Frammenti di sax in veranda

di Giacomo Fadini
di Giacomo Fadini

Il quarto appuntamento della rassegna “Jazz al Parenti” del 26 Aprile con Logan Richardson, una tra le giovani perle del jazz contemporaneo.

Mi sono imbattuto per la prima volta nel disco Ethos un anno fa, in piena fase post-rock. Sarà stato lo stacco così netto, sarà stata la predisposizione d’animo particolare, ma a quel sound di Logan Richardson associo una scena precisa. Veranda in primavera inoltrata, sera. Il venticello che riesce a conservare quel pizzico di brillantezza sufficiente da farti appena appena sobbalzare. Sobbalzo e la cenere della quasi defunta sigaretta si spande sulle assi di legno ai miei piedi, per poi scomparire, invisibile, nelle fessure tra le stesse.

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Logan Richardson è una delle scoperte più giovani del jazz internazionale. Classe 1980, Newyorkese, comincia da quando ha memoria ad approcciarsi al Soul, R’N’B e ovviamente al Jazz.

Nonostante studi con grandi nomi della città come Greg Tardy, Carl Allen, Joe Chambers e Billy Hart, con cui collaborerà in diversi Lp, il suo approccio è però da subito quello del leader che, piuttosto che militare in complessi altrui, preferisce comporre e dirigere in prima persona il proprio organico. Diplomato alla Paseo Academy of Fine & Performing Arts, Logan crea dal 2005 il suo complesso, SHIFT, che vuole essere la risposta alla grande domanda “Ci può essere nuova musica nel jazz?”

Nelle sue due opere in studio Celebral Flow (2007) e Ethos (2008) il suo sax alto ha saputo creare delle vorticose esperienze, passando da a grandi evoluzioni ed involuzioni su scale impossibili proprie di Celebral Flow, sino a suggestioni molto soft, con un grande apporto melodico. Lo accomuno a quella variante del jazz moderno, con Pete Robbins e Walter Smith (con il quale ha collaborato) che spinge per la sperimentazione accessibile, per svecchiare molti miti e preconcetti di generazioni vecchie su questo genere e rispondere semplicemente alla domanda con un sì.

Tra le interessantissime proposte di questa rassegna, il quarto appuntamento del 26 Aprile dedicato a Logan Richardson è sicuramente adatto ad ascoltatori più giovani, più freschi e in un certo senso romantici, senza schemi mentali su cosa o cosa non dovrebbe essere il jazz oggi. Persone che in modo molto lascivo, si lascino anche andare sulla veranda di casa, fumando e spandendo i propri residui ovunque con molta noncuranza.

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Domenica 26 aprile | ore 11.00

Logan Richardson alto, Toni Tixier piano, Josh Ginsburg bass, Tommy Crane batteria

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