Chiara Callegari e Francesca Mignemi raccontano: MonicrHomo | con foto

di Michele Iuculano

Chiara Callegari, nata a Padova nel ’86, laureata in Storia dell’Arte e in Scienze della Formazione Primaria all’Università degli studi di Padova, ora neo diplomata in regia presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Regista di MonocrHomo. Composizione su bianco.

Francesca Mignemi, nata a Treviso nel ’91, laureata in Arti Visive e Teatro all’Università IUAV di Venezia, ora neo diplomata in drammaturgia presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Autrice di MonicrHomo. Composizione su bianco.

– Perché MonocrHomo?

Callegari
In questo caso è stato il testo a scegliere la regista. Francesca ha creduto che fossi la persona giusta per mettere in scena il suo testo e io sono stata lusingata della sua scelta.
Perché MonocHromo? Perché è un testo in versi, una rarità nel teatro contemporaneo;
perché pur essendo in versi è un testo fortemente umano, che tocca le corde più intime;
perché pone domande universali riguardo al senso dell’arte e sulla vita.

Mignemini
Cosa significa creare? Quanto il dare forma a qualcosa ha a che fare con il darsi una forma, definirsi o definire quello che ci circonda? Questi sono alcuni degli input da cui nasce MonocrHomo. Sentivo la necessità di dare voce a queste domande sotterranee, precedenti all’atto creativo in modo che potessero abitare la scena, diventando concrete
attraverso la storia di un uomo. Il protagonista del testo cerca di trovare una misura tra se stesso e ciò che vuole raccontare, rappresentare. Desidera essere presente nella propria opera senza diventare protagonista. Cerca di trovare un equilibrio tra la vita e l’arte, la dimensione privata, interiore e quella collettiva, esteriore. Credo che i suoi problemi siano riconoscibili e fondamentali per chi si occupa d’arte o intraprende un processo di ideazione, un viaggio verso l’idea.
Il titolo stesso racconta questo viaggio. Cercavo una parola che fosse anche un’immagine.
La circostanza di partenza del protagonista è un grande vuoto esistenziale e artistico.
“MonocrHomo” contiene entrambi i piani. Racconta la piatta monocromia in cui il personaggio è immerso all’inizio e a cui tenta disperatamente di dare una forma. Contiene il soggetto del dramma, che è l’uomo, inserito grazie a una piccola inversione di lettere. Così dall’errore, dal gioco di parola, dal trasgredire la regola, nasce una forma  nuova, esattamente come accade al personaggio nel corso del dramma.

– Cos’è per te MonocrHomo?

Callegari
Per me MonocrHomo è stata una sfida: confrontarmi con un testo dalla struttura non lineare, cimentarmi con il verso poetico, combinare linguaggio teatrale e cinematografico.

Mignemini
È un viaggio, un percorso. MonocrHomo non è una storia da ascoltare, è una situazione in cui ci si può calare. È un flusso di parole, di immagini che necessita di attenzione. È un focus sulle cose piccole e fragili che spesso nella vita ci sfuggono. I dettagli sono i veri
protagonisti, in quanto unici riferimenti a cui il personaggio e lo spettatore possono aggrapparsi per dare un senso a ciò che hanno davanti.

– Vuoto, ricerca, creazione. Qual è la loro relazione?

Callegari
Il testo nasce da una riflessione di Francesca che accomuna tutti gli artisti: da dove cominciare per creare un’opera d’arte? Molto spesso si comincia da zero, da una pagina totalmente bianca, è solo dopo essersi arrovellati e aver cercato fuori e/o dentro se stessi che si può creare qualcosa. Lo spettacolo racconta anche questo, rende visibili i processi mentali compiuti da un’artista che vorrebbe creare un’opera d’arte.

