LA CADUTA DI TROIA: MASSIMO POPOLIZIO LEGGE VIRGILIO

di Mattia Rizzi

Conticuere omnes intentique ora tenebant: inizia così il II libro dell’Eneide, con degli spettatori in silenzio, pronti ad ascoltare la storia di Enea, il profugus fuggito alla guerra di Troia, la città di cui sta per narrare la fine. È stato infatti Virgilio a raccontare l’esito della mitica vicenda e lo ha fatto in un poema scritto per celebrare le origini di Roma e la discendenza divina della gens Iulia a cui Augusto apparteneva . Massimo Popolizio il 6 luglio 2021 si è fatto novello cantore e ha ripercorso gli eventi salienti dei versi virgiliani. E anche noi, come gli uditori di Enea, lo abbiamo ascoltato in un silenzio trepidante.  

La cornice era quella dei Bagni Misteriosi ma, accompagnato da strumenti persiani e da canzoni in aramaico, ebraico e sabir, il potente monologo dell’attore sembrava davvero essere recitato tra i marmi di un palazzo cartaginese. Le sonorità orientali ci hanno trasportato lontano nel tempo e nello spazio e le percussioni dei musicisti hanno scandito il ritmo incalzante degli episodi bellici.

Così, guidati da un lettore eccezionale, siamo stati scortati tra i turbinosi eventi del secondo libro dell’Eneide: il ventre ligneo del cavallo infame brulicante di Achei, i moniti inascoltati di Laooconte e le inutili profezie di Cassandra, la morte impietosa del vecchio re Priamo e quella fatale dell’amata moglie Creusa. Virgilio – ha ragione Popolizio – è un «grande sceneggiatore» e dà vita e colore al disperato ed eroico tentativo di resistenza di una città destinata a cadere per il volere degli dei.

Troia cadde per un inganno greco e dell’antico splendore non restavano che rovine in fiamme. Con il figlio Ascanio per mano e il padre Anchise sulle spalle, Enea si mise alla guida di alcuni superstiti e iniziò un viaggio che lo avrebbe portato in Italia: dai suoi discendenti sarebbe nata la stirpe dei Romani. Due millenni fa Virgilio tradusse in versi nell’Eneide il dramma della guerra. Massimo Popolizio, con un’interpretazione trascinante del poema latino, ci ricorda la straordinaria contemporaneità dei classici e la loro lezione così attuale.

Interpretazione Massimo Popolizio

Con musiche eseguite dal vivo da Stefano Saletti, Barbara Eramo, Pejman Tadayon

Produzione Compagnia Orsini

Per maggiori informazioni clicca qui.

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