L’ACCIDIA DELLO ZIO VANJA

di Noemi Sferlazza

In una fresca serata di marzo abbiamo assistito per voi alla prima dello spettacolo “Uno zio Vanja” diretto ed interpretato da Vinicio Marchioni, in scena dall’8 al 17 marzo al Teatro Parenti. Rilettura del celeberrimo dramma di Cechov e consigliato per un pubblico eterogeneo (diciamo dagli 0 ai 99 anni).

Ogni volta che a teatro assisto ad una rappresentazione con attori visti in serie televisive si ripresenta lo stesso problema: da fan sfegatata di fiction vedere sullo stesso palco recitare insieme “Il Freddo” e “Il Libanese” (Romanzo Criminale), Maya dei Cesaroni e Roberta (l’innamorata di Conticini in Provaci ancora prof 3) mi destabilizza ed impiego qualche minuto a dissociarli dall’immagine televisiva scolpita nella mia mente. Se aggiungiamo il fatto che Marchioni e la Mancini sono una coppia nella vita, la confusione regna sovrana. In questo caso tuttavia la bravura e il camaleontismo di tutti gli interpreti mi aiuta a dimenticare in fretta e ad immedesimarmi velocemente nella storia.

“Uno zio Vanja”, rilettura del dramma di Cechov, si presenta fin da subito come uno spazio-temporale fuori dalla realtà: sebbene gli eventi esterni cerchino di entrare prepotentemente all’interno della casa, l’inerzia degli abitanti della dimora rende tutto immobile ed immutabile. L’accidia domina la scena e si presenta come la vera protagonista dello spettacolo.

L’altalena sospesa che troneggia nella parte destra del palco diventa metafora di questa sospensione del tempo. “La vita umana è come un’altalena che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia” si direbbe per prendere in prestito le parole del filosofo Schopenhauer.

Tuttavia tra le macerie del mondo e quelle di sentimenti umani disperati esiste un raggio di speranza: sullo sfondo è presente infatti un rigoglioso albero fiorito. Esso è simbolo di speranza e di rinascita dopo le sofferenze fisiche e spirituali subite. Eppure questa speranza è destinata a rimanere un’utopia così come la “Terra è destinata ad esplodere”.

Sì perché l’uomo con le sue brutture e il suo continuo sfruttamento delle risorse naturali sta distruggendo il nostro pianeta. La natura, gli alberi sono l’unico antidoto possibile contro il veleno che ormai scorre nelle vene più profonde della Terra.

Se per Endrigo “ci vuole un fiore”, per Montanari (alias il dottor Astrov) solo la bellezza del verde salverà il mondo da una preannunciata Apocalisse.

Un messaggio importante, una rilettura moderna di un dramma cult, un cast eccezionale ed una scenografia altamente simbolica rendono questo spettacolo un vero gioiellino, una chicca per gli amanti del teatro, ma anche per chi semplicemente vuole godersi una piacevole serata a teatro.

di Anton Čechov
adattamento Letizia Russo
con Vinicio MarchioniFrancesco Montanari
e con Lorenzo Gioielli, Milena Mancini, Alessandra Costanzo, Nina Torresi, Andrea Caimmi, Nina Raia
scene Marta Crisolini Malatesta
costumi Milena Mancini e Concetta Iannelli
musiche Pino Marino
luci Marco Palmieri
regia Vinicio Marchioni

produzione Khora.teatro
in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana
prodotto da Alessandro Preziosi, Tommaso Mattei, Aldo Allegrini

 

Per orari, info e prezzi https://www.teatrofrancoparenti.it/spettacolo/uno-zio-vanja/

 

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