Attraverso i tuoi seni, io ti salverò – Intervista a Pietro Micci

di Giacomo Fadini

 

Sik-Sik ha intervistato per voi Pietro Micci, protagonista de Il marito di Lolo in scena al TFP dal 10 al 29 maggio.

André è un un fornaio che per via di un’allergia alla farina, non può più praticare il suo lavoro e riceve quindi una piccola pensione. Si dedica a filmare processioni e fiori, ma in tutto il tempo che gli avanza si masturba e scrive lettere al suo amore Lolo Ferrari, una pornostar, di cui si è innamorato sfogliando una rivista osé. Abbiamo parlato con il protagonista dello spettacolo, Pietro Micci per capire fino a che punto si spinga questo testo.

lolo

Tu interpreti André, un fornaio con un’allergia alla farina, che scrive lettere d’amore ad una pornostar. Parlami di questo assurdo personaggio.

Ho avuto la fortuna di conoscere direttamente l’autore e questo personaggio è un mix tra alcune sue osessioni, soprattutto quella per i grandi seni, e tra persone veramente esistite che ha incontrato di persona. Come il padre di un conoscente che, non avendo nulla da fare, passava letteralmente il tempo a casa masturbarsi. André ha però un cervello da bambino, è una persona semplice e gentile. Esprime la sua visione del suo mondo piccolo borghese con un candore e una meraviglia che lo rendono quasi tenero. La concupiscenza di grandi senzi non è lussuriosa, lo sguardo è infantile, non è, per così dire, corrotto. La sua sessualità è anche vissuta in solitudine, come anche in tutto il testo c’è un forte senso di solitudine.

André rappresenta l’uomo borderline o una parte di noi?

C’è nel personaggio un aspetto un po’ borderline. Noi, in particolare con questo adattamento, abbiamo sottolineato aspetti che il testo suggerisce, ma non esplicita, come alcuni suoi impulsi, tensioni. Per il mio punto di vista non è uno psicopatico, forse è al limite. C’è da considerare che è inserito in una dimensione anche potenzialmente immaginaria. Lui racconta di sposarsi con Lolo, ma non essendoci nessuna controparte, non sai fino a che punto il racconto sia veritiero. Le possibilità sono infinite.

Il seno più grande del mondo è attrazione primordiale o diventa un rifugio da un mondo?

In un punto del testo dice esplicitamente che fin da bambino il seno è come l’isola di Robinson Crusoe: un luogo da esplorare. Questo suggerisce un senso di protezione e di maternità. Ma penso che in lui l’aspetto infantile sia preponderante su quello riflessivo. André vuole prendersi cura di lei, ma attraverso i seni. Lo sguardo è quello dei bambini con le primi pulsioni sessuali, il cui modo di vedere le cose non è ancora sviluppato da un lato e intaccato e corrotto dall’altro.

Il testo suggerisce che le domande esistenziali se le può porre solo chi ha tempo di stare a casa e masturbarsi?

(ride) Penso che non siano collegate le due cose, se le si fa se c’è bisogno e esigenza di farsele. Io ho una propensione mia a farmi domande, quindi nonostante il poco tempo a disposizione rifletto il più possibile. Senza dubbio la gente è distratta, complice una società fatta apposta per distrarti. Su tutti, Internet è una fonte di distrazione incredibile. Al suo interno abbiamo scaricato tutto, la nostra miseria e la nostra grandezza. Io comunque sono un uomo con un lavoro, una famiglia, poco tempo libero e il pensiero e la masturbazione non li disdegno (ride).

Riassumi tutto lo spettacolo in una sola battuta.

“Per me i seni di Lolo sono come due bambini malati.”

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1 – 12 LUGLIO

IL MARITO DI LOLO

Racconto ispirato alla vita della pornostar Lolo Ferrari

di Antoine Jaccoud
con Pietro Micci
regista assistente Benedetta Frigerio
traduzione Colette Shammah
allestimento scenico Barbara Petrecca
direzione artistica Andrée Ruth Shammah

produzione Teatro Franco Parenti

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