CENA A CASA ROSMERSHOLM

di Roberta Maroncelli

Atmosfera immersiva, che sa di legno, polvere e velluto, quella di Rosmersholm, l’opera di Ibsen portata in scena da Luca Micheletti e Federica Fracassi al Teatro Franco Parenti, fino a domenica 11 febbraio. Dopo aver ascoltato la Sonata di spettri per Henrik Ibsen dello storyteller Luca Scarlini, noi del blog Sik-Sik abbiamo proseguito con il Percorso Ibsen, assistendo alla rappresentazione di Rosmersholm.

Sala AcomeA è completamente trasformata in un lugubre salotto borghese, con un lungo tavolo di legno nero al centro. Solo la luce tremolante di due lampade ad olio e dei candelabri appoggiati in terra riscalda l’ambiente; ma nella penombra, si scorgono due corpi distesi sul tavolo: sono Johannes Rosmer (Luca Micheletti) e Rebekka West (Federica Fracassi). Come in una camera mortuaria, si sbircia nella loro direzione ma si distoglie rapidamente lo sguardo, a disagio, aspettando che lo spegnimento delle luci tolga dall’imbarazzo che porta a fissare il pavimento polveroso.

Nessuno si muove, poi, un sussulto. I due morti si destano, vomitando acqua. I lampadari di cristallo sul soffitto tremano paurosamente. Ma dove siamo finiti?

Risvegliandosi di scatto dal torpore, la Fracassi rivela un volto pallidissimo, dai tratti slavati. Lei in raso porpora e i capelli legati. Lui in frac e fede al dito.

La storia si snoda in un thriller incalzante: scopriamo che Rebekka ha indotto al suicidio Beate, la moglie di Rosmer, facendole credere di aspettare un figlio da suo marito.

E quando la natura di Rebekka si rivela per quella che è – maschile, temporalesca, preda del desiderio – è Micheletti che, con un rapido shift di ruoli, la impersona. Si svela quindi una donna forte, dai tratti cupi alla Lady Macbeth, omicida, maliziosa e indomabile. Rosmer invece – ora impersonato dalla Fracassi – si ritrova schiacciato dagli ideali di nobiltà morale per i quali ha sempre vissuto, nello scontro con la realtà ingannevole di Rebekka. L’astrazione di Rosmer uccide la vita, annientando gli istinti e le pulsioni.

E così Rosmer-sholm (« l’isola di Rosmer ») è davvero solo un’isola, in cui gli estremi, Rosmer e Rebekka, rimangono confinati, o meglio, affogati. Le voci si rincorrono, il fumo si alza, le luci cambiano – blu, verdi, nere – e giù. Mano nella mano.

Si chiude così una rappresentazione nietzschiana, che vede realizzarsi la vendetta della morta Beate, dando un tocco di gotico al dramma. La scena resta comunque molto elegante, in un giallo nordico ancora contemporaneo, in cui il passato viene taciuto ma torna sempre a squilibrare il presente, tra libertà e imposizioni sociali, l’essere e l’apparire. Ma Ibsen ce lo ricorda: non si può essere ciò che non si è e non si può vivere in un mondo di Spettri.

Rosmersholm – monodramma a due voci

di Henrik Ibsen

riduzione Massimo Castri

da un’idea di e con Federica Fracassi e Luca Micheletti

regia Luca Micheletti

musiche Henry Cow, Jeff Greinke, Emmerich Kálmán

luci Fabrizio Ballini

suono Nicola Ragni

produzione Teatro Franco Parenti

in collaborazione con Compagnia Teatrale I GUITTI

sotto l’Alto Patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia

e con il sostegno di Innovation Norway

Spettacolo inserito nel Percorso Ibsen, per maggiori informazioni cliccate qui.

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