Essere se stessi senza trasferirsi a Samoa

 

di Beatrice Salvioni

“Dovremmo avere la memoria corta come i pesci rossi: così ricorderemmo solo le cose belle”. Fa’afafine, il viaggio alla scoperta di sé vincitore del Premio Scenario Infanzia 2014 al Teatro Franco Parenti

La quarta parete è il muro invisibile della stanza di un bambino: pareti verde pastello con disegni di astronavi, un lettino, un armadio e giocattoli sparsi per il pavimento; la stanza di un bambino.

Il regista, Giuliano Scarpinato, ci permette di spiare un’istantanea di un momento particolare della vita di Alex Bianchi (interpretato in modo credibilissimo dall’attore ventinovenne Michele De Girolamo) alle prese con l’intricato momento della presa di coscienza di sé.

Lo spettacolo è costruito su un monologo: la voce ingenua di Alex ci guida nel suo universo di sogno, interrotto da interventi video che racchiudono il mondo esterno incarnato dai genitori (lo stesso Scarpinato e Gioia Salvatori). La scelta di inserire unicamente nella forma di filmato le parti che li riguardano aumenta il senso di isolamento di Alex, unico interprete presente fisicamente in scena; ci spinge a sentirci emotivamente legati a lui piuttosto che alle figure dei genitori così distorte da quel buco della serratura che l’immagine video ripropone nella propria forma.

La stanza è un rifugio sicuro e tra le mura verdi ci sentiamo al sicuro anche noi, spettatori privilegiati dei sogni di Alex che vola con la fantasia fino a Samoa, dove esistono i Fa’afafine, chi non vuole definirsi in un genere preciso, né maschio né femmina. Alex si sente come loro; a scuola gli altri bambini non lo comprendono.

Compagni di Alex sono i peluche con cui dialoga e a cui pone le domande che non ha il coraggio di fare nel mondo reale. Ha anche una Barbie che porta sempre con sé ma nascosta nello zaino per vergogna. Solo per l’amico Elliot ha il coraggio di essere autentico. Vuole dirgli che gli vuole bene e per farlo desidera essere finalmente se stesso.Come vestirsi per il momento speciale? Il vestito da fatina con gli occhiali da aviatore e la maschera da Thor, perché Alex vuole essere tutte queste cose insieme. La sua stanza, come potrebbe fare solo agli occhi di un bambino, diventa un’astronave, il letto un portale dimensionale. Ma Alex comprende di voler essere se stesso nel proprio mondo. Saranno i genitori, dapprima restii e timorosi, mescolando ruoli e vestiti a dirgli che non deve cambiare: è sbagliato trattenere se stessi dietro una maschera. Alex ritroverà il coraggio di essere quello che vuole: la Barbie svetta orgogliosamente dalla tasca esterna dello zaino quando esce dalla stanza.

Nello spettacolo, vincitore dell’Eolo Award 2016 come miglior spettacolo per l’infanzia, l’intenzione di andare incontro a un pubblico infantile appare chiara nella freschezza con cui procede la narrazione e negli elementi giocosi della messa in scena; il tema trattato però, per la sua complessità, non credo sia adatto a essere proposto con leggerezza a un pubblico troppo piccolo.

 

FA’AFAFINE  Mi chiamo Alex e sono un dinosauro
testo e regia Giuliano Scarpinato
con Michele Degirolamo
in video Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori
visual Media Daniele Salaris – Videostille
progetto scenico Caterina Guia
illustrazioni Francesco Gallo – Videostille
luci Giovanna Bellini
produzione CSS Teatro Stabile di Innovazione del FVG
Teatro Biondo Stabile di Palermo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: