Ritorno a Gerusalemme – a pranzo con Luca Micheletti

di Andrea Piazza

Le variazioni Goldberg: come la più complessa creazione di Bach. Ma anche come le variazioni di Goldberg, un nome così diffuso nel mondo ebraico da poter diventare “le variazioni del sig. Rossi”. Misterioso fin dal titolo, complesso, stimolante, mai pacifico, il testo scritto da GeorgeTabori arriva oggi per la prima volta in Italia. A portarlo in scena al Teatro Franco Parenti Luca Micheletti.

Incontro Luca per un pranzo veloce, le prove incalzano e il tempo diventa prezioso. Parlare di un testo come Le variazioni Goldberg non è facile, spiegarlo al pubblico ancora meno. Chiediamo l’aiuto di un bicchiere di vino e iniziamo ad addentrarci nell’universo-Tabori, lui da esperto, il sottoscritto in punta di piedi, profano qual è. Provando a sbrogliare un po’ di nodi.

 

Iniziamo dalle basi. GeorgeTabori. Chi era costui?

È stato un poliedrico poligrafo, ma anche teatrante, sceneggiatore, romanziere, la cui biografia artistica e non ha attraversato il Novecento. Nel corso della sua vita ha cambiato molte maschere ma tutte molto autentiche, per morire a Berlino nel 2007 in odore di santità teatrale. In Italia è arrivato pochissimo, con tre titoli essenzialmente, Jubilaeum, Mein Kampf e I cannibali.

 

E ora Variazioni Goldberg

Questo testo data 1991, ha debuttato a Vienna al Burgtheather con la sua regiae un gruppo di attori con cui lavorava da tempo, tanto è vero che il testo stesso risente, ma positivamente, di questa costruzione collettiva. È una sorta di traccia che registra le improvvisazioni che con questo gruppo consolidato di attori lui andava facendo. Nonostante questo privilegiare l’improvvisazione e l’emozione performativa degli ultimi anni, si può però dire che Tabori sia senza dubbio un controverso figlio di Brecht, anche per l’uso disinibito della stilizzazione.

 

Il testo a prima vista sembra un’utopia: siamo in uno scenario post-atomico, si cerca di mettere in scena tutta la Bibbia in una sorta di rappresentazione sacra totalizzante…

È vero che si tratta di una sorta di allucinazione ed è vero che si fa riferimento a tutta la tradizione delle sacre rappresentazioni e dei grandi teatri del mondo ma è anche vero che in realtà non è ambientato in una terra di nessuno ma in un luogo reale, la Gerusalemme contemporanea. Utopico da un certo punto di vista (il teatro è sempre un non-luogo) ma con una collocazione storica molto significativa. (rumori di piatti, forchette e bicchieri, ndr) Con molta sapienza post-moderna il testo si compone poi di tanti strati: certo il teatro barocco, il metateatro come metafora della creazione, ma anche riferimenti assai più pop, che fanno parte del nostro contemporaneo, che lo scenario della Gerusalemme-oggi porta a detonare, spesso con cortocircuiti politicamente scorretti.

 

Ecco. Gli Ebrei storicamente hanno una serie di ferite aperte e oggi sembra che chi ne voglia parlare debba necessariamente prendere una posizione assolutamente pro o totalmente contro. Avete dovuto fare i conti con queste gabbie morali?

Tabori parte da una prospettiva ebraica molto precisa, tutto il suo teatro è un teatro della Shoah.. Questo testo in particolare, pur ambientandosi a Gerusalemme, non parla del conflitto in corso ma fa di Gerusalemme la città simbolo dell’identità religiosa occidentale. Un simbolo e un luogo reale, in cui simbolo e storia si nutrono vicendevolmente. La scorrettezza di Tabori sta nella chiave umoristica, e drammatica nel contempo, che sceglie per raccontare il dramma della contraddizione rispetto alle religioni. Ma l’uso stesso del “motto di spirito” è ortodosso rispetto ad un approccio ebraico che fa del Witz una chiave di volta esistenziale. Certo che questo tema ha un legame con l’oggi, ma di seconda intenzione.

 

Una provocazione, ora.Tabori ebreo, Gerusalemme ebrea. Noi  Italia siamo invece un Paese che si riconosce in una componente cattolica: come può questo testo parlare a questa nostra cultura?

Credo che l’ebraismo faccia parte dell’identità occidentale: si sa che le “religioni del Libro” si toccano in molti punti. In generale però quello che mi interessa di più dell’esperimento di Tabori è il tornare a parlare della necessità di intendersi in termini di fede e di recuperare un rapporto diretto con lo spirituale senza farne un tabù da un lato e contemporaneamente senza fingere di non condividere un passato comune che è proprio quello intorno a cui si fonda tutta questa ricostruzione identitaria che ha nell’ebraismo e nel cristianesimo un segno comune. Tabori non parla solo da ebreo agli ebrei.

(cameriera in avvicinamento, occorre concludere, ndr)

 

Uno slogan: perché vedere Le variazioni Goldberg?

Le variazioni Goldberg sono un testo… (arrivano i piatti fumanti, pausa provvidenziale per ordinare le idee, ndr) Sono un testo che va a toccare dei nervi scoperti in chiunque nel momento in cui pensa alla necessità dello spirituale nel contemporaneo. E poi ciascuno si farà le sue domande: certo questo testo non dà risposte, perché vive come risposta la domanda. Ma il teatro, ogni arte forse, dovrebbe funzionare così, no?

 

Il cibo c’è, il vino pure. Non resta che brindare: buon appetito, regista… e arrivederci alla prima.

 

di George Tabori
regia Luca Micheletti
con Luca Micheletti, Marcella Romei, Michele Nani, Pietro De Pascalis, Claudia Scaravonati, Barbara Costa e con Rossella Spinosa al pianoforte
scene Csaba Antal
costumi Rosa Mariotti e Linda Riccardi
luci, audio, video Fabrizio Ballini
musiche originali e arrangiamenti Rossella Spinosa
altre musiche Johann Sebastian Bach, Francis Poulenc, Camille Saint-Saëns
suoni Roberto Bindoni
assistente alla regia Alice Lutrario

produzione Teatro Franco Parenti / Compagnia Teatrale I guitti in Residenza

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