Per capire il presente bisogna andare a lezione di Storia: intervista a Giuseppe Laterza

di Maddalena Esteri

Il 28 gennaio, in Sala Grande al Teatro Franco Parenti, si terrà il secondo incontro del ciclo “Vogliamo la Luna”, progetto di Editori Laterza: sei tappe intorno alla storia economica, politica e sociale italiana dal 1948 al 1978 e sei grandi storici chiamati a raccontarle.

Noi siamo stati alla prima Lezione del 14 gennaio, quella di Emilio Gentile, in libreria con il suo nuovo saggio storico: “Mussolini contro Lenin” (Laterza Editore). Il professore emerito dell’Università di Roma La Sapienza, ha catturato l’attenzione assoluta del pubblico con un appassionato racconto degli eventi e del clima che gli italiani sperimentarono a ridosso delle elezioni politiche del ’48 e nel periodo della redazione della Costituzione della Repubblica italiana.

Editori Laterza, che è sempre stata caratterizzata da una linea editoriale orientata alla divulgazione culturale, organizza e promuove le Lezioni di Storia da anni, diffondendo gli incontri nei teatri di tutta Italia. Il titolo del ciclo che si tiene quest’anno al Franco Parenti, Vogliamo la Luna, racchiude un’idea importante: quella di avvicinarsi e riscoprire un orizzonte storico che è fondamentale per comprendere il presente politico e culturale italiano, un orizzonte storico dalle cui utopie possono emergere dei conflitti, ma certamente anche uno spunto di rinnovamento. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Laterza.

Che obbiettivo hanno questi incontri oggi?

L’obbiettivo delle lezioni è lo stesso della nostra attività editoriale: far circolare le idee. La storia è un modo di guardare la realtà che consente di capire attraverso il passato anche il nostro presente.

L’importanza delle lezioni di Storia oggi è che, se non si conosce ciò che è stato, non si può progettare il futuro. Viviamo in una strana epoca in cui vogliamo parlare di futuro senza conoscere il passato: è come uscire di casa e voler arrivare al centro della città senza conoscere la storia di quella città, ovvero le strade, i palazzi e le piazze. Così non si giungerà mai a destinazione, perché ci si scontrerà inevitabilmente contro il primo palazzo che incontreremo. Conoscere le strade significa sapere da dove si viene e come si fa ad arrivare nel luogo dove si vuole andare.

Possiamo applicare lo stesso concetto alle dinamiche familiari: i giovani possono emanciparsi dalla propria famiglia e contestarla, ma prima la devono conoscere, perché se non sai da dove vieni e chi sei, come fai a diventare una persona nuova? Come fai a costruire un tuo futuro, diverso da quello dei tuoi genitori, se non sai come è stato il loro passato?

Anche in una casa editrice il rinnovamento è essenziale, ma deve essere creato nella consapevolezza del proprio catalogo: se io non sapessi i libri che pubblicavano mio padre e mio nonno come potrei pubblicare libri nuovi?

La storia, in questo senso, è oggi (e sempre) il fondamento di una costruzione del presente e del futuro.

Qual è il rapporto che si crea tra la Lezione e il Teatro, location principale degli incontri da voi organizzati?

I teatri sono luoghi spiazzanti rispetto a quelli tradizionali universitari e scolastici. Essi aiutano a pensare alla storia come ad un linguaggio universale che può arrivare a tutti, non soltanto agli studenti o agli specialisti del settore. Il teatro serve a dare l’idea che la storia è la grande matrice civile di tutti i cittadini.

Perché “Vogliamo la Luna”?

Il titolo di questo ciclo al Franco Parenti riprende lo slogan sessantottesco “vogliamo tutto”, come citava il titolo del romanzo best seller di Nanni Balestrini del ’71. Vogliamo la Luna è un richiamo ai progetti utopici che sono nati nel trentennio trattato dalle Lezioni.

Dall’aspirazione, dall’utopia, non si può poi produrre un cambiamento reale se non si ha l’idea dell’orizzonte, l’idea di un obbiettivo anche lontano come la Luna. Ecco, per esempio penso che oggi la politica italiana abbia abolito l’orizzonte diffondendo l’dea del pragmatismo, logica che fa sembrare che la direzione, la destinazione, non sia poi così importante. Invece, la poesia di Eduardo Galeano, Utopia, ci aiuta proprio a capire l’importanza dell’orizzonte.

“Lei è all’orizzonte.
Mi avvicino di due passi,
lei si allontana di due passi.
Cammino per dieci passi e
l’orizzonte si sposta
dieci passi più in là.
Per quanto io cammini,
non la raggiungerò mai.
A cosa serve l’utopia?
Serve proprio a questo: a camminare.”

Soprattutto da giovani, per “camminare”, per andare avanti, ognuno di noi deve avere un ideale, ma conviene mantenere un’idea utopica un po’ tutta la vita: io per esempio continuo a sperare nell’utopia che i libri cambino la testa della gente, e in alcuni casi riesce. Per esempio, nel 2002 ho pubblicato Modernità liquida di Bauman e ora tutti parlano di società liquida: in questo caso, da un libro, un’idea è diventata senso comune. È lo stesso per chi fa teatro o cinema: le utopie sono ideali, certo, ma se non si perseguono non si va da nessuna parte.

La prossima Lezione è il 28 gennaio, alle 11 in Sala Grande: Mauro Campus parlerà degli eventi che hanno portato alla nascita dell’Europa e al nuovo Welfare. Da non perdere!

Per maggiori informazioni e per il programma completo: https://www.teatrofrancoparenti.it/spettacolo/lezioni-di-storia/

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