ACCABADORA: PARLIAMO DI EUTANASIA

di Noemi Sferlazza

Fino al 2 aprile va in scena al Teatro Parenti Accabadora, spettacolo tratto dal romanzo di Michela Murgia e vincitore del Premio Campiello 2010. Un tema delicato e complesso, da sempre fonte di discussioni e che ancora oggi divide l’opinione pubblica.

Il tema dell’eutanasia è stato ampiamente trattato dalla cinematografia (vedi “Miele” in cui Jasmine Trinca interpreta l’angelo della morte) e dalla letteratura (“Una voce nel silenzio” di Pietro Solimeno e lo stesso “Accabadora” della Murgia). A teatro non avevo mai avuto occasione di assistere ad una rappresentazione sul tema e con questo monologo sostenuto dalla magnifica Anna Della Rosa ho colmato questa mia carenza.

La scenografia minimale e l’assenza di personaggi comprimari permettono di lasciare il giusto spazio al vero protagonista: non Maria, quanto l’argomento da lei sviscerato “l’eutanasia” appunto. Questa tematica non solo è fonte di scontri tra vere e proprie fazioni, ma divide anche le famiglie come nel caso di quella di Maria e della sua madre adottiva, Tzia Bonaria.

Tzia Bonaria è infatti una femmina Accabadora (letteralmente “colei che finisce”) ossia una di quelle donne sarde che si occupano di porre fine alla vita dei malati gravi su loro richiesta o dei parenti più stretti. Maria, dopo questa scoperta, decide di abbandonare il paese natio per lasciarsi alle spalle la scia di morte e dolore.

L’allontanamento fisico si rispecchia anche nel vestiario della protagonista, che ostenta inizialmente abiti “continentali” in contrapposizione agli abiti della tradizione. Tuttavia, col riavvicinamento fisico (il ritorno a casa) il suo abbigliamento muta nuovamente, portandola ad assomigliare sempre più a quella madre da cui tanto aveva lottato per prenderne le distanze.

Nel corso dello spettacolo sono riaffiorati nella mia mente moltissimi ricordi: quando è scoppiato il caso Eluana Englaro ero alle medie e ricordo che in un tema di italiano avevo scritto un’appassionata difesa a favore della vita. La piccola Noemi era come la protagonista Maria, la paladina che difendeva la vita contro l’eutanasia perché la ritiene sacra e inviolabile.

Crescendo ho capito che la questione era più complessa, che ognuno ha una visione propria della vita. Tuttavia, pur rispettando le convinzioni di ciascuno, la mia opinione iniziale non è cambiata, nonostante il mio giudizio sia ora più disincantato e cinico. E Maria? Rimarrà ferma nelle sue convinzioni o muterà il suo pensiero comprendendo infine la sua madre adottiva, Tzia Bonaria? Per scoprirlo non vi resta che recarvi a teatro.

 

dal romanzo di Michela Murgia edito da Giulio Einaudi Editore
drammaturgia Carlotta Corradi
con Anna Della Rosa
regia Veronica Cruciani
scene Antonio Belardi
costumi Anna Coluccia
luci Gianni Staropoli e Raffaella Vitiello
suono Hubert Westkemper
musiche a cura di John Cascone
video Lorenzo Letizia
assistente alla regia Mario Scandale
foto di scena Marina Alessi

produzione Giorgio Andriani, Antonino Pirillo, Veronica Cruciani
produzione Compagnia Veronica Cruciani, Teatro Donizetti di Bergamo, TPE – Teatro Piemonte Eurpopa, CrAnPi
con il contributo di Regione Lazio – Direzione Regionale Cultura e Politiche Giovanili – Area Spettacolo dal Vivo

Per orari, info e prezzi https://www.teatrofrancoparenti.it/spettacolo/accabadora/

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