L’ÂGE MÛR NIÉ – Intervista a Maddalena Mazzocut-Mis

di Luca Colangelo
Intervista a cura di Luca Colangelo

In vista del debutto, martedì 10 marzo, di L’ÂGE MÛR NIÉ – LETTERE DI CAMILLE CLAUDEL, Sik-Sik ha intervista la prof.ssa Maddalena Mazzocut-Mis, docente di estetica dell’Università degli Studi di Milano, nonché autrice della drammaturgia di questo spettacolo realizzato in collaborazione con l’ateneo milanese.

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Come è nata l’idea di focalizzarsi sulla figura di Camille Claudel?

Nasce due anni fa da una serie di circostanze, a partire dall’articolo di Chiara Pasetti su una mostra dedicata a Camille Claudel. Avevo anche visto a Parigi “L’Âge mûr nié”, avevo percepito la bellezza dell’opera, ma il fatto di essere all’interno del museo risultava quasi una costrizione: agli occhi di un osservatore un po’ più interessato sembrava quasi essere solo una sala di passaggio. Abbiamo quindi pensato di darle una nuova vita sulla scena. La corrispondenza pubblicata è fondamentale, rappresenta la materia viva di Camille Claudel e con risposte più asciutte, più vere rispetto a quelle “barocche” di Rodin: la perfetta lucidità e cattiveria, da quando era bambina agli ultimi anni di vita con rigore, ironia, ma anche ferocia. Per me non è mai stata una “folle pura”, quanto un personaggio scomodo, fuori dalle regole: madre estremamente bigotta, fratello cattolico e famoso, scultura di retaggio maschile e amore fisico-affettivo per Rodin disilluso… non poteva essere accettata a livello sociale, lei era una diversa. Per questo è internata a quarantuno anni fino alla fine dei suoi giorni, perdendo per sempre la sua “Âge mûr”.

La drammaturgia attinge dalle lettere della scultrice. C’è un passaggio che le è rimasto particolarmente impresso?

Tutta la drammaturgia è scandita dalle risposte di Camille Claudel ad un questionario che circola all’epoca in Francia, composto da domande piuttosto semplici, a cui risponde lo stesso Proust: cosa è per te uno sposo, cosa deve fare le sposa, quale è il tuo colore preferito, ecc. Lei risponde in maniera straordinaria, perché queste risposte l’accompagnano per il resto della sua vita, in una coerenza massima. La risposta più significativa è legata al colore e al fiore che la scultrice preferisce: “Il fiore che non cambia affatto, il colore che cambia di più”. Parafrasando la risposta di Camille, l’essenza della scultura rimane scolpita per sempre, pur nella mutevolezza delle forme.

Una nuova collaborazione fra l’Università degli Studi di Milano e il Teatro Franco Parenti: come partner culturale, cosa offre di speciale il Franco Parenti?

Oramai siamo giunti al quarto o al quinto anno di collaborazione, sta divenendo sempre più importante. È un appuntamento gradito e uno stimolo enorme anche per i miei studenti. Legato allo spettacolo su Camille Claudel vi è infatti un laboratorio completo, al quale quest’anno partecipano sia studenti di teatro, sia di storia dell’arte, in quanto sono previsti anche degli incontri con scultori. Ritengo una preziosa opportunità l’analisi di una drammaturgia dall’inizio alla fine, come è nata in origine e come si è modificata nel tempo, prima di arrivare alla vera e propria messinscena, a maggior ragione considerando che la drammaturga è tuttora vivente (ride).

Come sono coinvolti gli studenti all’interno del laboratorio dedicato allo spettacolo?

Partendo da un ambito di riflessione filosofico, gli studenti si dedicano allo studio delle fonti teatrali e quelle legate alla scultura. Successivamente vi sono delle lezioni dedicate appunto all’analisi della drammaturgia, ma anche della regia e della recitazione, in presenza del regista Paolo Bignamini e dell’attrice Federica D’Angelo. Ulteriori lezioni sono in programma proprio al Franco Parenti, precedendo la visione dello spettacolo. Alla fine del percorso sarà richiesta agli studenti una recensione dello spettacolo, sviluppando gli elementi tematici, oppure una recensione globale di tutti gli aspetti trattati durante il laboratorio.

Ha seguito la fase delle prove o il debutto sarà una sorpresa anche per lei?

Una primissima versione dello spettacolo è stata con Elena Russo Arman, proprio in occasione della mostra di Rodin a Palazzo Reale a Milano: l’impatto è risultato fortissimo! C’è stata anche una messinscena estiva in una piazza, una situazione completamente diversa. Adesso mi aspetto di vederla in un’atmosfera più intima, come è quella della Sala Treno Blu… il debutto sarà anche per me al buio!

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10-14 MARZO

L’ÂGE MÛR NIÉ – LETTERE DI CAMILLE CLAUDEL

drammaturgia di Maddalena Mazzocut-Mis
(da Corrispondenza di Camille Claudel – Abscondita edizioni)
regia Paolo Bignamini

in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali

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