“Il ballo”: Sonia Bergamasco nella favola nera di Irène Némirovsky

di Beatrice Salvioni

Sonia Bergamasco racconta una storia di vendetta e di vanità e lo fa prendendo in prestito le voci dei personaggi dello straordinario racconto di Irène Némirovsky, Il Ballo, pubblicato a soli venticinque anni, nel momento in cui la scrittrice si stava affacciando alla luminosa vita mondana di Parigi. Al Franco Parenti, dal 17 al 25 Marzo, potremo assistere a questa delicata favola di crudeltà riflessa nello scontro tra una madre e una figlia.

Non esiste solitudine più grande di quella di una ragazza che non vuole più essere bambina ma che non è ancora abbastanza grande per essere adulta. È quella sensazione di non appartenenza, di distacco che coglie chi è in bilico tra due mondi e vorrebbe strapparsi di dosso il passato che ingombra e opprime. Ma grande è anche la solitudine di una madre che non ha mai vissuto la vita che avrebbe voluto e fa di tutto per ottenere un briciolo di considerazione dall’alta società di cui vorrebbe disperatamente fare parte.

Una delle due, però, può aggrapparsi alla speranza, per l’altra, invece, c’è solo rovina.

Mentre una stava per spiccare il volo, l’altra sprofondava nell’ombra. Recita una delle ultime battute dello spettacolo, liberamente tratto dal romanzo breve della scrittrice Irène Némirovsky, nata nel 1903 a Kiev e morta nel 1942, deportata ad Auschwitz.

A piedi nudi sul palco, Sonia Bergamasco incarna il rapporto tossico e soffocante tra una madre egoista e ambiziosa, Rosine, e una figlia, Antoniette, sognatrice, ingenua e un po’ crudele, come lo sanno essere i bambini, verso questa madre che la umilia e la deride.

La scena è circondata da grandi specchi che, a poco a poco, l’attrice rivela, danzando con i veli che li ricoprono e mostrando così il proprio riflesso che si moltiplica all’infinito. Quel riflesso è la vanità di una madre che non accetta di sfiorire e che, per essere accettata dai membri dell’alta società parigina, organizza un sontuoso ballo dal quale, per suo ordine,  Antoniette viene esclusa. Rosine non ha tempo, proprio quando sta per iniziare a vivere, di avere tra i piedi la figlia.

Antoniette invece ha quattordici anni e sogna l’amore di cui ha letto nei libri, vorrebbe essere già grande per potersene andare da quella casa sfarzosa che la imprigiona, da quel padre arricchito e assente e da quella madre superficiale ed egocentrica, da un mondo che non la capisce e non la considera.

La Bergamasco, come in una danza, alterna numerosi personaggi, in un ballo delicato, in un continuo gioco di specchi: è la timida Antoniette, poi, indossa una scarpa con il tacco, alza le spalle ed eccola nelle vesti dell’altezzosa Rosine, ispessisce la voce ed è il padre indifferente e solido, poi l’ingenua istitutrice e l’irritante vecchia cugina.

L’attrice scivola nei vari personaggi con passo sinuoso, tessendo i fili della storia della piccola, crudele rivalsa di Antoniette che, per la prima volta, si ribellerà alla madre e, grazie a quella vendetta, inizierà anch’ella a vivere.

 

Racconto di scena ideato e interpretato da Sonia Bergamasco
liberamente ispirato a Il ballo di Irène Némirovsky
disegno luci Cesare Accetta | scena Barbara Petrecca
costume di scena Giovanna Buzzi
elettricista Domenico Ferrari

produzione Teatro Franco Parenti / Sonia Bergamasco

per informazioni, prezzi, biglietti: https://www.teatrofrancoparenti.it/spettacolo/il-ballo/

 

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