Dal liceo a teatro: Federica Fracassi racconta il prof Recalcati

 di Andrea Piazza

In occasione della presentazione del suo nuovo libro al Teatro Franco Parenti, Massimo Recalcati sarà accompagnato dalle letture di Federica Fracassi, celebre attrice e – a suo tempo – allieva di quello che oggi è forse il più noto psicanalista italiano. L’occasione era troppo interessante per lasciarci sfuggire una chiacchierata con lei, l’allieva, l’attrice.

Il segreto del figlio – l’ultima fatica letteraria di Massimo Recalcati, edita da Feltrinelli e in libreria da questo giovedì – sarà presentato in anteprima questa sera, lunedì 27 marzo, nella Sala Grande del Franco Parenti: proseguendo il proprio percorso di approfondimento, lo psicanalista scrittore affronta, dopo le figure del padre e della madre, quella imprescindibile del figlio, di quell’esistenza unica e irriducibile alla semplice essenza dei genitori. Ma a scandire le tappe del viaggio di Recalcati sono i figli della letteratura occidentale, a partire dai più grandi: Edipo e Amleto. A dar loro voce e anima, durante la presentazione, Federica Fracassi. Che di Recalcati ricorda le lezioni di qualche anno fa, quando era seduta al banco del liceo e quel prof di filosofia carismatico e un po’ atipico l’aveva incantata. Anni dopo, il legame rimane e diventa una sinergia artistica.

«Lo dico sempre, lui è stato proprio un’illuminazione per me – mi racconta Federica quando le chiedo di quel suo prof speciale e di poco più grande di lei – In quegli anni poi io ero la classica adolescente timida, triste, che viveva sui libri, lui mi affascinava tantissimo, con la filosofia mi ha aperto un metodo di lavoro, ti dava entusiasmo ed energia, ti appassionava in maniera viva. Ed è stato importante anche per il mio arrivo al teatro, pur non direttamente. Io avevo già fatto danza, lui mi aveva spalancato il mondo della cultura, avevo aperto una serie di interessi, poi all’università mi sono iscritta a filosofia e anche se mi sono laureata a quasi quarant’anni (ride, ndr), lavorando contemporaneamente a teatro, quella materia è stata per me una palestra». E il rapporto tra i due continua, mentre le rispettive carriere ormai sono decollate: la filosofia in partenza, e poi il teatro per lei, la psicanalisi per lui. «È stato un maestro», mi ripete.

La tentazione per il sottoscritto diventa eccessiva, devo chiedere: c’è un aneddoto in particolare che Federica ricorda con il sorriso di quel prof oggi così famoso? «A un certo punto lui era in fissa con la canzone E ti vengo a cercare di Battiato, la cantava sempre – mi risponde tra le risate – e così noi una mattina abbiamo portato a scuola la musicassetta e abbiamo fatto partire il pezzo al suo ingresso a lezione, come una sigla, è stato divertentissimo. C’era poi il nostro compagno – ogni classe ne ha uno così, no? – che era bravissimo con le imitazioni, lo imitava davanti a Recalcati stesso che rideva come un matto».

Un professore umanissimo con gli allievi, ma anche «molto severo nella sua umanità, ci aveva dato un imprinting preciso, la filosofia non era una chiacchiera ma doveva essere un metodo, con un suo specifico linguaggio». «Io ero brava, prendevo di solito voti altissimi ma alle prime interrogazioni lui mi aveva dato tipo sei. Ricordo le mie compagne disperate, ma anche questi erano piccoli insegnamenti: poi abbiamo capito che era anche un voto rispetto a te stesso, per farti crescere. D’altronde è psicanalista», conclude con un’altra risata.

Ma da quando una sedeva dietro il banco e l’altro in cattedra, come sono arrivati Federica Fracassi e Massimo Recalcati a condividere il palco di via Pier Lombardo? «Questa idea, come chiacchiera, è nata un anno fa, quando Recalcati era venuto a vedermi in Magda e lo spavento, sulle donne di Hitler, ed era rimasto entusiasta dello spettacolo. Ci siamo risentiti, sono andata a seguire alcune sue presentazioni e vedevo che lui leggeva dei brani all’interno delle iniziative. Mi è venuto in mente che se aveva dei pezzi che voleva venissero letti potevamo fare qualcosa insieme. E l’occasione è arrivata con questo nuovo libro».

«A me piace molto leggere, in generale, è bello anche per il pubblico avere una voce minimamente preparata che accompagni la lettura – continua, con la mente che torna al liceo – Anche questo mi viene da scuola (ride, ndr), io ero sempre quella che i testi voleva leggerli facendo le parti, recitandoli un po’».

Il tempo dell’intervista vola, devo affrettarmi all’ultima domanda, la domanda all’attrice Federica Fracassi: qual è il figlio, nella storia del teatro, che le interessa di più? «(momento di silenzio) Quando penso al figlio penso sempre ad Amleto, perché forse lo sento più contemporaneo: ha addosso una incapacità di reagire, un mal di vivere, un ritornare sulle cose che è molto tipico della nostra epoca. Ogni tanto mi verrebbe da prenderlo a sberle, vorrei urlargli “Fai qualcosa!”. E poi c’è tutta la parte sugli attori, la riflessione sul teatro e sulla finzione. Per un attore è veramente affascinante, mi dispiace in un certo senso essere una femmina (ride di nuovo, ndr)»

E allora, attendendo che l’Amleto donna entri su un palcoscenico, non ci resta che salutare Federica Fracassi per rivederci a teatro.

One Comment

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  1. mariamarziani 28 marzo 2017 — 11:01

    Interessante sinergia artistica !

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