“Le dimore di Dio”: alla ricerca del sacro

di Mattia Rizzi

Un passo del primo Libro dei Re racconta del profeta Elia sul monte Oreb che attende di incontrare Dio, la cui presenza si paleserà non con la forza di un terremoto o tra le fiamme di un incendio, bensì nel sussurro di una brezza leggera. Il Signore, per i credenti, si manifesta dove vuole e non ha bisogno di fissare una dimora. Eppure l’uomo ha da sempre la necessità di stabilire un luogo entro cui poter venerare e incontrare la propria divinità. Di questo e altro, in occasione della presentazione de Le dimore di Dio di Franco Cardini al Teatro Parenti, hanno discusso l’autore e Alessandro Zaccuri.

Il volume dello storico è un’appassionante analisi di «antropologia religiosa», in cui si passano in rassegna le dimore di Dio che gli uomini, uniti da una comune tensione spirituale, hanno costruito nel corso dei secoli; dimore che non si limitano al tradizionale «tempio» (termine derivante dal verbo greco che indica l’azione di “ritagliare” uno spazio sacro), ma che comprendono, per esempio, anche i pellegrinaggi: “luoghi” religiosi generati dal movimento dei viandanti che si dirigono verso i santuari.

Il cuore della narrazione è costituito dal racconto dei tre monoteismi abramitici, di cui si ricostruisce la storia millenaria, che si sviluppa dall’emergere dell’ebraismo fino al pieno Medioevo, chiarendo gli snodi più complessi del lungo viaggio dell’uomo alla ricerca della dimora di Dio. Eppure, nell’apparato iconografico che correda il testo, tornano spesso immagini connesse alle religioni orientali, di cui si mette in luce il continuo insieme di rimandi a quelle occidentali: il rosone di una cattedrale gotica si specchia con un mandala, che a sua volta richiama la ruota induistica della vita o, ancora prima, il moto vorticoso degli astri. A questo proposito, Cardini ricorda una riflessione del teologo Romano Guardini sulla cupola del Brunelleschi: nel duomo di Firenze le nervature di marmo degli otto spicchi si dirigono verso la lanterna apicale, così come tutte le religioni convergono verso un’unica verità che si può intendere solo al vertice perché è in Dio che si riconosce l’unità delle varie fedi.

È vero che il Signore è ineffabile e rappresentarlo in maniera adeguata può risultare un’impresa impossibile: non ci sono riusciti Francesco d’Assisi, Michelangelo o Bach – scrive l’autore nell’Introduzione. Così come è impensabile credere di poter fissare una dimora concreta a Colui che elegge ogni luogo come tale. Nonostante queste evidenti difficoltà, il libro di Franco Cardini ci accompagna attraverso la storia provando a rispondere a quella domanda che gli uomini continuano a porsi tutt’oggi: dov’è Dio?

In occasione della pubblicazione del nuovo libro di Franco Cardini

Le dimore di Dio. Dove abita l’eterno, edito da Il Mulino

dialoga con l’autore Alessandro Zaccuri

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