IL VALORE DELLA DONNA FINALMENTE RICONOSCIUTO: REALTÀ O UTOPIA? IL PUNTO DI VISTA DI PATRIZIA CARAVEO

Di Noemi Sferlazza

Il 10 aprile si è tenuto al Teatro Franco Parenti l’incontro “Donne e scienza”, per approfondire la “questione di genere” trattata nello spettacolo “Il segreto della vita“, su Rosalind Franklin, in scena al TFP fino al 15 aprile. Noi di Sik-Sik c’eravamo e vi raccontiamo com’è andata.

Dato l’argomento delicato, la scelta dell’ospite doveva essere ben ponderata e significativa. Chi, dunque, meglio di un’astrofisica di fama mondiale, insignita nel 2009 del Premio Nazionale Presidente della Repubblica e nel 2014 dell’Outstanding Achievement Award dal Women in Aerospace Europe? Nessuno. Se poi si aggiunge il fatto che, Patrizia Caraveo, oltre ad essere una donna di scienza coi fiocchi, è anche una persona aperta al dialogo e molto schietta nelle sue opinioni, non si poteva optare per una figura più adatta.

Ma cosa hanno in comune Rosalind e Patrizia? La vita, o meglio, lo studio della vita: se alla prima siamo riconoscenti per la scoperta del DNA, ovvero il segreto della vita, la seconda si occupa dello studio delle stelle, e, come dice Margherita Hack “tutto comincia dalle stelle”.

All’inizio dell’incontro viene subito sciolto un nodo fondamentale: fino a che punto è rilevante la “questione di genere” nella vicenda della Franklin (derubata dai colleghi uomini, Watson e Crick, di alcune delle sue scoperte)? In realtà, seppure abbia avuto una qualche influenza, essa non è probabilmente la ragione principale dei problemi incontrati dalla scienziata nel corso della sua carriera. Infatti, le difficoltà di Rosalind non erano legate solamente “all’essere donna” in un ambiente altamente competitivo e prettamente maschile, ma soprattutto alla sua incapacità di instaurare rapporti con gli esseri umani (uomini o donne che fossero) che non riteneva abbastanza interessanti da meritare la sua attenzione.

Nella realtà quotidiana, e soprattutto nel campo scientifico, tuttavia, è tuttora riscontrabile una disparità nel trattamento degli individui in base al loro sesso. Lo dimostra un esperimento sociale svolto negli USA: vengono realizzati ed inviati a varie imprese curriculum vitae identici in tutto e per tutto tranne che per il sesso e la situazione famigliare del candidato. Risultato: la figura più appetibile è rappresentata dall’uomo sposato con figli, mentre, specularmente, la meno valida è ritenuta la donna sposata con figli.

Constatato, dunque, il perdurare di pregiudizi legati al genere, il passo successivo, secondo l’astrofisica italiana, deve essere quello di comprendere le radici profonde legate alla nascita di questi bias cognitivi.

Le donne sono, testimonia Patrizia Carveo, studentesse migliori, laureate più in fretta e con votazioni mediamente alte. Date le premesse, ci si aspetterebbe quindi che molte battaglie, come ad esempio il diritto allo studio, siano state vinte grazie alla testimonianze di vita di donne come Maria Montessori e Marie Curie. Purtroppo, in seguito, le ragazze, sebbene brillanti e volenterose, trovano invece più difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro. Cosa dunque fa inceppare un ingranaggio che sembrava ormai essere stato oliato a dovere?

La mancanza di fiducia che le donne hanno in se stesse.

La Caraveo sostiene, infatti, che domande come “sarò capace?” o “sarò all’altezza delle aspettative?”, che la maggioranza (quasi totalità) del sesso femminile si pone quotidianamente, non attraversano minimamente i pensieri dei maschietti coetanei.

Questo senso di inadeguatezza deriva da un contesto sociale, familiare e scolastico in cui non viene insegnato ancora a sufficienza alle bambine a credere nelle proprie capacità e nei propri talenti. Deriva dal fatto che venga ritenuto “normale” chiamare la Franklin signorina invece che dottoressa, ma sarebbe considerato inaccettabile fare lo stesso con un collega uomo.

Perché ricordiamoci che Rosalind Franklin (così come Patrizia Caraveo) è l’eccezione e non la regola.

Loro sono state in grado di andare oltre, di superare i pregiudizi e di rispondere con caparbietà ai soprusi maschili (la Franklin chiamerà lei stessa un suo collega con l’appellativo mister al posto di doctor), ma molte di noi non lo sono ancora.

E, se un aiuto nel superamento della “questione di genere” può arrivare da un padre orgoglioso che ricorda alla figlioletta Patrizia come lei sia “in grado di fare qualsiasi cosa”, siamo soprattutto noi donne che dobbiamo prendere coscienza una volta per tutte delle nostre infinite risorse e potenzialità.

Incontro con Armando Massarenti, direttore collana Scienza e Filosofia di Mondadori Università e Patrizia Caraveo, astrofisica

 

 

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