha trovato Francesco Malcangio, dell’ufficio stampa, durante una riunione. Per quanto riguarda il logo delle tesserine, invece, abbiamo preso ispirazione da Buena Vista Social Club (il documentario girato da Wim Wenders nel 1999 e dedicato allo storico club de L’Avana), e abbiamo poi inserito una foto del nostro pubblico.

A proposito di pubblico: come sarà sviluppato il rapporto tra il teatro e chi aderisce a Parenti Social Club?

In maniera vicendevolmente collaborativa. Organizzeremo conferenze stampa solo per loro, e ne ascolteremo i consigli in merito a tutto quello che riguarda il teatro: dal bar, ai nuovi progetti, alla piscina. Ci sarà qualcuno che produrrà idee e proposte, in modo da farmi capire quali siano le colonne di un progetto.

E quali sono?

Le persone che ci credono.

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