Madeleine St John e le sue “Signore in nero”

di Francesca Faccani

Il 13 giugno alle ore 18:30 al Café Rouge del Teatro Franco Parenti farà il suo debutto “Le signore in nero”, primo romanzo di Madeleine St John pubblicato in Italia da Garzanti. Questa signora è la prima donna australiana ad arrivare finalista al Man Booker Prize. A presentarlo ci sono la bookblogger Petunia Ollister e Mariagiulia Castagnone, la traduttrice, intervallate da letture del libro.

C’è Frank Sinatra che canta a squarciagola attraverso gli altoparlanti; chilometri di foulard di seta che ti frecciano accanto; qualche centinaia di donne impellicciate che combattono fra loro per provare per prima l’ultima tonalità di rossetto. Ci sono le ragazze che, dietro al bancone, continuano a sorridere incessantemente e a chiederti cosa possono fare per te. Queste sono le signore in nero, le commesse dei grandi magazzini – ma guai a chiamarle così! – che incarnano l’ascesa borghese delle donne negli anni ‘50.

Potremmo trovarci da B Altman a New York (fan di The Marvelous Mrs Maisel in ascolto?), alla milanese Rinascente, così come nel fittizio Goode’s a Sydney, Australia. Questo store è lo spaccato di vita che vede ambientate le vicende di “Le signore in nero” (Garzanti, Giugno 2019, 192 pagine, euro 16, brossura), primo romanzo dell’autrice australiana Madeleine St John pubblicato nel 1993.

Questa è la prima pubblicazione italiana in assoluto dell’autrice e Garzanti ha deciso di iniziare la stampa in ordine cronologico. Perché è rimasta inedita fino ad ora? Questa signora dirompente e dal carattere indomito nel testamento mette nero su bianco che rifiuta categoricamente la maternità di qualsiasi traduzione dei suoi scritti, dopo una sfuriata per una ‘pessima’ traduzione francese.

St John annovera un totale di quattro libri tra le sue pubblicazioni, ed uno di questi, “The essence of the thing” nel 1997 l’ha resa la prima donna australiana candidata al Man Booker Prize, prestigioso premio letterario destinato agli scrittori del mondo anglofono.

È nota per essere una scrittrice perfezionista, talmente attenta alle piccole quisquilie da aver stracciato un paio di scritti perché giudicati da lei insoddisfacenti.

L’autrice è nata nel 1941 ed è cresciuta in una famiglia alto-borghese a Sydney, dove si è sempre sentita fuori luogo. Utilizzando come tramite un personaggio di “Le signore in nero”, si racconta così: “Magda era il tipo di donna che ottiene sempre quello che vuole. Magda era una continentale, ecco il problema, un’europea, cosa che loro erano ben contente di non essere”.

Dopo un primo trasferimento in America, arriva nel suo amato ‘Old continent’, trasferendosi permanentemente a Londra nel ‘68, dove, dopo 25 anni e quattro tentativi di suicidio, riesce a farsi pubblicare.

Nel 2018 gode di un’improvvisa rivalutazione. Il suo amico regista Bruce Beresford – lo ricordiamo per A spasso con Daisy – fa di “Le signore in nero” un film; la casa editrice lo ripubblica e, con qualche mossa editoriale, ritorna in cima alle classifiche.

Per vari anacronismi biografici, è chiaro che St John non abbia vissuto direttamente le vicende raccontate in “Le signore in nero”, ovvero la storia di ragazze che cercano il riscatto all’interno della società mettendosi in gioco per conto proprio, ma questo si rivela essere solo uno degli escamotage letterari usati per individuare questi momenti simbolici di indipendenza e realizzazione femminile. Altri suoi romanzi mettono a tema la storia di una donna dopo un’importante rottura sentimentale o a seguito di un lontano trasferimento.

Secondo l’autrice è a seguito di queste infelici contingenze che una donna diventa una donna de facto.
E secondo noi è dopo aver letto un suo libro che si raggiunge la stessa consapevolezza.

Per altre informazioni clicca qui.

Foto di Sydney Morning Herald (c).

In occasione dell’uscita del romanzo
Le signore in nero di Madeleine St. John, edito da Garzanti

intervengono Petunia Ollister e Mariagiulia Castagnone
letture di Debora Zuin

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