Il tragico mondo di Madame Bovary

di Roberta Maroncelli

Una casa nella campagna francese, una cittadina di provincia senza nulla da fare, un marito stupido e una donna con pretese aristocratiche: voilà Madame Bovary, al Teatro Franco Parenti da mercoledì 11 a domenica 22 gennaio nella messinscena con Lucia Lavia diretta da Andrea Baracco.

La parabola discendente è già evidente. Sparati un colpo che fai prima. Invece Emma Bovary ci prova, a suo modo, ci prova a essere la moglie che ha sempre sognato diventare, a vivere una vita che non rispecchia le sue aspettative, con quel marito medico, il cui titolo sembrava promettente, incapace di comprenderla. In lontananza, i rintocchi della campana ritmano la sua discesa.

Tutto è vuoto. Emma vive per i sogni che la uccideranno: si crede l’eroina romantica dei libri della giovinezza e cerca conforto nell’esotico, nel lusso e negli amanti ma niente cura la sua insoddisfazione esistenziale. Ogni luogo ne evoca un altro, come se un “altro luogo” potesse salvarla dalla monotonia del presente. Sogna Parigi ma il massimo che conquista è una piantina di quella città! Al ballo del marchese il sogno sembra realizzarsi ma poi la serata finisce, l’incanto svanisce e Cenerentola torna a casa, consapevole di ciò che si prova a vivere in un certo ambiente senza poterne fare parte. Non resta che il ricordo (o l’attesa…) di un prossimo invito a un prossimo ballo. Chissà quando.

Una donna depressa? Madame Bovary è questo, ma non solo. Emma è il bollito che prepara per cena al marito Charles: ci mette dentro di tutto e tutti possono attingerne, ma quello che ne rimane è il recipiente scheggiato. Emma è niente. È un ironico esercizio di stile in cui Flaubert inserisce la propria esperienza giovanile e le proprie fantasie romantiche.

«Signorina, si ricordi che Madame Bovary è una stupida»,  mi sorprese una volta la mia prof: Emma cerca un conforto ideale mai sufficiente, si dispera e tenta di ribellarsi alla vita ma la realtà la schiaccia.

«Emma Bovary c’est moi», scriveva Flaubert. Emma Bovary c’est nous. Per questo ancora affascina o scandalizza: « è una stronza!» (si potrà scrivere?) mi ha detto un amico. Vero ma non solo, per fortuna. È il mondo del sogno e del disincanto, un libro che ancora oggi ha un potere incredibile, per cui rischiare la vita in un circolo letterario clandestino, come racconta Azar Nafisi in Leggere Lolita a Teheran.

Il confronto con un personaggio così carismatico non è impresa facile. Da ammirare il coraggio della giovane attrice Lucia Lavia che impersona Emma enfatizzandone il carattere passionale e sensuale, più velato nel testo di Flaubert, sulla scena metallica dove il regista Andrea Baracco guida gli attori, come nella gabbia della prigionia domestica per la libertà del sogno.

Dimenticavo! Non perdete i caffè letterari mercoledì 11 gennaio con la professoressa Marisa Verna e venerdì 13 gennaio con il critico Stefano Agosti. Emma Bovary c’est nous.

 

MADAME BOVARY

di Gustave Flaubert
riscrittura di Letizia Russo
con Lucia Lavia
e con Woody Neri, Gabriele Portoghese, Mauro Conte, Laurence Mazzoni, Roberta Zanardo, Elisa Di Eusanio, Xhuljo Petushi
regia Andrea Baracco
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
produzione Khora Teatro

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