Clio Saccà e Bruna Bonanno raccontano: Ovedevo | con foto

di Michele Iuculano

Clio Scira Saccà, classe ’87, diplomata come attrice presso il teatro Stabile di Catania e come regista presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Oggi regista e interprete di Ovedevo.

Bruna Bonanno, 21 anni, studia filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, diplomanda come autrice teatrale presso la civica Scuola di Teatro Paolo Grassi. Oggi drammaturga di Ovedevo

– Perché Ovedevo?

Saccà
Sentivo la necessità di mettermi in gioco, avevo bisogno di fare un lavoro su di me, umano e professionale: Ovedevo, con la sua natura ludica e insieme filosofica, me lo ha permesso. Grazie al lavoro con Bruna e alla possibilità di vivere la produzione come regista e come attrice ho potuto osservare da più punti di vista i conflitti affrontati dalla protagonista. Conflitti universali e che riguardano tutti gli individui nei diversi momenti della loro crescita che ho potuto portare sulla scena e rendere al pubblico con tutta la profondità che merita un teatro come il Franco Parenti.
Inoltre Ovedevo è una favola colorata che ride di alcune nevrosi odierne demistificandole ed è sempre piacevole e costruttivo ascoltare le favole, immergersi nel colore e ridere di ciò che ci mette in difficoltà.

Bonanno
Ovedevo è una messa a nudo di me come giovane donna che vive un
momento storico in cui tutti i modelli di riferimento sono possibili e non lo è
più nessuno, di me come giovane autrice che tenta di far emergere un
pensiero sulla realtà in cui viviamo, di me come amante di quel teatro che
parla a tutti, dal mio maestro di drammaturgia alla vecchia prozia di mia
madre nascosta nell’entroterra siciliano.

– Nello spettacolo si parla del rapporto con i propri modelli. Quali sono i vostri?

Saccà
I miei modelli sono stati, in maniera più o meno cosciente, la mia famiglia, la cultura del luogo in cui sono nata e cresciuta e il mondo teatrale con cui ho avuto a che fare negli ultimi dieci anni. Adesso è arrivato il momento di rapportarsi a questi esempi e modelli in modo dialettico e se necessario provocatorio.
Lo scontro più arduo rimane però quello con le strutture incamerate e assimilate in se stessi in modo inconsapevole.

Bonanno
“Unnimaffissu” è il nome del primo mondo. Traducendolo dal siciliano
letteralmente significa dove mi sono piantato, dove ho piantato le mie radici e
mi sono fissato. Il modello di riferimento per la creazione di questo mondo ha
sicuramente ha che fare con la tradizione, con il legame con la terra, con la
stabilità lavorativa ed emotiva, con la cultura maschilista, monogama ed
eterosessuale.
“Bloomego” invece è il nome del secondo mondo. Traducendolo dall’inglese
letteralmente significa fiorire dell’io. Il modello di riferimento, grazie a tutti gli
dei dell’universo, non esiste ancora. È un mondo distopico in cui, ancora e per
fortuna, la tecnologia e l’ego dell’individuo non hanno preso il sopravvento.
Sicuramente, è uno specchio non realistico di una e più intere generazioni che
vivono nella totale fluidità, politica, di genere, professionale. Una precarietà
assoluta in cui governa solo il proprio ego.

– Cos’è Ovedevo?

Saccà
Ovedevo è un viaggio scomodo ma avventuroso nella propria storia.

Bonanno
“Ovedevo” è una parola palindroma, composta dalle parole dove devo.
Il testo infatti racconta la storia di Lei, una giovane donna che vive le varie fasi
della crescita in un andirivieni tra due mondi, entrambi regolati dal dover
essere, dover sembrare, dover fare, dover dire. Solo alla fine del testo Lei
riesce a emanciparsi e comprendere di voler vivere in un luogo in cui non deve
niente.
Il testo, inoltre, è scritto con un’impaginazione che prevede sulla sinistra il
mondo tradizionale, sulla destra il mondo distopico e una colonna centrale in
cui lentamente vengono fuori i pensieri di Lei che anche sulla pagina va a
sinistra e viene da destra e va a destra e viene da sinistra, fino a restare al
centro.

– A cosa ti sei ispirata per mettere in scena due situazioni tanto diverse e tanto estreme?

Saccà
In realtà sono partita da una lettura molto fedele del testo e dall’accecante capacità dell’autrice di stigmatizzare nevrosi umane. Per Unnimaffissu mi sono ispirata al mio passato, alla mia “genetica”, alle mie esperienze con la famiglia. E, per quanto riguarda il lavoro attorale, abbiamo recuperato elementi di Commedia dell’arte, teatro No e tradizione marionettistica siciliana. Il tutto all’insegna dell’autonomia creativa dell’attore.
Per quanto riguarda Bloomego, anche lì il testo presentava già una scena molto da “teatro contemporaneo” che interagisce con supporti tecnologici di vario tipo. E concettualmente siamo già tutti abitanti di Bloomego: ci interfacciamo tramite schermi, abusiamo abusati dalla tecnologia e viviamo relazioni fluide in un tempo fluido, in una ricerca ossessiva di relazioni e di contatti.

Bonanno
La mia fonte di ispirazione è stata prevalentemente l’osservazione –
inevitabilmente filtrata dal mio occhio – della società in cui viviamo, del modo
in cui viviamo l’amore, del modo in cui parliamo e del modo in cui parleremo,
della famiglia che ci ha insegnato qualcosa che stiamo perdendo e qualcosa
che stiamo esasperando, dell’identità che – da bravi occidentali – cerchiamo
sempre di comprendere per incasellarla in una definizione.

– (A Bruna) Quali sono i linguaggi parlati in Ovedevo?

Bonanno
In Ovedevo si parlano quasi nove lingue: in prevalenza il siciliano catanese,
l’italiano e l’inglese e a seguire lo swahili, il francese, lo spagnolo, il russo, il
tedesco e il giapponese. Le varie lingue, così come i diversi linguaggi presenti
nella drammaturgia – dal video, al pupo siciliano, alla danza, alla tecnologia,
alla musica – nascono dal desiderio di raccontare nella maniera più irreale la
realtà in tutte le sue sfaccettature. In Ovedevo ci sono parole ripetute così
tante volte che il loro significato si svilisce e diventa fondamentale solo la loro
musicalità, il loro essere l’una accanto all’altra nel tentativo di comporre una
partitura di suoni fatta con le parole, in tutte le lingue.
Solo alla fine, le parole diventano insieme suono e significato e
inevitabilmente sono in italiano.

 

 

 

OVEDEVO
di Bruna Bonanno
regia Clio Scira Saccà
con Marta Allegra, Marcello Montalto e Clio Scira Saccà
Tutor Tatiana Olear
Scene e costumi Giulia Bandiera, Francesca Martinalli, Anna Leidi
musiche originali Matteo Bettanin, Luigi Suardi, Giovanni Zof, Gabriele Gramaglia
assistente alla regia Bruna Bonanno
organizzazione e promozione Sofia Gangi, Bianca Pierro,Vittorio Stasi

Per ulteriori info su Ovedevo: Franco Parenti – Cartellone ; Paolo Grassi – Locandina

TESTE INEDITE, progetto presentato da Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, in collaborazione con Teatro Franco Parenti, realizzato da autori, registi e organizzatori della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi.

Con la collaborazione di scenografi e costumisti della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera, dei compositori della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado – Istituto di Ricerca Musicale e di Theatron 2.0

Direzione artistica
Tatiana Olear.

Per ulteriori info su Teste Inedite: Franco Parenti – Cartellone ; Paolo Grassi – Locandina

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