Animali da teatro: il pubblico visto dalla biglietteria – #backstage

di Lucia Belardinelli

Al via #backstage, la nostra rubrica sulle professioni del mondo del teatro: chi lavora dietro le quinte del Franco Parenti? In questo primo appuntamento abbiamo incontrato Tommaso Santagostino, responsabile della biglietteria. Un lavoro noioso, dite voi? Non sembra proprio, soprattutto quando i clienti diventano “casi da manuale” e movimentano la giornata, trasformando il botteghino in una interessante passerella di tipi umani.

È un pomeriggio soleggiato quando Tommaso si lascia intervistare sulla sua professione: la biglietteria. Tommaso, dall’alto dei suoi dieci anni di lavoro sul campo, anni in cui ha attraversato vari teatri, dal Filodrammatici al Teatro Nazionale, per approdare definitivamente al Parenti nel 2011, osserva gli spettatori con interesse, individuando vari (e strani) tipi umani… e d’altronde se il responsabile del botteghino è laureato in antropologia, qualcosa vorrà pur dire.

Le mansioni di Tommaso? Coordinare il personale della biglietteria, valutare il monte ore, gestire le vendite, unificare il botteghino agli altri settori del teatro, gli accrediti, insomma una fatica erculea. Il tutto reso ancora più complesso dalla natura del Parenti, multisala che organizza non solo spettacoli, ma anche eventi di vario tipo. Ma nonostante tutto il nostro Ercole non molla mai: se si crea una criticità, Tommaso corre a salvare la situazione.

A proposito di problemi, quali sono i più frequenti che hai dovuto fronteggiare?

La biglietteria è il luogo dove accorre chi ha da lamentarsi. Oggi chiunque ha modo di lamentarsi pubblicamente sui social: questa cosa ha creato dei problemi ai vari addetti del botteghino, che ovviamente sono tra i lavoratori più esposti all’interno di un sistema teatrale. È chiaro che possono esserci degli errori, dovuti alla legge dei grandi numeri, ed è normale che qualcuno abbia di che lamentarsi, ma sicuramente il mondo virtuale ha di gran lunga amplificato la cosa rispetto agli anni passati. Lavorare in biglietteria significa dipendere dagli altri, da chi entra in teatro, da chi chiama al telefono, da chi manda una mail. L’efficienza è misurata nella capacità di risolvere ogni questione, ma l’efficienza difficilmente è al top per otto ore al giorno. Tante volte si pretende tanto dalla biglietteria, quando è dura poter garantire un servizio lucido se sei veramente sotto stress.

Chi entra dalla porta d’ingresso?

Un teatro seleziona sempre il suo pubblico, con una serie di scelte di programmazione, di prezzi, di modalità che rischiano di rendere il tutto un po’ autoreferenziale. Nel complesso il pubblico è abbastanza agé, spesso ha difficoltà con gli acquisti online e quindi necessita del punto di riferimento classico del botteghino per chiedere il supporto di una presenza concreta. È un pubblico variegato, ma possono essere facilmente individuate delle precise categorie. 

Gli abbonati, innanzitutto…

Sono una fascia importante di clienti di fiducia che torna e ritorna e che viene coccolata dallo staff della biglietteria: si cerca sempre di accontentare le richieste e di venire incontro alle varie esigenze, dalla volontà di sedere avanti a quella di cambiare spettacolo. Tant’è che con gli abbonati spesso si instaurano relazioni di lunga durata.

Ma se dovessi chiederti di qualche “caso clinico” venuto a trovarvi?

Oltre al pubblico classico non mancano delle categorie da manuale, come quella degli ossessivi compulsivi teatrali, che ogni giorno vengono a controllare che la loro prenotazione esista ancora. Ci sono poi i capigruppo informali di schiere di amici o di colleghi o di giocatori di briscola che periodicamente utilizzano il teatro come luogo di incontro e socializzazione. Per il botteghino passano poi quasi ogni giorno i condomini del palazzo che ospita il Parenti, attratti magari dalla prospettiva di scambiare due chiacchiere con un cassiere simpatico.

Tommaso parla della biglietteria come della faccia del teatro, come dell’imbuto che raccoglie tutta una serie di informazioni esterne che poi giungeranno al cuore. Ama stare sulla porta, avere a che fare con il pubblico, osservare gli spettatori e scambiarci due chiacchiere.

Non mancano gli spettatori che hanno un’incredibile capacità di far innervosire: sono quelli che, completamente privi di fiducia e con il timore di essere fregati, vogliono conoscere tutti i colori della legenda delle piante degli eventi per capire che biglietto comprare. C’è il gruppo di quelli che usano questo mezzo per conoscersi, trasformando questo spazio nel luogo ideale per un appuntamento al buio. C’è il cacciatore di autografi, c’è il ragazzino in giacca e cravatta con la fidanzatina in abito lungo e c’è anche un signore che viene a fare disegni, caricature. Insomma c’è un po’ di tutto.

Per Tommaso il suo lavoro è come stare in una piazza: la biglietteria collega il mondo esterno a quello interno. Lì, di fianco all’ingresso, il suo è il primo volto del teatro che gli spettatori incontrano.

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