Apparentemente innocua: la Lady Macbeth di Michele De Vita Conti

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, dicono. Ma vale anche per i cattivi? Pare proprio di sì a giudicare dall’originalissima Lady Macbeth che vediamo in scena al Franco Parenti dal 12 al 20 dicembre. Michele De Vita Conti, dopo Orson Welles e Mia Martini, continua a confrontarsi con grandi personaggi: questa volta ha scelto uno dei personaggi più famosi mai usciti dalla penna di William Shakespeare. La cattiva per eccellenza, l’archetipo della donna malvagia, talmente spietata che, a suo dire, farebbe di tutto pur di non vergognarsi del suo uomo. Ma chi conosce Shakespeare lo sa: non bisogna mai fidarsi delle apparenze.

Lady Macbeth-scene da un matrimonio si propone come l’autopsia di un’unione coniugale, un tour dietro le quinte di quella che in molti hanno definito come la più riuscita delle le coppie shakespeariane. Lo spettacolo, in realtà è molto di più: contiene numerosi spunti di riflessione sull’amore viscerale e sui suoi esiti più nefasti, ma anche e soprattutto sulla condizione femminile e sul rapporto uomo/donna.

Una musica jazz che ricorda le sitcom americane ci introduce al personaggio, che che incontriamo in medias res. È un invito quasi familiare e incoraggiante ad entrare nel mondo di una donna estremamente complicata. Insieme al gioco di luci e all’alternarsi dei versi shakespeariani, i brani musicali intervallano le scene. I pezzi scelti appaiono interessanti e perfettamente funzionali: spaziando dal jazz al reggae, introducono ironia laddove la drammaticità prenderebbe il sopravvento.

Unica attrice in scena, Maria Alberta Navello dà prova di tutto il suo talento, sfoderando un’energia coinvolgente e mai tediosa. Si muove nello spazio scenico come in una danza. Attraverso continui riferimenti al mondo animale e alternando le curiose metafore ai versi originali della tragedia, l’attrice dà vita ad un personaggio elettrico e forte. “Le mie mani sono dello stesso colore delle tue, ma mi vergognerei ad avere un cuore così bianco” grida più volte, esasperata da quel marito che non riconosce più. Le parole si ripetono, sottolineando l’ossessività e la disperazione di un rapporto ormai distrutto da un eroe che si è trasformato in vigliacco.

La scena di Lucia Menegazzo è apparentemente semplice, come appartenente lo è il personaggio sul palco: fondale nero, pavimento nero e un ovale bianco fatto di sale, al cui centro sta Lady Macbeth, prigioniera in una sorta di limbo che, se guardato dall’alto, ricorda, nella sua forma, un occhio. Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima. Quale modo migliore, quindi, per farci penetrare nell’intimo tormentato del personaggio in scena?

Bianco e nero sono i colori predominanti dalla scenografia ai  costumi. Pochissimi oggetti sul palco: uno specchio, una vestaglia da pugile, uno shaker e un bicchiere da cocktail. Uno spazio “essenziale” che sottolinea ancora di più, per contrasto, la complessità del personaggio e pone la parola al centro di tutto.

La grande potenza del testo di Michele De Vita Conti risiede nel fatto che Lady Macbeth rimane fondamentalmente un personaggio malvagio. Lo spettatore non prova empatia, ma viene messo nella condizione di comprendere le motivazioni del suo agire. Lady Macbeth non si pente: simula un senso di colpa per costruire un’aura teatrale attorno al suo personaggio e alle sue azioni. Quello che fa lo fa perché è semplicemente depressa, perché lo spettacolo offerto da suo marito non è più sopportabile.

“Alla prima esitazione l’ho massacrato. Alla prima esitazione, l’ho umiliato. Alla prima esitazione l’ho cancellato dal mio cuore”. Parole pesanti, un grido disperato nella ricerca di una propria voce. Le riscritture shakespeariane sono sempre pericolose, entrando nel campo di un immaginario collettivo già fisso, in cui un personaggio è costruito in un certo modo, con determinate caratteristiche. Lady Macbeth è stata spesso relegata al semplice ruolo di villain, che le motivazioni del suo agire siano state analizzate. Michele De Vita Conti, invece, le ha regalato una nuova  profondità e, con la sua pièce, ci consente di rispondere al quesito principale che circonda Lady Macbeth: uccide solo per ambizione e sete di potere? No, ora lo sappiamo, lo fa soprattutto per amore.

 

un progetto di Michele De Vita Conti e Gian Manuel Rau


scritto e diretto da Michele De Vita Conti
con Maria Alberta Navello
scene Lucia Menegazzo
costumi Brigida Sacerdoti
luci Mauro Panizza

Orario, prezzi, info http://www.teatrofrancoparenti.it/?p=informazioni-spettacolo&i=1739

 

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