L’AMERICAN BUFFALO NAPOLETANO DI MARCO D’AMORE

di Lucia Belardinelli

Direttamente dal successo televisivo di Gomorra, Marco D’Amore arriva sul palco del Teatro Franco Parenti con uno spettacolo che dirige e interpreta già dal 2016: American Buffalo, in scena dal 5 al 10 dicembre.

Il testo, scritto negli anni ’70 da un drammaturgo americano, David Mamet, apparse per la prima volta nel 1975 a Chicago e nel 1984 vinse il Premio Pulitzer.  La rilettura della commedia è stata realizzata in sinergia da Luca Barbareschi, che si è occupato della traduzione, da Maurizio de Giovanni, cui spetta il merito dell’adattamento e dal regista, l’affascinante Marco D’amore.

L’ambientazione viene completamente traslata dalla Chicago anni ’70 di Mamet alla periferia della Napoli d’oggi: siamo nei bassifondi, in un quartiere misero dove la delinquenza sembra essere una questione con cui fare i conti quotidianamente. Il linguaggio, il dialetto napoletano con uno slang da periferia, contribuisce a rendere interessante questa commedia dai tratti cupi: doppi sensi ed espressioni volgari dominano il testo, con dialoghi spesso laconici.

La scenografia è la rappresentazione magistrale della caotica bottega di un rigattiere, dove sono ammassate mille cianfrusaglie. È in questo caos che si nasconde anche una moneta: l’American Buffalo, un mezzo dollaro rarissimo con sopra raffigurata la testa di un bufalo, ingenuamente venduto per quattro soldi dal rigattiere ad un collezionista. Tutta l’incalzante e frenetica azione ruota intorno al tentativo da parte dei tre protagonisti di recuperare la moneta a casa dell’acquirente.

I tre personaggi che dominano la scena sono incarnati da attori d’eccezione. Il vecchio rigattiere napoletano, il Don, che veste come un moderno cowboy e utilizza uno slang inglese di basso livello, è impersonato da Tonino Taiuti. Vincenzo Nemolato interpreta Bob, una sorta di garzone beota con vesti da ragazzaccio tossicodipendente di periferia e che tiene perennemente in mano una pallina da tennis; infine vediamo D’Amore dar vita al balbuziente e ingannevole Professore, dall’aspetto di un delinquente di poco conto con in tasca una pistola.

La scarsezza criminale dei tre suggerisce ben presto che la vicenda sarà segnata da un inevitabile fallimento: il colpo non si farà mai, anche a causa dell’assenza di un personaggio continuamente evocato, il professionista della criminalità, Sasà, che tarda a presentarsi e che tanto ricorda il Godot beckettiano.

In questo spettacolo dai connotati realistici sono molte le tematiche affrontate: fondamentale è quella dell’amicizia, che tra il Don e Bob si trasforma in un rapporto quasi tra padre e figlio. Emerge con forza anche il tema del tentativo dell’inganno: il Professore opera ai danni del Don per poter trarre da questa storia un qualche profitto, secondo una dinamica prettamente utilitaristica, anche se nel finale pare dimostrare di aver agito sempre in buona fede. C’è anche un desiderio di rivalsa, in particolare nella figura del rigattiere, che sembra dettare la consecutio delle azioni.

Da questo testo così dinamico, divertente ed esilarante, è stato tratto anche un film con Dustin Hoffman.

 

Di David Mamet

Traduzione di Luca Barbareschi, adattamento di Maurizio de Giovanni

Con Marco D’Amore, Tonino Taiuti, Vincenzo Nemolato

Regia di Marco D’Amore

Produzione Teatro Eliseo

Orario, prezzi, info http://www.teatrofrancoparenti.it/?p=informazioni-spettacolo&i=1721

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