di Roberta Maroncelli
Dal 21 al 26 febbraio al Teatro Franco Parenti è in scena Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello, per la regia di Valter Malosti. Ad accompagnare il debutto dello spettacolo, domani sera, mercoledì 22 febbraio, sarà la conversazione con il regista e la docente di drammaturgia Roberta Carpani. Special guest: la follia pirandelliana.
È il regista e attore Valter Malosti che ci porta nell’universo di Pirandello, in una delle sue commedie più rappresentate: un lavoro ineditoche parte dal testo originario in dialetto siciliano, “A birritta ccu ‘i ciancianeddi”, pensato all’inizio del Novecento per il grande attore comico Angelo Musco e mai pubblicato da Pirandello.
La lingua è la vera protagonista, i personaggi si animano con le parole e la scena corre veloce, frizzante, seguendo il ritmo sempre più veloce di una partitura musicale in accelerando. La rappresentazione è in dialetto siciliano e in italiano (anche se gli attori mantengono sempre una marcata cadenza regionale).
Malosti entra nel vivo della storia partendo dalla realtà dialettale che immediatamente codifica e indica al pubblico famiglia, paese e tradizioni. Gli stereotipi inchiodano così i personaggi entro schemi inamovibili: una tensione che fa dello spettacolo una bomba a orologeria, pronta a esplodere nella pazzia più totale.
La scena, curata da Carmelo Giammello, diventa un ring claustrofobico, dai colori contrastanti; è un salottino borghese alla Ibsen, un piano rialzato a mo’ di scacchiera, in cui i personaggi-pedine si muovono sfidandosi a colpi di scena.
Uomini in giacca e cravatta e donne in vestito provinciale si contendono il palcoscenico, nella follia crescente del dramma: apparentemente una “normale” tresca, con una moglie gelosa, interpretata da Roberta Caronia, un’amante più giovane, un marito che ne approfitta e l’immancabile cornuto, impersonato dall’abile Valter Malosti.
Una pièce antimaschilista, in cui il tentativo di salvare la forma e il contegno degenera: vedremo un sottomesso Valter Malosti trasformarsi, nei panni di Ciampa, in pazzo furioso dai capelli sparati in aria, agitarsi sul palco armato e gridare: «appena mia moglie ritorna a casa, io con l’accetta le spacco la testa!». Aiuto.
Roberta Caronia, la tradita e comprensibilmente gelosa Beatrice, non sarà da meno e nella scena finale sfoggerà tutta la sua pazzia, saltando e urlando dall’esasperazione di essere stata ricacciata nel posto di donna che le spetta. Zitta e pazza. La lingua è essenziale inscrive e descrive, libera e imprigiona. Gli attori sono in carne e ossa e il confronto è sbattuto in faccia.
Un tono noir caratterizza tutta la rappresentazione perché per riscattarsi dalle male lingue l’unica via di scampo è diventare ciò che non si è.
Quello che va in scena è un corto circuito non solo linguistico ma anche reale ed effettivo: alla fine diventeremo pazzi (e cornuti) pure noi? Forse lo siamo già…
IL BERRETTO A SONAGLI
di Luigi Pirandello
con Roberta Caronia, Valter Malosti, Paola Pace, Vito Di Bella, Paolo Giangranasso, Cristina Arnone, Roberta Crivelli
adattamento e regia Valter Malosti
scena Carmelo Giammello
costumi Alessio Rosati
luci Francesco Dell’Elba
macchinista e direttore di scena Gennaro Cerlino
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