Non abbiamo paura di Cassandra – Intervista a Umberto Curi

di Maria Teresa Magi

Cassandra è uno dei grandi personaggi tragici al centro dalla rassegna Variazioni sul mito, presentata quest’anno dal Teatro Franco Parenti, con spettacoli e lezioni di filosofi, classicisti e psicanalisti che intervengono per illuminare il rapporto tra il mito, il teatro, la vita e analizzarne le diverse sfumature. Profetessa di sventura, rivive nello splendido spettacolo di Elisabetta Pozzi e nella lectio magistralis di Umberto Curi, Chi ha paura di Cassandra?

Nell’ampia schiera di personaggi femminili di cui la mitologia classica è ricca, quello di Cassandra è certamente uno dei più intriganti e controversi. Dotata del dono della profezia, suo talento e sua maledizione, Cassandra è destinata ad assistere, impotente, al verificarsi degli eventi nefasti che lei invano aveva annunciato. Emblema indiscusso degli inascoltati, colpevole soltanto di essere donna e di avere ragione, Cassandra è un’autentica outsider d’altri tempi, un esempio lampante di come il potere possa essere cieco al cospetto della verità.

In occasione della sua prossima lezione magistrale, il professor Umberto Curi, docente di Storia della filosofia presso l’Università di Padova, ci propone una sua interpretazione di questa eroina incompresa, dalla quale, forse, abbiamo ancora qualcosa da imparare.

Quella di Cassandra è certamente una figura controversa: vittima del pregiudizio e della misoginia di chi la circonda, è condannata a non essere creduta e, a perdere la vita a causa della cecità altrui. Fino a che punto Cassandra paga il suo essere donna in un mondo di uomini? La sua maledizione è la profezia oppure la femminilità?

La figura di Cassandra deve innanzitutto essere inquadrata in un contesto culturale (quello della civiltà greca classica) nel quale la donna rivestiva un ruolo subalterno rispetto all’uomo. È infatti possibile individuare due spazi d’azione e di genere nettamente distinti e gerarchicamente correlati: prima di tutto la polis, ovvero la dimensione politica dell’esistenza, ad esclusivo appannaggio dell’uomo, e poi l’oikos, ovvero l’ambiente domestico, in cui anche la donna ha voce in capitolo. Nell’ottica di una così accentuata subordinazione della volontà femminile alle direttive maschili, il personaggio di Cassandra spicca in tutta la sua marcata diversità, prendendosi una sorta di rivincita a nome dell’intero genere femminile: la donna, emarginata, esclusa dalla vita politica e condannata a un destino di subalternità, è l’unica a vedere e comprendere lucidamente la realtà.

La figura di Cassandra (come quella di molte altre donne nel mito) esprime un vero e proprio paradosso: nel mondo greco, se pure segnato dalla misoginia, campeggiano alcune figure femminili la cui grandezza spicca a dispetto del maschilismo sociale. Basti pensare a Diotima o a Cassandra stessa, depositarie di un sapere a cui gli uomini non hanno accesso, oppure ad Antigone e Alcesti, la cui superiorità sul piano del valore è tale da far sfigurare i personaggi maschili con cui si confrontano.

Quando si parla di misoginia e di cultura maschilista, il paragone col presente è quasi automatico. Ritiene che questo problema sia ancora attuale o che si tratti, come sostengono in molti, di una sorta di “mania di persecuzione” della donna emancipata contemporanea?

Quando affronto questi temi con i miei allievi e li vedo strabuzzare gli occhi nell’udire delle sopraffazioni e della condizione di inferiorità cui la donna era relegata nel mondo antico, mi piace ricordare loro che qui, nel nostro civilissimo paese, le donne hanno acquisito il diritto di voto solo nel 1946. Invece di scandalizzarci del passato, noi tutti dovremmo chiederci se questa tendenza, questa mentalità improntata al maschilismo, non sia tuttora persistente, senza più alibi né attenuanti. Nonostante si cerchi di celarne l’esistenza, non è possibile negare che i pregiudizi, sia sul piano della mentalità che sul piano della cultura siano ancora radicati e che alcuni meccanismi di emarginazione di fatto siano tutt’altro che superati. La strada da percorrere per la piena e completa parità, purtroppo, è ancora molto lunga.

Chi è oggi Cassandra e perché nessuno le crede?

In generale se si supera la distinzione precostituita tra uomini e donne, allora Cassandra è semplicemente la voce inascoltata della conoscenza rispetto alle direttive d’azione che spesso si impongono dall’esterno. Oggi la voce di chi dispone del sapere e della lungimiranza necessari non è certamente più ascoltata di quanto non lo fosse la voce di Cassandra, e forse proprio questo è il più grande limite del potere. Del resto, ciò che il mito ci insegna è che la conoscenza non è affatto garanzia di salvezza o di redenzione e che, molto spesso, avere ragione non basta.

L’unica speranza che abbiamo è che le conseguenze del tacitare i sapienti non siano sempre funeste e luttuose come lo furono in quel caso.

 

Chi ha paura di Cassandra?
lezione magistrale di Umberto Curi
Mercoledì 2 Marzo, ore 18.00
Sala AcomeA

in occasione dello spettacolo
Cassandra – O del tempo divorato
regia, drammaturgia e interpretazione Elisabetta Pozzi
con il contributo di Massimo Fini
per la rassegna Variazioni sul mito

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