“Una casa di donne”: l’inno alla libertà femminile di Dacia Maraini

di Valeria Nobile

Può un testo scritto negli anni d’oro del femminismo avere una qualche valenza contemporanea? Può eccome se è stato scritto da un’autrice poliedrica ed esperta come Dacia Maraini e se sa trasmettere con forza una tematica attualissima e scottante. Una casa di donne è in scena al Teatro Franco Parenti fino al 27 gennaio e promette di fare faville.

Si tratta di una drammaturgia intensa e complicata da portare sul palco, perché qualsiasi elemento “in più” rischierebbe di far perdere incisività all’intero spettacolo. Per questo troviamo una scena spoglia composta semplicemente da una piccola panca bianca. Un elemento di scena che, però, cambia forma insieme alla protagonista: ora è una panca, ora è un letto o, ancora, una parete a cui appoggiarsi.

Un monologo di grande peso, dunque, che permette a Ottavia Orticello di mostrare tutte le sue doti attoriali. Manila è un personaggio difficile che nasconde il trauma di un’infanzia tremenda segnata da una madre negligente ed egoista e dall’assenza di una figura paterna. La Orticello le dà vita con una recitazione fluida e coinvolgente, che riesce a farle “tenere il palco” per un’ora intera senza mai annoiare. Sola in scena, riesce a dare voce e spessore anche a tutti gli altri personaggi della storia.

La regia di Jacopo Squizzato è molto attenta al testo, anche se alcune scelte non sono totalmente chiare e, forse, non del tutto condivisibili. Ciò che colpisce è il modo in cui riesce a dare forma alla complessità di un personaggio come Manila anche attraverso le azioni e i movimenti dell’attrice: camminate dai tratti “schizofrenici”, unite alla rottura della quarta parete e al coinvolgimento del pubblico, dipingono una psicologia in perfetta combinazione con la parola.

Che cosa spinge una donna giovane, bella e colta a scegliere di prostituirsi volontariamente? Questa è la grande domanda che aleggia silenziosa. Quasi sempre si tratta di una reazione a una situazione spiacevole. Questa risposta però, appare semplicistica e limitata.

La storia di Manila insegna qualcosa di più. Una casa di donne parla, innanzitutto, di libertà. È un vero e proprio inno alla libertà di scelta che si coniuga in tante forme diverse e in cui anche la decisione di mettere al mondo un figlio da sola può diventare una presa di posizione e un desiderio di far sentire la propria voce. Ecco che, allora, la scena iniziale e quella finale incorniciano e chiudono uno spettacolo che sembra volerci comunicare che siamo i personali direttori d’orchestra delle nostre vite.

di Dacia Maraini
regia Jacopo Squizzato
con Ottavia Orticello
costumi e scene Sara Gicoradi
consulenza artistica Eugenio Murrali
assistente alla regia Katia Mirabella e Giulia Odetto

produzione Golden Show srl. – Impresa Sociale Trieste
distribuzione CHIEDISCENA di Stefano Pironti

Per maggiori informazioni cliccate qui

 

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