L’ultimo ballo: la storia di Iréne Némirovsky

Dal 5 al 10 Marzo sul palco del Franco Parenti ci viene raccontata la storia di una donna che con le storie ha costruito la propria vita: la scrittrice Irène Némirovsky, vittima di una Storia più grande… 

È la notte prima del tuo ultimo viaggio. Ma tu non lo sai ancora.

Sei sul patio della tua casa nella campagna francese in mezzo al silenzio della notte, pieno del rumore delle cicale. Tuo marito si alza dalla sedia a dondolo e rientra in casa, mette un disco nel grammofono e ti invita a ballare, un gesto semplice, inutile in mezzo a tutte le preoccupazioni che non smettono di tormentarti. Ma tu sorridi e accetti. Ti metti a ballare con lui, lo stringi, respiri il suo profumo mentre le bambine dormono nella stanza accanto e la musica è tanto bassa, per paura di svegliarle.

È il tuo ultimo ballo, anche se tu non puoi saperlo.

Ma è perfetto, sei felice. Ci sono momenti in cui ti accorgi che vorresti fermare il tempo per poterli guardare da fuori, ammirarli e dire: “Ecco, questo sì che è un momento perfetto. Non mi serve nulla oltre a questo istante”.

È questa l’ultima notte di Irène Némirovsky.

Scrittrice, ebrea russa, ma con il cuore a Parigi a cui ha dedicato uno dei romanzi più noti, Suite francese, pubblicato molti anni dopo la sua morte. Il mattino dopo verrà strappata dal paesino francese dove aveva trovato rifugio dopo l’occupazione tedesca di Parigi e caricata su un treno per essere spedita ad Auschwitz dove, nel 1942, morirà.

Il palco del Franco Parenti ha già ospitato, incarnato nell’attrice Sonia Bergamasco, uno dei testi più acuminati della scrittrice, Il ballo.

Ora il teatro accoglie un monologo potente che ne racconta la vita, in un percorso che dall’infanzia attraversa frammenti di Storia: la rivoluzione bolscevica, la prima guerra mondiale, la crisi del ’29, la presa del potere di Hitler, intrecciandoli con le vicende quotidiane di una bambina ribelle, innamorata della lettura e in conflitto con una madre arrogante, che diventa donna e ama, odia, impara ma, soprattutto, scrive.

Lo spettacolo, scritto e diretto da Andrea Murchio ci racconta la vita di una grande scrittrice e di una grande donna. Alessia Olivetti interpreta Irène con garbo e naturalezza guidandoci in una vita segnata da pochi oggetti: il cappellino di paglia di quando era bambina, gli amati libri, scale con cui salire verso il successo, la valigia con le poche cose che ha potuto portare su quel treno maledetto e, soprattutto, la macchina da scrivere.

È stata un’esule Irène, per tutta la vita. Scappata dall’Ucraina da bambina, poi dalla Russia, poi dalla Finlandia: trovò rifugio in Francia dove studiò alla Sorbona e iniziò a scrivere. Fu nella parola che poté trovare il suo vero, definitivo rifugio; a salvarla fu l’attenzione per la precisione della parola, riuscendo a scavare nella verità delle cose.

 

scritto e diretto da Andrea Murchio
con la consulenza storiografica di Bruno Maida, docente di Storia contemporanea alla facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino
con Alessia Olivetti
scene e costumi Sara Santucci
light-design Pierpaolo Nuzzo

produzione Mirabilia Teatro

Per maggiori informazioni clicca qui

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