Dalla parte di Misia: viaggio in un salotto parigino

di Roberta Maroncelli

Nell’intimità di un salotto parigino il passato mitico della Belle Époque prende vita: Lucrezia Lante della Rovere diventa Misia Sert e accoglie il pubblico milanese nell’atmosfera scintillante di inizio Novecento con Io sono Misia, spettacolo diretto da Francesco Zecca, con il testo inedito del poeta Vittorio Cielo, dal 18 al 23 aprile in scena al Teatro Franco Parenti.

Parigi nel primo  Novecento è la luce che illumina la vita letteraria, artistica e culturale di tutta Europa. È la città che segna un’epoca, che fa vivere e che si fa vivere, accogliendo artisti da tutto il mondo.

Le finestre delle case si aprono, i pittori escono con cavalletto e pennello in mano, gli scrittori camminano con penna e taccuino, perdendosi nelle vie da Montmartre a Montparnasse per poi fermarsi a bere (anche tanto!) nei café. Assaporano l’aria che solo la ville lumière con i suoi odori, i suoi colori e le sue sensazioni può dare. Spesso il punto di ritrovo è nell’atelier di qualche pittore o scultore, al Bateau-Lavoir da Picasso o – e veniamo alla nostra protagonista – a cena da Misia Sert.

Originaria di San Pietroburgo ma trasferitasi giovanissima con il primo marito a Parigi, Marie Sophie Olga Zenaïde Godebska (1872-1950), detta Misia, diventa presto un riferimento nell’ambiente culturale cittadino.

Che sia nella casa di Villeneuve vicino a Parigi o nell’appartamento in Rue de Rivoli o in quai Voltaire, Misia è sempre circondata da artisti di talento che cercano la sua compagnia. Come un mago che incanta, questa straordinaria pianista ha quella raffinata sensibilità che sa comprendere personaggi come Stravinsky, Jean Cocteau, Marcel Proust e Renoir, spesso suoi ospiti a cena.

Appassionata di balletti russi, non perde una replica dal suo palchetto dell’Opéra, dove si reca elegantissima, come Coco Chanel le aveva insegnato.

Momenti cari sono le serate d’autunno in compagnia dell’amico Mallarmé, l’unico veramente capace di ascoltarla suonare, seduto sul divanetto mentre fuma la pipa. Misia si fa voler bene, sa ascoltare entusiasta e – talvolta – così catturata dai progetti degli amici da rimanere senza parole. Ama ognuno di questi artisti come persone. Non si preoccupa di collezionare poesie o bozzetti che i suoi amici le dedicano: li conserva, semplicemente, per il ricordo di un particolare incontro o di una discussione. Come quella volta in cui aveva fatto impazzire Toulouse-Lautrec durante una seduta di ritratto, perché scontenta di come il pittore le stesse disegnando gli occhi, meritandosi così una sua caricatura da proprietaria di bordello!

Una donna estremamente sensibile, alla costante ricerca di protezione nei tre (falliti) matrimoni e che scopre nell’arte la salvezza da una vita potenzialmente monotona. Misia non diventerà mai una pianista professionista o un’artista affermata, ma rimarrà sempre dietro le quinte, dove può essere il mezzo per far vivere il lavoro degli altri, dal quale si fa completamente assorbire appassionandosene come se fosse suo.

E ora la palla passa a Lucrezia Lante della Rovere: seduta su  un’immensa poltrona di velluto verde, l’attrice accoglie il pubblico nel suo salotto e racconta Misia Sert, presentando i suoi amici artisti e portando a Milano l’atmosfera luccicante di quella Parigi misteriosa di inizio ventesimo secolo.

 

IO SONO MISIA
L’ape regina dei geni

di Vittorio Cielo
con Lucrezia Lante della Rovere
regia Francesco Zecca
assistente alla regia Arcangelo Iannace
scene Gianluca Amodio
costumi Alessandro Lai
musiche Diego Buongiorno
luci Pasquale Mari
produzione Karamazov Associati
(Pierfrancesco Pisani, Progetto Goldstein)
in coproduzione con Fondazione Devlata / DoppioSogno

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