“NATO POSTUMO”: INTERVISTA A FRANCESCO BRANDI

di Elena Clementi e Lucia Belardinelli

Nato postumo ci permette di entrare nella casa (decisamente ben costruita) e nella vita di Gino, postino di professione. È una pièce intima, raccolta, indirizzata al pubblico ridotto della Sala Treno Blu del Teatro Franco Parenti. In scena fino al 18 novembre.

Gino, scaturito dall’estro creativo di Francesco Brandi, è un personaggio che tocca corde profonde generando sentimenti empatici: chi non si è mai fermato un attimo per tirare le somme della propria esistenza? Gino si sfoga, registrando un diario vocale: arriva a schematizzare un bilancio di quello che è stato, per poi reagire.

Brandi possiede doti attoriali che lo rendono sempre riconoscibile: è in grado di mantenere una verve comica pur nell’innalzamento verso note tragiche. Al termine di una replica lo abbiamo incontrato per scambiare quattro chiacchiere…

Lucia: “Iniziamo col parlare della tua scrittura: quando decidi di scrivere un dramma teatrale che tecnica usi? Scrivi subito a tavolino?”

Francesco: “No. Accumulo sensazioni, alcune cose che leggo e che vedo, che mi danno un’idea, una suggestione, che mi colpiscono. Poi attorno a questa serie di sensazioni che avverto nel corso dei mesi creo un bagaglio e, quando ho un carico sufficiente per mettermi in viaggio, parto e inizio a scrivere”.

Elena: “Quindi nasce prima la storia che il personaggio, o mentre scrivi già sai che voce e movimenti dare a chi la racconterà?”

Francesco: “Sicuramente nasce prima un’idea, una suggestione attorno a una storia, a una trama, dopodiché, essendo io un attore che scrive per se stesso, più che per altri, tendenzialmente faccio fatica ad immaginare una storia lontana da me e dal mio percorso, quindi la modulo sulle mie corde.”

Lucia: “Hai qualche modello a cui ti ispiri per la scrittura?”

Francesco: “Ho tantissimi modelli. Forse direi Raymond Carver, anche se, purtroppo, scrivo in maniera molto diversa da lui; è una persona che mi ispira molto, ho letto tutto ciò che ha scritto. Una volta, infatti, un pensatore, non ricordo chi, disse che per scrivere qualsiasi cosa bisogna leggere Carver, perché sta alla base di tutto: io credo che sia proprio così. Un altro modello è sicuramente Dostoevskij, però è solo una suggestione, ha scritto cose immense, impossibili da rielaborare.”

Elena: “A proposito di mentori… attori che ti hanno ispirato o ti ispirano o con cui ti piacerebbe lavorare?”

Francesco: “Gaber mi ha ispirato tanto, soprattutto all’inizio della mia carriera… e Benigni. Sono quelli nei confronti dei quali sono più debitore.”

Lucia: “Quando hai iniziato a scrivere e a recitare?”

Francesco: “Allora io ho iniziato a scrivere da ragazzino, poi la mia strada è stata un’altra, ho frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, ho lavorato tanto per la televisione e per il cinema, poi sono venuto a Milano, ho cominciato a fare delle mie cose, perché ne ho avuto la possibilità: ho cominciato, quindi, a fare quello che mi piaceva davvero.”

Elena: “Cioè dedicarti al teatro e alla scrittura teatrale?”

Francesco: “Si, esatto, fare delle cose mie.”

Lucia: “Quanto è faticoso stare da solo in scena e interpretare un testo che, come nel caso di questo spettacolo, non è solo un monologo, ma a volte si trasforma in un dialogo tra più personaggi che tu realizzi con le sole tue forze?”

Francesco: “È molto faticoso, estremamente faticoso; più che altro perché in questo spettacolo il pubblico è molto vicino, lo spazio è molto piccolo e quindi ci vuole una concentrazione fortissima per riuscire a reggere più di un’ora, non è una cosa semplice.”

Elena: “Usi qualche tecnica particolare, qualche rito che ripeti sempre?”

Francesco: “No, semplicemente mezz’ora prima mi isolo e ascolto della musica per concentrarmi.”

Elena: “Con il Teatro Franco Parenti collabori già da qualche anno e questa non è, dunque, la prima produzione che realizzate insieme…

Francesco: “Con il teatro si, come dire, c’è una relazione molto forte. Loro mi fanno fare le loro cose, io sono qui h24, si potrebbe dire, è uno scambio, finora alla pari. Sono molto contento di questa collaborazione, sono molto felice di lavorare in questo teatro, perché è un luogo stimolante, in cui sto bene. Poi con Andrée Ruth Shammah c’è un bellissimo rapporto, quindi sono davvero felice.”

Elena: “Tornando sullo spettacolo: il tema dell’omissione di soccorso come e perché entra in questa storia?”

Francesco: “Entra perché erano un po’ di mesi che ragionavo sul fatto che mi sembra che il problema di oggi sia l’omissione di soccorso verso gli altri, così come verso noi stessi, perché molto spesso noi stessi siamo i primi a non soccorrerci, a non aiutarci e, di riflesso, non aiutiamo gli altri. C’è una mancanza di comunicazione verso gli esseri umani, mi sembra evidente.”

Elena: “Secondo te questo perché avviene? Per pigrizia, mancanza di sensibilità, egoismo?”

Francesco: “Sì, sicuramente, per egoismo, per pigrizia. Ormai le persone parlano con i cani, con gli oggetti. Credo che avere a che fare con gli esseri umani sia molto difficile, faticoso e la gente non ha più voglia di fare questa fatica. Poi ci sono gli smartphone, la tecnologia che in qualche modo annulla molte distanze, ma solo a livello ipotetico, perché, invece, non fanno che eliminare i rapporti umani reali e questo secondo me è il vero problema del nostro tempo.”

Lucia: “Lo spettacolo contiene elementi autobiografici?”

Francesco: “No, lo spettacolo non è affatto autobiografico. Sono storie di persone abbastanza vicine a me, però nulla che mi riguardi in prima persona.”

Elena: “Ci piacerebbe concludere l’intervista con una domanda sui tuoi progetti futuri, ce ne vuoi parlare?”

Francesco: “Sto cercando un’idea su cui scrivere, ancora non ce l’ho, sto raccogliendo delle sensazioni, ma ancora non ne è arrivata una vera e propria. Vorrei scrivere qualcosa sulla politica, sul fatto che la mia generazione parla poco di politica a differenza delle generazioni precedenti per cui la politica era fondamentale. Nel caso degli artisti è evidente questo: i cantautori prima erano cantautori politici, quelli di oggi sono volutamente disinteressati alla politica e fanno, anzi, del disimpegno una bandiera. Nel frattempo però le cose vanno in una direzione preoccupante, secondo me. Mi piacerebbe, quindi, provare a scrivere di questo, immaginare dove possiamo arrivare continuando così, tutto qui.”

Elena e Lucia: “Grazie mille per la tua disponibilità e per questa intervista che hai concesso gentilmente al nostro blog.”

Francesco: “Grazie a voi.”

 

uno spettacolo di e con Francesco Brandi
regista assistente Gabriele Gattini Bernabò
scene Alberto Accalai
luci Domenico Ferrari
costumi Simona Dondoni
sarta Caterina Airoldi

produzione Teatro Franco Parenti

con il sostegno di

Per maggiori info cliccate qui.

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