Consolo e il peso delle parole

di Francesco Marzano

In occasione della pubblicazione de L’opera completa di Vincenzo Consolo nella collana I Meridiani della Mondadori, giovedì 24 marzo, al Teatro Franco Parenti, l’incontro Le parole (non) sono pietre ci introduce alla prosa dello scrittore siciliano. Gianni Turchetta, curatore del volume e professore di Letteratura italiana contemporanea alla Statale di Milano, dialoga con lo scrittore e giornalista Paolo di Stefano. E le acrobazie barocche dell’opera consoliana risuoneranno nelle letture di Rosario Lisma.

A pochi anni dalla morte, Vincenzo Consolo viene consacrato classico della contemporaneità con l’ingresso nella prestigiosa collana dei Meridiani. Siciliano di nascita, milanese d’adozione, fu un “emigrante mai rassegnato” che lasciò l’amata isola «dove sembrava non dovesse più esserci storia, speranza». Reagì con l’esilio volontario a quel pessimismo paralizzante che, a suo dire, è l’essenza della sicilianità: reagì al ripiegamento interiore, alla larga sfiducia nei confronti della società.

Condizione scissa, conflittuale, quella di Consolo, che nel racconto Le pietre di Pantalica si chiede: «E cosa non è forzatura, cosa non è violentazione in quest’Isola? Che cosa non arriva al limite della vita, della follia?».

Sono pietre le macerie della civiltà ritratta dall’autore, relitti d’autenticità, come quelli della necropoli siciliana, e pietre anche le parole che adopera. O meglio, ambiscono ad esserlo. Sì, perché anche la sua scrittura soffre di una condizione problematica, anzi, paradossale. Romanziere atipico, Consolo non crede nel romanzo e ancor meno nutre fiducia nella parola. Tra le parole e le cose si è creato un baratro di senso incolmabile e la storia non è che una pantomima delle vicende umane. Che la parola riacquisti consistenza di cosa è lo scopo, irraggiungibile, dell’autore. I suoi mezzi sono invece quel riconoscibilissimo plurilinguismo, quell’espressionismo dai ricami barocchi, quella ritmicità musicale che fanno del testo di Consolo, archeologo della lingua, uno spaccato della vera storia siciliana attraverso i secoli. Dal greco classico ai vari dialetti, dall’arabo all’inglese, dall’aulico al volgare: leggiamo uno scrittore della verticalità, che scandaglia diacronicamente le stratificazioni culturali e linguistiche della sua Sicilia, culla della civiltà europea e specchio ormai della sua complessità.

È una battaglia donchisciottesca quella di Consolo, folle ma necessaria. È questa la sua proposta per la riconquista di senso. E allora la scrittura si fa dovere morale, sforzo quotidiano, paziente conquista del vero e di una letteratura ancora possibile.

Le parole (non) sono pietre
Viaggio nella scrittura di Vincenzo ConsoloGiovedì 24 marzo, ore 21.00Gianni Turchetta 
dialoga con Paolo Di Stefano
Letture di Rosario LismaCon il patrocinio del Dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Milano.

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