Il viaggio: le (20) parole per dirlo

di Valeria Orlando
di Valeria Orlando

In occasione de La vita è un viaggio di Beppe Severgnini vi proponiamo una breve presentazione del libro da cui è tratto lo spettacolo. Enjoy!

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Con uno stile limpido ma non banale, Beppe Severgnini affronta un tema cardine della letteratura mondiale, tema che da sempre incanta l’uomo alla frontiera dell’ignoto: il viaggio. Viaggio come metafora della vita, come superamento di limiti mentali, come riflessione sulla rinuncia e sulla paura, come esplorazione, come circolazione di significati, come incentivo per il lettore ad affrontare il “White noise” del quotidiano.

Sapete qual è la prima regola del viaggio: uscire di casa e guardarsi intorno.

Ne esistono altre? Regole valide per ogni viaggiatore e in ogni luogo?

Venti parole disposte in ordine alfabetico fanno da lapidario titolo ad altrettanti capitoli; un vademecum che ha come partenza “Atlante” e come arrivo “Sipario”, con scalo in rinomate mete, come “Ispirazione”, “Precisione” e “Rispetto”. Venti parole per insegnare a ciascuno di noi “ragazzi italiani dai dieci ai cent’anni” che, nell’uscire di casa per guardarsi intorno, bisogna trovare il coraggio di lavorare su noi stessi e sul nostro Paese.

Si può essere in moto anche stando fermi, mantenendo i canali percettivi attivati”, dice Daniela Nicolò nell’intervista del marzo 1997 sulla compagnia teatrale Motus. “L’essere in transito, in motus perenne, rende il paesaggio sempre meno estraneo”, continua. Ed è proprio con questo intento che Beppe Severgnini incastona in un glossario di sole venti parole la sua esperienza, frutto dell’incontro tra la passione per il giornalismo e la curiosa disponibilità verso l’Altro, di acuto osservatore del panorama italiano.

Venti, come i chilogrammi di bagaglio consentiti in aereo (classe economica).

Venti, come gli anni dei giovani italiani fuggiti all’estero.

Venti, come il numero che nella smorfia napoletana indica “la festa”. E “La vita è un viaggio” vuole essere un’occasione per celebrare con brio ciò che è la normalità, ciò che rappresenta le aspettative di ogni individuo e il loro riscontro nel mondo reale.

In una cornice di vertiginosi parallelismi, come quello tra Cesare Pavese e Bruce Springsteen, di racconti di un nostalgico (ma non rimpianto) passato, Beppe Severgnini sottolinea anche la responsabilità di coloro che ricoprono posizioni di potere: si sofferma sull’importanza della paternità e sul gusto del tempo che aiuta ad accettare il susseguirsi delle generazioni, parla di incoraggiamento (in particolare del nudging), di empatia e di talento sociale (“Nessun messaggio esiste, se non arriva a destinazione”).

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Severgnini dipinge un’Italia bloccata in una durrenmattiana panne con lo scopo di far riscoprire al lettore il valore della semplicità e il potenziale della Serendipity (neologismo coniato da Horace Walpole nel 1754 per indicare la capacità di trovare qualcosa che non si stava cercando). Un inno alla fertilità intellettuale di questo Paese, vessato dalla svalutazione della cultura, tanto da risultarne addirittura intimidito, e dilaniato dal bipolarismo tra l’ottusità delle istituzioni-Vogon (Guida galattica per autostoppisti) e gli eterni Peter Pan.

Eppure, nonostante le stratificate crisi, da quella politica a quella economica, gli Italiani si rialzano sempre, grazie alla loro “Resilienza”. Questo inusuale termine indica “la capacità di affrontare le avversità, di superarle e rimanere se stessi”. Insomma, un vocabolo da tenere bene a mente in tempi come questi. “La vita è un viaggio” è un moderno ed eclettico Bildungsroman che sprona il lettore ad affrontare la precarietà che lo circonda e a recuperare il valore del sé in un’Italia che ormai ha perso le speranze, ma a cui spetta ancora il compito di crescere e motivare i suoi figli, dando loro radici e ali per affrontare consapevolmente la realtà. Un affresco dell’Italia come opportunità e non come prigione; un Paese di cui essere fieri. Un’Italia per cui valga davvero la pena intraprendere un nostos. Del resto, come diceva Jack Kerouac nel Libro dei Blues,

[…]

Questo vuol dire

che tutto quanto

ha una casa

dove tornare”.

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19 – 21 MARZO

LA VITA È UN VIAGGIO

Beppe Severgnini
con l’attrice Marta Isabella Rizi
e la cantante-musicista Elisabetta Spada
regia di Francesco Brandi

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