SULLE STRADE DI BUENOS AIRES: SOGNO E REALTÀ DI UNA CITTÀ MITICA

Intervista a Emilia Perassi 

di Roberta Maroncelli

In occasione del progetto Voci dal Sur/Argentina, il Teatro Franco Parenti vi invita, martedì 13 marzo alle ore 18.30, all’incontro Destini incrociati a Buenos Aires. Topografia di una città tra letteratura e vita, al termine del quale vi sarà anche una degustazione, per lasciarsi avvolgere completamente dall’atmosfera porteña. A guidarci in questa passeggiata letteraria sarà la professoressa Emilia Perassi, docente di Lingue e letterature ispano-americane all’Università Statale di Milano.

L’incontro proporrà un percorso ideale per le vie di Buenos Aires, tra gli alberi fioriti della jacarandá e le vecchie case del quartiere Palermo, guidati dalle poesie di Borges, fino ad uno dei tanti caffè storici della città, per assaggiare gli alfajores. Ma la bellezza di questa città nasconde una storia più dura e inquieta, che scopriremo accompagnati mano nella mano dalla professoressa Perassi, con la quale abbiamo chiacchierato in attesa dell’incontro, perdendoci anche noi nelle stradine «quasi invisibili poiché abituali, intenerite di penombra» della città.

Professoressa, chi sono i “destini incrociati” di Buenos Aires?

In realtà “destini incrociati” è una citazione inevitabile dal sapore borgesiano, che riporta alle poesie del poeta e scrittore Jorge Luis Borges, considerato un paradigma per la letteratura del Novecento e di cui c’è un esplicito riferimento nello spettacolo Cita a Ciegas, in scena in questo momento a teatro. Nell’ambito della letteratura italiana, Italo Calvino, grande conoscitore di letteratura argentina, dialogherà profondamente con l’opera di Borges, in particolare col racconto El jardín de senderos que se bifurcan (Il giardino dei sentieri che si biforcano). L’idea di questa serata è di far immergere gli spettatori nella città di Buenos Aires, fatta di movimento e moltitudini, di incontri e separazioni, casuali o forse no…

Un po’ come accade nello spettacolo Cita a Ciegas?

Sì, ma anche nel senso che in questa città si incrociano destini antitetici: Buenos Aires è la città delle passeggiate, dei parchi, dei bar, della nostalgia e dei tramonti, dove lo scrittore crea mondi meravigliosi, ma è anche la città infernale della dittatura argentina. Uscendo dal mito, ci tengo a ricordare che nel pieno centro di Buenos Aires, di questa città cosmopolita e piena bellezze, c’era un campo di concentramento, La Escuela de Mecánica de la Armada, uno dei più terribili durante gli anni della dittatura. La letteratura argentina custodisce i ricordi dei sopravvissuti, che descrivono il “cuore di tenebra” della Buenos Aires del sottosuolo: negli scantinati di questo immenso edificio, i prigionieri venivano sottoposti a sofferenze illimitate, mentre attorno si svolgeva la vita serena o ordinaria della gente ‘normale’. In quello stesso momento, il destino tragico dei trentamila desaparecidos coesisteva e si incrociava con la vita quotidiana: loro sentivano gli altri passare, ma nessuno voleva vedere loro.

Quindi è una città dai grandi contrasti…

Buenos Aires è qualcosa di unico, perché è una società costruita dagli immigranti. Per avere un’idea immediata della città, si può leggere una delle prime pagine del diario di viaggio di Bruce Chatwin, In Patagonia, il quale scrive che «la storia di Buenos Aires sta scritta nel suo elenco telefonico», perché leggendovi i cognomi si trovano nomi tedeschi, turchi, polacchi, italiani, inglesi, russi, francesi, spagnoli….: questi sono gli argentini, un popolo di migranti. Questa storia sociale è capitolo di un’immensa letteratura, per esempio di scrittori spesso figli di quegli stessi emigrati, e che scrivono la storia dei loro antenati. È quello che potremmo definire un laboratorio che ha preceduto l’esperienza migratoria che stiamo vivendo oggi.

E noi, dove ci perderemo in questa passeggiata letteraria?

