“LA PUREZZA E IL COMPROMESSO”: STEFANO ANNONI CI PARLA DI CORPI

di Camilla Pelosi

Ci sono libri, film, opere teatrali che sono un po’ come il buon vino: passa il tempo, ma non smettono mai di stupirci, interrogarci, sconvolgerci. Proprio loro, figli di un illustre passato, tornano in scena per aiutarci a trarre fuori qualcosa da questo guazzabuglio di presente.

Rocco e i suoi fratelli, film del 1960 di Luchino Visconti, appartiene senza dubbio a tale categoria; se ne è ben accorto il regista Paolo Trotti, che ha attinto dal celebre archetipo cinematografico per la scrittura di un dramma dal sapore universale e fuori dal tempo, La purezza e il compromesso.

Ho avuto l’occasione di parlarne con Stefano Annoni, uno degli attori protagonisti e membro di lunga data della compagnia Linguaggicreativi.

Dopo il grande successo de La Nebbiosa di Pasolini e I ragazzi del massacro di Scerbanenco, Paolo Trotti torna a raccontare la periferia della città e i suoi mostri con La purezza e il compromesso, ultimo capitolo della  “Trilogia della Città”. A tuo parere, qual è il trait d’union di queste tre produzioni? In cosa, invece, risiede l’unicità di questo spettacolo?

Più che la periferia, nella trilogia abbiamo raccontato il lato nascosto della città. Anche in questo caso andiamo a raccontare una storia di ultimi, che fa da contrasto all’immaginario collettivo che si ha di Milano, legato a progresso, lavoro, ricchezza. Quello che c’è di diverso ne La purezza e il compromesso  rispetto agli altri due spettacoli sono i personaggi: non parliamo più dei figli della città ma di chi arriva da fuori. Al centro della storia c’è una famiglia di migranti, costretti a lasciare la propria terra, seguendo il modello de Rocco e i suoi fratelli di Visconti. Essi si scontrano con la difficoltà di integrarsi e di far combaciare culture diverse. 

Quanto c’è della Milano di oggi in scena?

Siamo partiti da La nebbiosa, dove Milano è protagonista; poi, già a partire da I ragazzi del massacro, ci siamo un po’ distaccati, perché la realtà urbana di Scerbanenco è più rarefatta, le strade vengono nominate ma non visualizzate in maniera netta. Con La purezza e il compromesso siamo andati ancora più lontano: ci troviamo in una metropoli non meglio definita, che potremmo localizzare letteralmente ovunque. Se in Rocco e i suoi fratelli i migranti hanno una terra d’origine, la Basilicata, qui la provenienza non viene esplicitata: potrebbero arrivare dall’Albania degli anni Novanta, come dalla Siria o dal Nord Africa di oggi. Il nostro intento è stato quello di mettere in scena ciò che si nasconde dietro alle abbaglianti luci della città, qualunque essa sia, per non dimenticarci di chi è rimasto ai margini.

E invece, della Milano di Visconti e Testori? Tra l’altro, la mitica “Lombarda”, la palestra dove è stato girato Rocco e i suoi fratelli, si trova a pochi isolati dalla sede de Linguaggicreativi.

Siamo partiti dalla sceneggiatura originale di Rocco e i suoi fratelli e da Il ponte della Ghisolfa di Testori; da qui abbiamo intrapreso un lavoro di improvvisazione e di scrittura scenica. Quello che è venuto fuori è una sorta di “zoom”: in un primo tempo abbiamo visto questa famiglia “dall’alto”, da lontano, come modello di vicenda universale; poi ci siamo concentrati sempre di più sulla personalità dei personaggi. La trama viene dalle due grandi storie di Visconti e Testori, ma Paolo Trotti è intervenuto approfondendo alcuni temi, con l’obiettivo di “teatralizzarli” maggiormente, con lo stile da “flusso di coscienza” che lo contraddistingue.

Dalle note di regia si legge che: “lo spettacolo parte dalla centralità del corpo”. Che cosa significa questo per l’attore che è chiamato a tradurlo sul palco e che impatto ha sulla resa scenica?

Il lavoro sul corpo è di per sé sempre fondamentale per un attore, sia per calarsi nella parte sia per caratterizzare “da dentro” i personaggi. In particolare, in questo spettacolo il corpo è visto come unica risorsa per il migrante che si immette in una società che gli è estranea, quando ormai è già avanti con gli anni: mentre un bambino può adattarsi, può imparare la lingua e un lavoro, un individuo già formato non ha che da offrire le proprie membra. E così si spiega la centralità della boxe: non servono che dei pugni per combattere.

Questo spettacolo ha vinto il bando “Next – Laboratorio di idee per la produzione e distribuzione dello spettacolo dal vivo lombardo”. Ci vuoi parlare un po’ di questa vittoria, di cosa si tratta e quanto è importante per Linguaggicreativi?

È una vittoria alla quale tengo tantissimo, perché si tratta di una vittoria di squadra, che premia il lavoro fatto nel corso degli anni dalla compagnia. Paolo Trotti e Simona Migliori hanno fondato Linguaggicreativi 10 anni fa e io ho partecipato fin da subito agli spettacoli. Tutta la Trilogia della Città è stata premiata dal bando: in questo modo, oltre ad aver ottenuto un contributo economico fondamentale per sostenere la produzione, ha potuto girare per l’Italia. Il circuito di distribuzione è arrivato a toccare la Puglia, le Marche, il Piemonte, dando visibilità alla compagnia ed espandendo il suo raggio d’azione. Nel corso delle varie repliche non abbiamo mai smesso di lavorare sullo spettacolo: è materia viva, cresce con noi e non ci fa mai annoiare!

Per maggiori informazioni clicca qui

scrittura scenica e regia Paolo Trotti
con Stefano AnnoniMichele CostabileDiego Paul Galtieri e Margherita Varricchio
aiuto regia Fiammetta Perugi
scene e costumi Francesca Biffi
luci Gabriele Santi
responsabile di produzione Simona Migliori

produzione Teatro Linguaggicreativi
con il sostegno del Centro Residenza della Toscana (Armunia Castiglionecello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro)

One Comment

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  1. Lorenzo vitalone 8 febbraio 2020 — 21:08

    Un pezzo molto documentato che rende appieno il clima è il senso dello spettacolo. Le domande all ‘attore Stefano Annoni sono precise e permettono risposte che rendono evidenti i temi trattati negli anni da Linhuaggivreativi

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