Mignemini
Questa è la stessa domanda che si pone il personaggio. Nel dramma il nulla iniziale non è ricollegabile solo a un horror vacui artistico, ma anche e soprattutto a un’assenza fisica, una perdita. La morte, il vuoto sono nel testo il motore del gesto creativo. Il problema diventa allora capire come la rappresentazione può ricreare, ricomporre chi o cosa non c’è più. Come però immortalare qualcuno che non ci si ricorda? Questo è il duplice problema del protagonista.

– In MonocrHomo sono i colori, le luci e i movimenti degli attori a guidare lo spettatore. Il ricordo e la creazione hanno origine principalmente dallo sguardo?

Callegari
Nella messinscena ho scelto di attribuire grande peso a scenografia (uno spazio totalmente bianco e vuoto in cui campeggiano 5 enormi tele da pittore ancora immacolate), alle luci e ai movimenti degli attori perché parlando di arte, volevo che quello lo spettacolo esso stesso aspirasse ad essere un’opera d’arte visiva. Le luci accompagnano lo spettatore, permettendogli di orientarsi tra un ricordo all’altro, ma non ho mai pensato a una stretta relazione tra recupero del ricordo e sguardo.
Ad accendere un’idea o a risvegliare un ricordo può essere anche qualcosa che esula dalla visione, ma riguarda ad esempio un suono o un gusto (come accade con la celeberrima madeleine), l’importante è essere aperti e disposti ad ascoltare i segnali che arrivano.

Mignemini
Sicuramente la questione dello sguardo è centrale nel lavoro. Il personaggio tenta di rendere visibile qualcosa che è ormai invisibile: tracciare le linee di un volto, di un corpo che non esistono più.

– Qual è la relazione tra MonocrHomo Narciso ed Eco?

Callegari
Uomo, il protagonista maschile, è il tipico esempio del dipendente affettivo. Disposto ad annullarsi per amore, una volta persa la donna amata ha perduto anche la sua ragione di vita. Dalla morte della compagna, si strugge nel tentativo di “riportarla in vita” immortalandola in un’opera d’arte. Sarà Eco, personaggio immaginario prodotto dalla sua mente, ad aiutarlo. Per prima cosa Uomo dovrà aprire gli occhi e sostituire l’immagine perfetta e idealizzata con l’immagine reale dell’amata e solo a questo punto dirle addio per riprendere possesso della sua vita.

Mignemini
Uomo ha all’inizio se stesso come unico riferimento. Non ricorda altro che sé. Per recuperare i ricordi rimossi è costretto ad affondare in se stesso. Il confronto con uno
specchio gli permette questo viaggio. Contrariamente al mito però Uomo si affronta non per perdersi, ma per ritrovarsi. Come Narciso è accompagnato da Eco, una donna che
ripete le sue parole stravolgendone il senso. Questo ribaltamento permette al personaggio di comprendere ciò che lui non ha il coraggio di ascoltare. È grazie a questo rapporto che Uomo recupera il volto che cerca, non il proprio, ma quello della donna che ha perso.

 

MONOCRHOMO. COMPOSIZIONE SU BIANCO.
di Francesca Mignemi
regia Chiara Clallegari
con Lucia Cammalleri, Angelo Campolo
tutor Tatiana Olear
scene Filippo Giaccone, Laura Pigazzini
costumi Elena Passerini
musiche originali Giovanni Zof
suoni Luigi Suardi
organizzazione e promozione Tobia Canducci, Anna Sofia De Santis, Simona Gramegna

Per ulteriori info su MonocrHomoFranco Parenti – Cartellone ; Paolo Grassi – Locandina

TESTE INEDITE, progetto presentato da Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, in collaborazione con Teatro Franco Parenti, realizzato da autori, registi e organizzatori della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi.

Con la collaborazione di scenografi e costumisti della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera, dei compositori della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado – Istituto di Ricerca Musicale e di Theatron 2.0

Direzione artistica
Tatiana Olear.

Per ulteriori info su Teste InediteFranco Parenti – Cartellone ; Paolo Grassi – Locandina

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