Il sentimento della lingua: intervista a Luca Serianni

di Mattia Rizzi

Voci di corridoio dicono che Luca Serianni abbia scritto la sua celebre Grammatica italiana durante un viaggio di andata e ritorno per l’Australia. Sarà vero? Tra gli studenti che riflettevano sulle imprese titaniche del professore c’era anche Giuseppe Antonelli, con cui Serianni ha pubblicato Il sentimento della lingua. Il 12 febbraio al Teatro Franco Parenti, in collaborazione con Il Mulino, per il ciclo “Che Italia verrà?”, i due studiosi hanno dialogato sul loro ultimo volume. Dalla conversazione emerge tutta la complicità tra il maestro e l’allievo, mentre riflettono sulla lingua di oggi e di ieri. Tra un aneddoto linguistico e qualche regola grammaticale, si nota come l’attività del linguista – con le orecchie sempre tese – sia animata da un’inesauribile curiosità. Mossi da altrettanto interesse, noi di Sik-Sik abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con Luca Serianni.

In linea con altre pubblicazioni recenti, avete scelto di scrivere il libro come una conversazione. Perché? 

L’idea è venuta a Giuseppe Antonelli e io ho raccolto questa sfida, perché forse se avessi dovuto scriverlo tradizionalmente, come è capitato per tanti altri libri, non mi sarebbe venuta voglia. Questa, invece, mi sembrava una soluzione più felice. Tanto è vero che all’inizio abbiamo fatto delle vere conversazioni registrate, poi sbobinate e trascritte e una parte del libro è costituita tutta così. Di alcuni argomenti era invece più faticoso sistemarne la registrazione e quindi sono stati scritti ex novo.

Ultimamente i linguisti tendono a uscire dalle aule accademiche per popolare anche gli studi televisivi. Quanto è importante promuovere una divulgazione che raggiunga un ampio pubblico? 

È importante non solo per la lingua – pensiamo a tanti altri temi, dal clima alla biologia – e da qualche anno è riconosciuto anche dall’università, che parla di una «terza missione del docente». Le due missioni fondamentali sono la ricerca scientifica e l’insegnamento, a cui si aggiunge quella di proporre i risultati della propria ricerca a un ambiente più ampio di persone interessate. Secondo me è un’iniziativa utile e opportuna nella quale io personalmente mi riconosco.

Come è emerso dalla vostra riflessione, oggi non ci si sofferma più sul significato delle parole, a cui non diamo molto peso.

È vero e questo è legato anche ai meccanismi tipici della vita di un adolescente. Gli stimoli sono molto numerosi, la rete consente una navigazione rapida e non mette insieme testi molto diversi. Ciò non toglie che ce ne siano alcuni che meritano una particolare concentrazione. Anzitutto i testi letterari, che sono tali perché presuppongono una lettura meditata e riflessiva. Ma anche testi non letterari, come quelli giuridici. Un testo di diritto richiede una lettura molto accurata, le parole sono calibrate e il giudice che stila una sentenza deve stare molto attento a come struttura la motivazione. Questo non è solo un principio generale. Ci sono infatti dei settori e degli ambiti in cui la riflessione sulla lingua e un suo uso consapevole sono molto importanti.

Il sentimento della lingua

Luca Serianni dialoga con Giuseppe Antonelli

in collaborazione con Il Mulino

per il ciclo Che Italia verrà?

per maggiori informazioni clicca qui

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