Durante la serata, verranno lette alcune poesie di Borges, scrittore molto affezionato alla città di Buenos Aires e in particolare al suo quartiere, “Palermo” (chiamato così perché storicamente fondato da migranti italiani). Borges rende mitico il suo quartiere durante gli anni Venti del Novecento, dedicandogli lo straordinario poema “Fundaciòn mìtica de Buenos Aires” e poesie bellissime sulle strade della città. Borges viveva la città; passeggiava tranquillamente nel quartiere di Palermo, era un uomo estremamente amabile: un elegante, finissimo intellettuale, progressivamente cieco, non rinchiuso nella torre d’avorio dell’uomo famoso, ma perfettamente avvicinabile. Anzi, era conosciuto da tutti, tutti lo salutavano e quando era semi cieco, le persone lo riaccompagnavano a casa.

Cosa rappresenta questo quartiere per Borges?

Questo quartiere segnava la fine vera e propria della città: oltre i muri delle case non c’era più nulla, solo migliaia di chilometri di pampa sconfinata. E le fotografie dell’epoca lo mostrano benissimo: sembra Venezia, quando le case finiscono sul Canal Grande, a strapiombo nell’acqua. Oggi non siamo più abituati all’idea che un quartiere finisca, perché pensiamo alla città come una successione di quartieri. Invece lì, in quegli anni, le case si affacciavano direttamente nel Sud della Nazione, oltre i muri non c’era più niente, solo pianura. La rappresentazione poetica che Borges farà di questo quartiere liminare e finale della città è bellissima. Questa frontiera – tra la città che inizia e la città che finisce, tra case e pampa – si trasforma nella sua filosofia del mondo e diventa il luogo dove tutte le cose coesistono: l’inizio e la fine, la vita e la morte, il qui e l’oltre.

Più in generale, gli intellettuali dell’epoca dove si riunivano? 

Oggi parliamo di Buenos Aires come una delle grandi città del mondo, quindi proporne un’immagine unificante è molto difficile. Stiamo parlando di una città che, con l’area metropolitana, raggiunge circa venti milioni di abitanti. Dal punto di vista delle mitologie, nell’epoca storica dei grandi autori latino-americani, dagli anni ’20 agli anni ’40 del Novecento, ci sono state delle caffetterie o confetterie che hanno fatto la storia e dove, ancora adesso, sono presenti tracce di avventori famosi, come Borges o Julio Cortázar.

Qualche esempio di caffè storico?

Una caffetteria famosissima è La Biela, fondata nel 1850 e frequentata da Borges con l’amico di una vita e altro grande scrittore, Adlfo Bioy Casares; oppure La Perla del Once, punto di riferimento per tutta la comunità di scrittori e intellettuali degli anni ’10-’20 di Buenos Aires e dove Borges si incontrava con Macedonio Fernández, grande scrittore e conversatore argentino. Altro locale importante era il café London, a cui Cortázar dedica il primo capitolo del romanzo Los Premios e, forse il più famoso, il café Tortoni, fondato nel 1858 e considerato uno dei dieci bar più belli del mondo. All’epoca era frequentato da Borges e al suo interno c’era un piccolo negozio di parrucchiere, quindi gli avventori, prima di prendersi il caffè, potevano farsi tagliare i capelli. È una stanza ottocentesca che ricorda – per l’uso di legni e specchi – gli eleganti caffè storici di Torino, mutuati sullo stile francese. Il suo primo proprietario era infatti un francese, che lo chiama così in ricordo di una famosa caffetteria di Parigi, il Café Tortoni.

Rispetto alla degustazione che seguirà il suo incontro, cosa le evoca il dolce alfajore

L’alfajore è il dolce simbolo dell’Argentina: è una specie di biscotto, al cui interno c’è il dulce de leche. A me ricorda la piacevolezza delle prime volte che lo ho assaggiato: pur essendo fatto con ingredienti familiari, questo assemblaggio mi era sembrato sorprendente. Mi ricorda anche queste caffetterie, dove si assaggiano le facturas, piccoli croissants, o i sandwich de miga, simili ai nostri sandwich, ma pieni di fantasia e mai esagerati. Non so perché, ma li trovo infinitamente più deliziosi di quelli che ho provato qui. Buenos Aires nasce dalla migrazione europea e anche la sua cucina ne conserva una traccia, perché è fatta di infinite influenze: è facile ritrovarsi in quella società, perché riscopriamo cose a noi familiari, ma che, arrivate lì, si modificano e diventano altro. In Argentina, all’inizio si ha l’impressione di ritrovarsi ma poi si scopre che tutto è diverso. E ci si perde.

 

Destini incrociati a Buenos Aires

Topografia di una città tra letteratura e vita – Incontro con Emilia Perassi

Letture Sara Bertelà

Incontro parte del progetto Voci dal Sur / Argentina

Ideato dal Teatro Franco Parenti / Associazione Pier Lombardo e da Edizioni Sur

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