Ciclo di incontri L’Italia che Verrà: 3 ragioni +1 per partecipare

di Maria Teresa Magi

Io tutte le sere, sin da quando avevo circa tredici anni, accendo la tv su La7 e guardo Otto e Mezzo con mia madre. Lo faccio ancora adesso, anche se io e mia madre non viviamo più nella stessa casa (e neanche nella stessa regione), anche se torno a casa stanca e affamata dopo una giornata di lavoro, anche se so che dovrei mettermi a studiare o a cucinare o a fare qualsiasi altra cosa facciano le persone alle otto e mezzo.

Sarà per questo rituale, che in qualche modo scandisce le mie giornate da ormai quasi dieci anni, sarà perché la mia professoressa di filosofia del liceo non faceva che ripetere quanto fosse importante per un giovane sforzarsi di conoscere e di capire quello che succede nel mondo ed era così insistente (e aveva così ragione) che alla fine me ne sono convinta anche io. O forse sarà perché in realtà è piacevole tornare a casa, rimandare le varie faccende, stendersi sul divano ed ascoltare la familiare voce di Paolo Pagliaro che “fa il punto” su questo o quel tema di attualità.

Ebbene sì, lo ammetto: sono una fan. Talmente fan che quando ho saputo dell’intervento di Pagliaro nell’ambito del ciclo di incontri L’Italia che verrà, organizzato dal Teatro Franco Parenti in collaborazione con la casa editrice Il Mulino, non soltanto mi sono ripromessa di andarci, ma ho anche insistito per scrivere io stessa l’articolo di presentazione dell’evento.  E siccome sono ben consapevole che non tutti siano estimatori altrettanto accaniti del personaggio, ecco a voi, cari lettori, un esauriente elenco di motivazioni per cui la partecipazione ad un incontro del genere è assolutamente IMPRESCINDIBILE:

  1. L’Italia che verrà è un ciclo di quattro incontri pensato per il confronto intergenerazionale sui grandi temi di attualità che interessano il nostro paese. Dall’economia al cyber bullismo, dai cambiamenti climatici a quelli dell’informazione nell’era digitale: esperti del calibro di Romano Prodi, Chiara Saraceno e Alberto Clò dialogheranno con i docenti e gli studenti degli atenei milanesi, provando a sfatare il luogo comune dell’incomunicabilità tra generazioni e offrendo allo spettatore una disamina di alcuni tra i più rilevanti aspetti della contemporaneità, analizzati da punti di vista molto diversi. Insomma, un’occasione di imparare per e da i più giovani: la mia prof di filosofia sarebbe fiera di voi!
  2. “Si sa che noi Italiani, per lunga tradizione, siam troppo appassionati di ogni discussione” cantava Gaber in una celeberrima canzone del 2003, la cui disarmante attualità è pari solo alla sua disarmante bellezza. Insomma, diciamocelo: l’era dei talk show è finita. Fatte le dovute eccezioni, è francamente diventato sfiancante ascoltare per l’ennesima volta le stesse trite risposte alle solite trite domande, nella passiva consapevolezza che, nella maggior parte dei casi, il dialogo in corso non ha alcuna pretesa di essere costruttivo. Magari occorre cambiare format: domande diverse e interlocutori diversi, per restituire alla conversazione quello che dovrebbe essere il suo obbiettivo primario, ovvero l’arricchimento di chi parla e di chi ascolta.
  3. La location è importante: c’è un motivo se le “chiacchiere da bar” sono e saranno sempre condannate alla superficialità. Allo stesso modo, sbraitare contro il televisore dal divano di casa propria avrà pure un che di catartico, ma resta il fatto che (purtroppo o per fortuna) non ci sente nessuno (se non il disperato vicino di casa). Tuttavia, se il teatro della discussione è proprio un teatro, ecco che tutto acquista un’aura di rispettabilità: sarebbe forse opportuno coniare l’espressione “chiacchiere da teatro” e lasciare che l’incantevole cornice del Franco Parenti faccia il resto. E poi, il bar ce l’abbiamo anche noi, qualora prima di discutere dei massimi sistemi si senta l’impellente bisogno di un calice di vino.

Mi sento a questo punto di aggiungere una quarta argomentazione, che forse non avrà valenza universale  ma che sicuramente costituisce la principale tra le mie motivazioni: parlavo prima della familiare voce di Paolo Pagliaro che da quasi dieci anni accompagna le mie serate.  Se anche voi, come me, siete ansiosi di dare un volto a quella voce e di fare, una volta per tutte, il punto SU Paolo Pagliaro, non vi resta che venire a teatro Martedi 14 novembre: sarà solo il secondo di ben quattro incontri, magari ci prendete gusto!

 

L’Italia che verrà #2

Martedì 14 Novembre, ore 18.00

Fare il punto: fact-checking

vs Bufale

Paolo Pagliaro dialoga con Alessandra Tedesco

 

L’Italia che verrà #3

Martedì 21 Novembre, ore 18.00

Energia e Clima. Smascherare il grande inganno

Alberto Clò dialoga con Luigi De Paoli

 

L’Italia che verrà #4

Martedì 19 Dicembre, ore 18.00

Odio in rete. E non solo

Chiara Saraceno dialoga con Roberta Sassatelli

 

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