DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI GENDER

di Giuseppe  Paternò di Raddusa
di Giuseppe
Paternò di Raddusa

Il teatro di Filippo Timi, al netto dei successi infilati uno dietro l’altro nel corso degli ultimi anni, considera la sessualità quale componente fondamentale della sua ricerca. Una sessualità che non si limita a essere veicolo di carnalità, ma che innesca un’indagine sulle molteplici sfaccettature culturali che ne compongono la struttura.

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In Favola – C’era una volta una bambina. E dico c’era perché ora non c’è più, spettacolo ideato nel 2011 che ritorna in scena dal 7 al 12 aprile, Timi lavora direttamente sul concetto di gender, e veste i panni di Mrs. Fairytale, che insieme alla devota amica Mrs. Emerald (Lucia Mascino), commette un atto criminale – ma forse liberatorio – nella cornice di una placida America dai riferimenti estetici ben precisi.

Sono gli anni Cinquanta, gli anni di Judy Garland, dei gowns di Grace Kelly, delle ballad soffuse e indimenticabili. Sono gli anni in cui l’emancipazione della donna è un miraggio non troppo lontano, ma che negli States si misura ancora a cottura di torte al mirtillo e a stoffe di grembiali bene inamidati. Timi, ispirato dal film La bocca del lupo di Pietro Marcello, estremizza il suo racconto e le vicende narrate: Favola diventa presto una testimonianza importante per decifrare la poetica del drammaturgo perugino, in grado di catturare le platee attraverso una ricerca stilistica vocata all’eccesso e all’impasto pop delle proprie rievocazioni.

A ogni spettatore il contesto che preferisce: c’è chi in Favola ravvisa il mélo à la Douglas Sirk, chi pastose tonalità almodovariane, chi ancora Louis Armstrong, Ella Fitzgerald e Doris Day. Elementi importanti, ed emblematici di un immaginario cultural-queer che Timi declina seguendo i sentieri a lui più cari e congeniali. Non ha paura di contaminare, di de-strutturare e di osare: Favola è una rocambolesca evoluzione, in continuo mutamento, di melodramma, crime story, film di genere e commedia rosa.

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Come in Skianto e Don Giovanni, anche qui Timi rielabora gli orrori e riformula gli stupori di una contemporaneità dolcificata, popolare e mai  altera. Intreccia visioni grand-guignolesche ed eccentriche, così da sottolineare, in maniera riflessiva e al contempo irriverente e icastica, le contraddizioni in seno ai protagonisti. E anche quelle legate al contesto storico, che viene scelto, non a caso, per la ruffiana abilità dimostrata nell’alternare convenzioni, crudeltà e trasformazioni. La sua impeccabile Mrs. Fairytale ha molto da nascondere: dietro la canonica esistenza di signora-confetto si celano infatti aspre verità in grado di incenerire ogni gradevole apparenza.

Tra moquette d’antan e singolari incontri con gli alieni si consuma la grottesca vicenda delle due donne: Timi e Lucia Mascino, in scena insieme a Luca Pignanoli, ritorneranno a interpretare e rileggere il femminino oltre ogni ideologia eterosessista, a suon di tacchi e di Nat King Cole. Due esseri umani più imperfetti di quanto vorrebbero dare a vedere, pietosamente dolenti, soavemente erotici, sicuramente carnali.

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7 – 12 APRILE FAVOLA – C’ERA UNA VOLTA UNA BAMBINA. E DICO C’ERA PERCHE’ ORA NON C’E’ PIU’ uno spettacolo di e con  Filippo Timi e con Lucia Mascino e Luca Pignagnoli Produzione Teatro Franco Parenti

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