Se il TFP diventa boreale – Intervista a Pietro Biancardi

di Francesco Marzano

Dal 20 al 23 aprile torna I Boreali – Nordic Festival, la rassegna ideata da Iperborea che quest’anno si svolgerà tutta al Teatro Parenti. Quattro giorni di letteratura, musica, cinema, cibo e filosofia per immergersi nella cultura del Nord. Pietro Biancardi, editore e ideatore del festival con Cristina Gerosa, ce lo racconta in anteprima.

 

I Boreali giunge alla sua seconda edizione: quattro giorni di cultura nordica. Di cosa si tratta?

Sarà una versione simile alla prima, ma mentre l’anno scorso il festival si è tenuto in tanti posti in giro per la città, quest’anno faremo una co-produzione col Franco Parenti che ci ospiterà per tutti gli eventi. È sempre un festival multidisciplinare: c’è letteratura, cinema, teatro, musica, approfondimenti. La novità di quest’anno è che abbiamo anche degli eventi un po’ più “pop”: la serata di venerdì 22 con tre nomi importanti della scena musicale elettronico-alternativa nordica e poi, per esempio, altri due incontri “frizzanti”: quello del Doctor Gourmeta che fa una specie di viaggio tra cibi strani del Nord (Bacche, licheni, salsiccia d’orso, balene alle Lofoten) accompagnato dal mixologist Tucci dell’Atomic Bar di Milano, e l’incontro Il Grande Freddo con Matteo Caccia e Federico Bernocchi, esperimento di storytelling che coinvolge anche il pubblico.

 

Cosa spinge un editore a organizzare un festival?

Per noi l’organizzazione di eventi (presentazioni e incontri con gli autori) è stata fondamentale sin dagli inizi perché ci aiutava a far conoscere nomi altrimenti sconosciuti in Italia. Poi è stata sempre più sistematizzata negli anni: è il secondo anno che facciamo I Boreali, ma in realtà è il sesto festival che organizziamo. Prima si chiamavano Caffè Helsinki, Caffè Copenaghen e così via… Siccome portiamo in Italia letterature un po’ di nicchia da mondi e culture tendenzialmente sconosciute, ci piaceva molto l’idea di dare ai nostri lettori e ai curiosi degli assaggi di mondi un tempo molto più ignorati dai media e dall’editoria, oggi invece sempre più approcciabili. Mentre sui libri siamo noi gli esperti, per il festival il grosso del lavoro è stato quello di trovare le partnership giuste per i singoli eventi: I Distratti e Turné Eventi per il party-concerto, Björk Swedish Brasserie per il cibo svedese, Doctor Gourmeta – che ha vissuto in Svezia ed è esperto di antropologia del cibo – per il “racconto gastronomico”, ceCINEpas per il cinema.

 

Quest’anno le attività si concentrano al Teatro Parenti: cosa vi aspettate da questa collaborazione?

Al di là della sede magnifica, è stata un’ottima collaborazione e c’è stata disponibilità a tutti i livelli. Con Lorenzo Vitalone abbiamo progettato anche alcune parti del programma insieme: l’idea per esempio di chiamare Cederna per fare un incontro su Paasilinna, di cui è appassionato lettore, ce l’ha data lui. Poi il Parenti è un sogno perché è un punto di riferimento culturale a Milano. È perfetto per il nostro festival perché è un teatro multidisciplinare: è quello che, tra tutti i teatri milanesi, organizza incontri di letteratura, teatro, musica, cinema. Il non plus ultra per il festival. Siamo felicissimi che negli anni la collaborazione si sia sempre più saldata.

 

Iperborea pubblica saghe, fiabe e nobel, ma soprattutto libri di contemporanei che si distinguono per freschezza e novità di genere: romanzi umoristico-ecologici o storico-magici, saggi romanzati, moderna letteratura di viaggio e persino, di recente, un itinerario tra le tombe dei poeti. È questa oggi la mappa della letteratura nordica?

I nordici sono molto sperimentatori e innovativi. Prendi le saghe antiche: sono i primi romanzi mai scritti. L’Europa li ha inventati secoli dopo rispetto agli islandesi. E questo si applica anche al presente: una cosa che caratterizza l’80% dei nostri scrittori è che mentre in Italia, Francia, ecc. uno scrittore o è romanziere o saggista o poeta o drammaturgo, i nostri scrittori spesso si cimentano in tutti questi generi, per cui molti nostri narratori sono anche poeti: prendi Nooteboom, autore del libro Tumbas, o Gustavsson o Enquist… E poi abbiamo scoperto che spesso i libri che più ci attirano sono quelli che sfidano i generi. Il caso più eclatante è L’arte di collezionare mosche di Sjöberg (che sarà presente all’inaugurazione del festival). Alla domanda «Come vedi il tuo libro?» risponde: «In Svezia hanno detto che è un saggio, in Germania narrativa, in Danimarca poesia, in Francia memoir. Io non lo so: fate voi». E in effetti è un libro che ha dentro tutto questo. Siamo stati per anni combattuti tra il fascino e il dubbio di come fare in Italia a vendere un libro di uno svedese entomologo che vive su un’isola e che racconta della sua collezione di mosche… A un certo punto ci siamo convinti a pubblicarlo ed è andato bene. Devo dire che i nostri lettori hanno reagito bene: da noi si aspettano libri di qualità, senza che debbano appartenere per forza a un determinato genere. Si aspettano dei libri interessanti.

 

Un autore e un piatto: un abbinamento da non perdere a I Boreali?

Autore: non posso che consigliare Fredrik Sjöberg e a questo punto in abbinata, a seguire l’evento che coinvolge Sjöberg, abbiamo chiesto proprio a Björk Brasserie (che preparerà anche un brunch più articolato e sperimentale) di organizzare un catering con degli “assaggini di Svezia”. Non mi hanno ancora svelato, ma ci saranno sicuramente i Smørrebrød, che sono piccole fette di pane di varie dimensioni con sopra pesce (merluzzo, salmone…), salumi e formaggi mischiati ad erbe e salse nordiche.

 

I BOREALI – Nordic Festival

20-23 aprile 2016

Teatro Franco Parenti

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