Intervista immaginaria a Alejandro Jodorowsky

Che cosa chiedereste ad un regista, scrittore,  fumettista, drammaturgo e studioso di tarocchi? Di leggervi la mano? Di declamare Shakespeare? Di farvi un autografo?

Ebbene, se in questo momento non fossi  sul mio divano, in un appartamento nel centro di Milano, ma mi trovassi… che ne so, in un caffè parigino dall’aria bohemién, a sorseggiare del vino rosso in compagnia di Alejandro Jodorowsky…

Dei suoi famosi 82 consigli per vivere meglio, qual è quello che ha seguito  più spesso?

Smetti di definire te stesso.

Quando ci si lascia ingabbiare in rigidi schemi e sovrastrutture, si finisce per porre un inutile freno alle potenzialità di una mente vivace e curiosa. Io sfuggo da sempre a qualsiasi definizione, a qualsiasi etichetta. “Questa è la vera libertà: essere capaci di uscire da se stessi, attraverso i limiti del piccolo mondo individuale per aprirsi all’universo”.

Lei ha conosciuto e lavorato con alcuni tra i più grandi artisti di tutti i tempi, da Marcel Marceau (suo maestro e mentore) ai Pink Floyd. Qual è stato, tra tutti,  l’incontro più interessante e significativo?

Ebbene, pochi di noi hanno avuto il privilegio di incontrare personalità del calibro di Salvador Dalì ed Orson Welles… ma mi vanto di essere L’UNICO a poter dire di aver celebrato personalmente le nozze tra Marylin Manson e Dita Von Teese. Forse non è la più significativa delle mie esperienze, ma è sicuramente la più singolare.

Quando si tratta di un personaggio come lei, la parola singolare assume tutto un altro significato! Ma è vero che ha avuto una relazione con Reyna d’Assia? E che Vittorio Gassman si è rivolto alla sua psicomagia per curare la propria depressione?

Molte cose si dicono, e per anni sono state dette, riguardo a questi e molti altri fatti. Ma io non mi occupo di fatti: “sono un professore di immaginazione. Insegno alla gente ad immaginare”.

Lei è anche uno studioso di tarocchi: cosa vede nel mio immediato futuro?

Quanto immediato? Diciamo… nelle prossime 24 ore?

Beh, molto probabilmente domani stesso sarai a teatro, a vedere OPERA PANICA – CABARET TRAGICO, in scena al Teatro Franco Parenti dal 10 al 29 ottobre. Che poi, è l’unico motivo per cui mi hai tenuto qui tutto questo tempo, seduto al tavolo di un caffè immaginario, mettendomi in bocca parole che non ho mai detto. Ma apprezzo lo sforzo di immaginazione! E poi, se davvero i lettori volessero ascoltare le parole di Alejandro Jodorwsky (quello vero, non questa pallida imitazione) che venissero a vedere lo spettacolo: li aspetto.

Allora ci vediamo a teatro, maestro.

Assolutamente si.

 

NB: L’intervista è completamente immaginaria ed ha il solo scopo di presentare lo spettacolo. Nessun artista di fama mondiale  è stato maltrattato durante la stesura di questo testo.

 

OPERA PANICA – CABARET TRAGICO

di Alejandro Jodorowsky.

Traduzione di Antonio Bertoli.

con Valentina Picello, Loris Fabiani, Matthieu Pastore, Francesco Sferrazza Papa,

e con i DUPERDU Marta Maria Marangoni e Fabio Wolf,  autori e interpreti delle canzoni originali dello spettacolo.

Regia e spazio scenico Fabio Cherstich.

One Comment

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  1. EUGENIA DE SIMONE 11 ottobre 2017 — 07:29

    esilarante (superlativo assoluto)

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