LUNGS È UN “LUOGO COMUNE”

di Luka Bagnoli

Sono tutte “brave persone” i protagonisti di Lungs e questo il drammaturgo Duncan Macmillan ci tiene a sottolinearlo in maniera particolare. Fino al 22 dicembre, l’epica della quotidianità irrompe nelle sale del Teatro Franco Parenti, ricordandoci quanto siamo insignificanti davanti alla vita e, tuttavia, quanto la morte ci appaia aliena. Siamo tutti vittime e debitori di quello spazio collettivo chiamato “tempo”.

La narrazione ruota intorno ad una coppia di giovani come tanti, lui sognatore e lei dottoranda, lui disattento e lei paranoica. La fine dell’idillio puerile è sancito dal desiderio, del tutto razionale, di programmare la nascita di un figlio; da lì in poi è un continuo rincorrersi di situazioni ed emozioni contrastanti che lasciano i due eroi senza più fiato. L’apnea diventa insopportabile e, privato dell’ossigeno, il cervello chiede aiuto all’istinto: non c’è più controllo. E in fondo, a chi non è mai capitato di domandarsi “come ci sono arrivato qui”? E non è forse proprio su quell’incertezza, delle proprie azioni e del proprio avvenire, che si basa la nostra contemporaneità?

Il testo è volutamente pieno di ipocrisie e luoghi comuni, frasi ed espressioni ricorrenti che subiamo ogni giorno, magari che a volte pronunciamo pure. Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo parlato del meteo pur di non cedere al fascino del silenzio. Anche le parolacce sono tante, ma non scandalizzano, anzi; l’intento è quello di restituire una vicenda che sia il più possibile familiare. I due attori diventano l’alter ego di nostra madre, di nostro padre e dei nostri figli; attraverso la loro interpretazione siamo spinti a percorrere i sentieri della memoria, con una certa malinconia, e a guardare al futuro con timore. Sara Putignano è magnifica e terrificante, riesce a dipingere sul suo volto tutte le sfumature di una mamma e di una donna.

Il fil di ferro che sorregge e lega le nostre esistenze affiora tra una scena e l’altra, nelle piccole congiunture. Un gesto, un passo, uno sguardo delineano salti temporali e radicali cambi di registro: la partitura incalzante e ritmata di Massimiliano Farau non ha bisogno di una collocazione precisa. La scenografia è assente, vuota, eppure gli edifici, le stanze e gli oggetti appaiono nitidi attorno ai corpi. Tramite l’immaginazione lo spettatore gode della più alta esperienza immersiva, totalmente personalizzabile. Lo spettacolo è un contenitore, un “luogo comune” che tutti riempiono, hanno riempito o riempiranno.

L’unità spaziale è interrotta solamente da una porticina discreta, quasi sempre chiusa, posta sul fondale. Oltre quel passaggio c’è la morte, una dimensione ignota e imperscrutabile tanto ai personaggi quanto agli spettatori. Chi esce dal luogo della vita, però, continua lo stesso ad esistere e lo fa attraverso chi resta. Ogni generazione passa ed ogni nuova nascita è un testamento, una replica di questo spettacolo, del quale siamo stati chiamati ad essere interpreti, pubblico e smemorati testimoni.

Per maggiori informazioni clicca qui https://www.teatrofrancoparenti.it/spettacolo/lungs/

di Duncan Macmillan
traduzione Matteo Colombo
con Sara Putignano, Davide Gagliardini
regia Massimiliano Farau

produzione Fondazione Teatro Due

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