LA COSCIENZA DI GIULIETTA

“La donna è meravigliosa. La donna è l’universo. Forse questa è una concezione tantrica. La donna è la parte altrui dell’uomo, ma gli è superiore perché essa nasce adulta, antica…” (F. Fellini)

Nel centenario della morte di Fellini, l’innamorato delle donne per eccellenza, va in scena al Teatro Franco Parenti “Giulietta”, uno spettacolo tratto dall’ unico testo stampato che il regista ci ha lasciato, una favola psicanalitica che ha come protagonista proprio una donna.

Entri nella sala è lei è già lì, sembra che ci sia sempre stata: una figura femminile con un ampissimo vestito bianco si trova al centro del palco… sembra un tendone da circo, una mongolfiera, una sposa, una farfalla morente trafitta da spilli.

Si spengono le luci e Giulietta, interpretata dalla talentuosa Roberta Caronia, inizia il proprio racconto psicanalitico, la propria confessione, una seduta spiritica in cui gli spettatori sono veri e propri partecipanti, attoniti. Gli eventi narrati e la loro cronologia sono offuscati dal ricordo: i confini tra la realtà e fantasia si perdono nella nebbia misteriosa che avvolge la storia della protagonista.

Giulietta è piccola e interpreta una santa nella recita scolastica, il momento successivo è felicemente sposata, subito dopo un’ombra nera incombe sulla sua vita di donna e moglie: suo marito la tradisce.

Lei trema, urla, piange in un climax di disperazione che la porterà a considerare l’ipotesi di uccidersi… a salvarla interverrà la sua stessa psiche che le farà affiorare il ricordo di una compagna di scuola suicidatasi per amore. Alla domanda: «ne vale la pena?» Giulietta, contemplando il suo giardino fiorito in una mattinata luminosa, risponde di no e si salva.

Fellini porta sul palco le ansie, le inquietudini, le paure di una donna borghese che vede il suo matrimonio (che pare essere la sua unica possibilità di realizzazione) e di conseguenza la sua intera esistenza andare in frantumi… ma Giulietta, la più fragile delle creature, nelle profondità del suo animo nasconde una forza insondabile e quasi soprannaturale (di cui solo la donna sembra essere capace), che le permette di non soccombere al dispiacere amoroso e di ricominciare.

La straordinarietà dello spettacolo, più che nella racconto felliniano in sé (portato sul grande schermo con “Giulietta degli spiriti”), risiede nel magnifico costume creato da Patrizia Tirino, che per sua natura e dimensioni diventa scenografia, fulcro dell’allestimento registico e vero e proprio protagonista della messinscena.

Nonostante l’attrice non si sposti mai, poiché paralizzata dal costume, la scena è tutta piena di lei, delle fluttuazioni, degli ondeggiamenti, dei “respiri” di questa magnifica struttura architettonica mirabilmente valorizzata dalle luci di Francesco dell’Elba e dall’ intensa performance di Roberta Caronia.

Per maggiori informazioni clicca qui.

dal racconto “Giulietta” di Federico Fellini
Diogenes Verlag 1989 / il Melangolo, 1994

adattamento teatrale Vitaliano Trevisan
da un’idea di Valter Malosti
uno spettacolo di Valter Malosti
con Roberta Caronia
scene Paolo Baroni – luci Francesco Dell’Elba
costumi Patrizia Tirino – marionette Gianni Busso
musiche originali Giovanni D’aquila
progetto sonoro Valter Malosti
ricostruzione e rielaborazione del suono Fabio Cinicola

assistente alla regia Alba Manuguerraaltri suoni e altre musiche Nino Rota, Federico Fellini e Fatboy Slim

produzione TPE – Teatro Piemonte Europa

si ringrazia Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare
la prima versione dello spettacolo è stata realizzata da Teatro di Dioniso
in collaborazione con Teatro Regio di Torino / Piccolo Regio Laboratorio

con il patrocinio di FELLINI 100 – Celebrazioni per il Centenario della nascita di Federico Fellini

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