UNA GIORNATA AD ALTISSIMO TASSO DI “ARGENTINIDAD”: BORGES, LA SUA LINGUA E IL SUO TANGO

Lunedì 9 dicembre al Teatro Franco Parenti si è tenuta la terza edizione del forum internazionale “El idioma de los latinoamericanos” dedicato, quest’anno, alla figura di Jorge Luis Borges, il più grande scrittore argentino. Grazie al contributo del Consolato Argentino, dell’Istituto Cervantes, delle Università di Milano e Varese, tutti i partecipanti hanno potuto respirare, per un giorno, l’atmosfera unica dell’America Latina nel pieno centro di Milano.

Prima di raccontarvi un po’ quello che è successo lunedì mattina nella sala AcomeA di Via Pier Lombardo, devo prima di tutto ammettere che sono di parte. Sì, molto di parte. In che senso? Vi starete chiedendo. Io amo l’Argentina alla follia, e quindi per osmosi, anche tutto il resto del Sud America (in questo caso se ti piace la parte ti deve per forza piacere il tutto). Durante il quarto anno di liceo ho fatto uno scambio culturale e ho vissuto 6 mesi in Argentina, ho abitato in una casa argentina con una famiglia argentina, frequentato una scuola argentina, mangiato cibo argentino etcetc…. per questo l’Argentina è una parte importante della mia storia nonché il mio secondo paese del cuore (dopo l’Italia).

Lunedì mattina alle 11 precise mi trovavo nel foyer del Parenti, non ero nemmeno entrata nella sala, quando iniziai a sentire stralci di conversazioni in quella lingua che io adoro, el castellano, e che non ascoltavo da tanto, troppo tempo. Subito mi sentii a casa, catapultata in Argentina, tipo mémoire involontaire di Proust, molto meno malinconica e molto più esaltata.

La mia felicità si è triplicata quando Sabatino Alfonso Annechiarico, organizzatore e moderatore della conferenza, informò il pubblico che tutti i 4 relatori seduti sul palco avrebbero parlato in castellano, essendo tutti di nazionalità argentina.

Dopo aver presentato tutti i professori che sarebbero poi intervenuti, prese parola Bettina Prenz, figlia del professor Octavio Prenz, scrittore italo-jugo-argentino, e storico animatore del forum che, era venuto a mancare il mese prima. La signora Prenz, con semplicità e sentito affetto, disse qualche parola sul padre, descrivendolo come un intellettuale serio e appassionato «con ese algo de pibe travieso que conservo hasta la vejez» (con un qualcosa di ragazzo malizioso che conservò fino alla vecchiaia).

Ferratissima in cultura e lingua locale, avevo invece forti lacune sull’uomo del giorno, Borges, non avendo mai letto un suo libro. Grazie agli interventi illuminanti dei professori, Dante Liano, Emilia Perassi e Fabio Rodriguez Amaya, ho potuto conoscere e comprendere l’opera del Premio Nobel: la sua lingua, il suo universo, l’influenza esercitata sugli scrittori italiani (Calvino, Eco, Sciascia) e la sua peculiare concezione del tempo, definito “istante eterno”.

La giornata si è conclusa ufficialmente in serata, con un incontro dal titolo “Borges e il tango”, nella quale Giorgio Pinotti ha proposto delle riflessioni sul tema accompagnato dal dolce suono del bandoneón di Gino Zambelli. La musica e i racconti popolati da guappi armati di coltello, duelli all’ultimo sangue e donne di vita, hanno trasportato i presenti nei sobborghi della Buenos Aires di fine 800, dove nelle case di malaffare “l’indecente tango” nacque e prosperò. La stanza tappezzata di velluto rosso del Café Rouge è stata un palcoscenico perfetto e ha potuto trasmettere tutta la passione sanguigna intrinseca a questo ballo.

Queste due occasioni, differenti per modalità e argomenti, per merito delle parole di Borges, del tango, delle empanadas o del vino, sono riuscite nel difficile compito di portare a Milano il vero e proprio spirito dell’Argentina.

Per scoprire qualcosa in più su Borges e l’Argentina vi aspettiamo allo spettacolo Cita a Ciegas!

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