Irrequieta eleganza: intervista a Drusilla Foer

di Chiara Compagnoni

Eleganzissima è il titolo dello spettacolo di cui è protagonista Drusilla Foer, è lo stile che ne contraddistingue ogni attimo di vita. Andrà in scena al Teatro Franco Parenti da stasera, 7 giugno 2016, e renderà l’invenzione reale.
Prima di danzare al ritmo di David Bowie, abbiamo voluto intervistare la stella di questo elegante palcoscenico.

Per annunciare l’approdo al Teatro Franco Parenti di Eleganzissima viene usata la perifrasi “il recital della sua vita”: qual è la vita di Drusilla Foer? Che forma ha oggi e come l’ha assunta nel tempo?
Una vita fatta di tutto. Gioie, dolori, emozioni, dubbi e certezze.
In questo momento la mia vita è vorace: cerco di fare più esperienze possibili, anche quelle che apparentemente stridono fra loro…sa, alla mia età, ogni lasciata è persa.

Ci vuole dire chi è Gianluca Gori?
Credo di non aver capito la domanda e non conosco questo signore. Lui mi conosce? 

Qual è la sua esperienza nel mondo dello spettacolo, dalle relazioni con personaggi come Ozpetek all’approccio alla recitazione?
Non si può dire io sia un’attrice. Ma ho avuto fin da piccola contatti col mondo dello spettacolo. I miei genitori frequentavano molto artisti, registi, attori e musicisti, quindi ho una serena consuetudine con il mondo dello spettacolo.

Il mio approccio alla recitazione, confesso, è molto naif… non potendo contare su esperienza e tecnica, mi affido alla naturalezza. La naturalezza, del resto, premia l’approccio a qualsiasi cosa della vita. Ferzan ha avuto pazienza e dolcezza. È umano, sensibile e calmo. Lavorare con lui è stato intenso e piacevole.

In Eleganzissima il repertorio musicale a cui ha attinto è molto ampio, si passa da Giorgio Gaber a Renato Zero: quali sono i diversi riferimenti che ha avuto nella vita? Ci sono delle icone a cui si ispira?
Ho ascoltato di tutto. Debussy, Nina Hagen, Charles Trenet, David Bowie e Rita Pavone. Non ho pregiudizi musicali, laddove vi sia un contenuto, una musicalità che mi coinvolge o del talento. Come le ho detto, sono una irrequieta. Lo sono anche nell’ascolto musicale.

Non ho icone particolari a cui mi riferisco ma posso citarle i concerti che mi hanno segnato. L’ultimo concerto di Josephine Baker al Bobino di Parigi. Ero alla penultima replica prima che morisse. Rimasi incantata da un recital a Parigi di Marlene Dietrich nel 1972. Incredibile! Un tale arteficio visivo riuscì a commuovere tutti. Un concerto a Firenze di Diamanda Galas negli anni 80 mi inghiottì… Adesso sono diventata pigra, seguo i concerti sul web.

Anche la scrittura del testo è sua: quanta realtà e quanta finzione ci sono nei suoi ricordi e aneddoti?
Un ricordo non ha finzione. Altrimenti non si chiamerebbe invenzione.

Tornando agli autori dei brani che interpreterà, vorrei porle alcune domande usando le parole dei loro testi.

Quali sono stati i migliori anni della sua vita?
L’infanzia all’Avana, dove la mia famiglia si trasferì quando avevo 2 anni.

C’è un ricordo particolare, un incontro che ama sopra tutti?
Il momento in cui ho sentito che Monsieur Foer mi fece capire che ero sua.

C’è invece un rimpianto?
Non aver ascoltato abbastanza le persone.

Cos’è per lei la libertà?
La libertà è la condizione in cui possiamo scegliere. Anche di sbagliare.

Ha mai fatto finta di essere sana?
È molto raro che faccia finta, sa?

Chi è per lei il vecchio amante?
Tutte le figure maschili che hanno segnato la mia vita. Non solo gli amanti.

È vero che love is a losing game?
Lo è.
Se da un fallimento amoroso non si trae un’onesta convinzione su di sé. Pronta a essere scalzata al game successivo, se non è più convincente… 

E ora let’s dance.
Fino a morire.

 

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