Che cosa stiamo aspettando? Intervista a Maurizio Micheli

di Giovanni Piras

Basta che non ci debba mai mancare qualcosa da aspettare

Inizio con una citazione da Jannacci perché secondo Maurizio Micheli, attore di cinema, teatro e televisione con una lunga carriera alle spalle, è rappresentativa di quanto ci aspetta nel suo ultimo spettacolo, da lui scritto e interpretato: Uomo solo in fila, un Aspettando Godot dei giorni nostri, che ci pone davanti non tanto ai quesiti ultimi di beckettiana memoria, quanto ai drammi e ai ricordi di una vita qualsiasi, riemersi proprio nell’attesa.

Noi di Sik Sik abbiamo intervistato lui, il protagonista assoluto, Maurizio, un’attore che ha fatto la storia del nostro teatro:«Collaboro da anni col Teatro Parenti. L’ho visto nascere! Quando Franco Parenti e Andrée Shammah nel 1972 hanno aperto il Salone Pier Lombardo, io c’ero».

Cinema, teatro e televisione: dove si sente più a casa?

Ovviamente a teatro, perché è lì che ho cominciato; è lì che nasce lo spettacolo e la vita dell’attore. Il teatro è alla base, si fa e si abita. Lo spazio scenico è quello che mi ha portato a fare questo mestiere: prima ho amato l’edificio teatrale, e poi i testi.

In questo spettacolo l’Uomo solo in fila aspetta: che cosa?

È in attesa di un numero, che dovrebbero chiamare in un qualunque ufficio di Equitalia. In realtà il numero è simbolico, una metafora della vita: si aspetta sempre qualcosa nella vita, no? Qualcosa da aspettare, era una canzone che cantava Jannacci: nella vita bisogna aspettare qualcosa, nel bene e nel male, sperando che sia una cosa buona. È un po’come Aspettando Godot di Beckett:si aspetta perché da lui dipenderà, chissà, una nuova vita.

Quindi ci dobbiamo aspettare molto Beckett nel suo spettacolo…

Molto no, perché io non tratto i massimi sistemi. È più una chiacchierata/riflessione che faccio sulla situazione del mio protagonista: chiuso in un ufficio, senza sapere quando uscirà,glicapita di riflettere sul senso della vita. Ma non c’è la poesia di Aspettando Godot: c’è una riflessione sull’oggi e l’occasione è data dall’attesa in un uffico, in cui si aspetta da chissà quanto…

Durante lo spettacolo dal protagonista emergono pensieri e ricordi ma soprattutto canzoni: che ruolo hanno nella drammaturgia e per lei?

Per me sono molto importanti, ma non tutte: contano le canzoni che lasciano una traccia, che descrivono, sottolineano e segnano un’epoca. Siccome nello spettacolo si parla di epoche diverse, perché i ricordi di quest’uomo sono tanti, le canzoni sono il giusto contrappunto a questi ricordi.

A chi consiglierebbe di vedere il suo spettacolo?

Credo che oggi si faccia molto poco teatro comico: si ricorre spesso a classici, dei capolavori, ma sono sempre dei classici… Per me è importante raccontare la nostra epoca. Ogni epoca ha avuto il suo teatro che raccontava la propria storia: la nostra epoca ha poco teatro nuovo. Questo spettacolo parla di cose di oggi, le persone si immedesimano e stanno a sentire perché le riguarda personalmente.

Allora aspettiamo insieme in fila fuori dal Teatro Franco Parenti per non perdere Uomo solo in fila, dal 3 al 26 novembre in sala AcomeA.

 

UOMO SOLO IN FILA I pensieri di Pasquale

di e con Maurizio Micheli
al pianoforte Gianluca Sambataro
regia di Luca Sandri
scene Fabio Cherstich
produzione Teatro Franco Parenti

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