“Visite” – Diario di Prove

di Michele Iuculano

Ci sono spettacoli che non basta vedere una volta, ci sono spettacoli che stupiscono e di cui si vorrebbe vedere la genesi, ci sono spettacoli, come Visite, per cui credo sia importante fare tutto ciò.
Visite, di Riccardo Pippa e della Compagnia dei Gordi, sarà in Sala Tre dal 20 novembre al 9 dicembre.

La Compagnia dei Gordi e Riccardo Pippa mi hanno mostrato che dietro le quinte, durante le prove di uno spettacolo, operatori, regista, attori e maestranze ne mettono in scena un altro, altrettanto importante a livello sociale e umano.

La collaborazione, la fiducia, il “noi” anteposto all'”io”, ci insegnano che forse c’è un’alternativa al conflitto e all’egocentrismo, sempre più presenti nella nostra società.

Vi racconto con le parole di Riccardo il loro viaggio dietro e dentro Visite.

Ci racconti più nel dettaglio il tuo lavoro con le maschere?

Ho chiesto a Ilaria Ariemme di fare delle maschere di vecchi con molta libertà. E’ il nostro secondo lavoro insieme e c’è fiducia incondizionata da parte mia. Poi le maschere sono sempre un mistero stupendo e, al di là delle intenzioni, finché non le provi non puoi sapere se funzionano, quale attore debba indossarle, addirittura se siano maschio o femmina. Anche questo fa parte della loro bellezza: la possibilità di scoprirle e dare loro vita.

E’ dunque necessaria una fase di laboratorio con gli attori per scoprire l’anima delle maschere, distribuirle in modo adeguato e metterle a punto.

Per Visite abbiamo indagato la compresenza in scena di attori con la maschera e attori senza. Ovviamente il pubblico sa che sotto le maschere dei vecchi ci sono attori giovani e immaginiamo che questo patto di credibilità possa aprire sensi ed emozioni.
Dal punto di vista del nostro agire scenico, nell’uso delle maschere, l’auspicio è sempre quello della credibilità e dell’efficacia.

Anche in altri spettacoli hai affrontato temi affini a quelli presenti in Visite: sono per te particolarmente cari o pensi sia importante parlarne oggi?

Parlavo prima di vecchiaia. Senza impormelo, alla fine cerco sempre di rappresentare ciò di cui ho paura. La vecchiaia è una condizione umana che ti rimette necessariamente in discussione e amplifica al massimo il divario tra aspirazioni e possibilità.

Averne paura genera dei cliché e con i cliché degli alibi che ne rendono ancora più difficile l’accettazione come parte della vita. Uno su tutti è quello di un’acquisita saggezza e serenità, il fatto che a un vecchio non serva nulla per star bene e che il vecchio basti a se stesso. La vecchiaia per questo è davvero un enorme tabù. In soldoni, il tabù è pensare che un vecchio possa avere i nostri stessi desideri, perché se così è, sono destinato all’infelicità. A questa negazione consegue l’isolamento.

L’auspicio nel mio quotidiano è dunque quello di un’empatia schietta con le persone, contro la solitudine, anche per preparare il terreno per la nostra stessa anzianità che forse ci risulterà solo in questo modo, non solo tollerabile, ma anche preziosa.

Visite ripercorre anche altre stagioni della vita. La giovinezza irruente e una stagione di mezzo più lunga e impalpabile, dove il conflitto tra aspirazioni e realtà non nasce da un impedimento fisico e dall’aspettativa di vita, ma dai condizionamenti sociali, dalle scelte che facciamo.

Perché la scelta di una messinscena vintage, ambientata in un passato indefinito seppur non lontano?

E qui il mio grazie ad Anna Cingi. Si trattava di trovare un immaginario essenziale e familiare insieme, senza troppi connotati temporali ed evitando la rappresentazione pittoresca delle varie epoche. La contemporaneità per definizione non può essere familiare e non può avere quella componente di vissuto che la stanza doveva avere.

E lo stesso per la scelta dei vestiti da parte di Ilaria. Anna e Ilaria, da brave artiste hanno la capacità, nel loro mestiere, di cambiare il punto di vista e di mettersi a servizio di un’idea, di una figura, di un’atmosfera senza dire “io io io”.

Per finire i ringraziamenti

Sento che anche se ho parlato sempre di gruppo, non ho dato ancora sufficiente spazio agli attori. Sono attori nel senso più bello, loro scrivono sulla scena. Per la fiducia nel lavoro e sicuramente per l’avvicinarsi del debutto, li ho visti risolvere scenicamente, con una creatività, un ascolto e una conoscenza reciproca direi commoventi, scene tecnicamente ed emotivamente molto complesse. Prendono le sfide artistiche con professionalità e insieme leggerezza.

Voglio nominarli tutti: Cecilia Campani, Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Maria Vittoria Scarlattei, Matteo Vitanza.

Grazie a tutti i miei collaboratori e alle maestranze che con grande dedizione e amore si sono messi al servizio dello spettacolo partecipando sempre in modo attivo alla creazione. Tra questi: Paolo Casati e Luca De Martinis, per suono e luci, Camilla Galloni, componente Dei Gordi per l’organizzazione, Daniele Cavone Felicioni, assistente alla regia.

Un grazie speciale poi a Giulia Tollis , la nostra dramaturg, che mi ha spesso ricordato lo stupore di certe scoperte che rischiavo di dimenticare per strada, e, oltre agli spunti creativi, mi ha aiutato a fare ordine e a tutelarmi dal mio istinto autodistruttivo. Grazie a lei quasi tutte le immagini che sono nate, per analogia o contrappunto hanno poi trovato magicamente un posto nello spettacolo. Anche la primissima immagine che ho avuto e che non voglio dire per non spoilerare, dopo essere stata abbandonata, ha ritrovato il suo posto nel finale, come forse è giusto che sia.

Grazie a tutto il Teatro Franco Parenti e in particolare ad Andrée Ruth Shammah che ci ha accordato la sua fiducia. Durante le prove, le sue parole ci hanno incoraggiato molto, ci ha dato qualche dritta preziosa, in diverse occasioni ci ha dedicato parole molto belle, non c’è mai stata nessuna ingerenza e ci siamo sentiti liberi di creare in uno spazio davvero bellissimo come la Sala 3.

Infine grazie a te Michele per l’interesse e il tempo che ci hai dedicato, grazie a Sik Sik e grazie ai vostri lettori .

 

ideazione e regia Riccardo Pippa
di e con Cecilia Campani, Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Maria
Vittoria Scarlattei, Matteo Vitanza
dramaturg Giulia Tollis
maschere e costumi Ilaria Ariemme
scenografia Anna Maddalena Cingi
disegno luci Paolo Casati
cura del suono Luca De Marinis
assistente alla regia Daniele Cavone Felicioni

produzione Teatro Franco Parenti in collaborazione con Teatro dei Gordi
Si ringrazia Sementerie Artistiche

con il sostegno del MiBAC e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata
per i giovani, per la cultura

Per ulteriori informazioni cliccate qui.

Potete trovare il foto-diario dello spettacolo e delle prove alla pagina Instagram della
Compagnia dei Gordi.

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