Perversi alla meta

di Alessandra Goggio
di Alessandra Goggio

Una volta, in occasione di una conferenza stampa, ho sentito dire che il Franco Parenti è il teatro che ha prodotto e ospitato il maggior numero di spettacoli di Thomas Bernhard in tutta Italia. Non stupisce, dunque, che anche quest’anno il palco di via Pier Lombardo accolga, a partire dall’11 febbraio, Alla meta, altro piccolo capolavoro dell’austriaco terribile, portato in scena dalla regia di Walter Pagliaro.

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Scritta nel 1981, la pièce affronta, con un cast minimale composto da madre (Michela Esdra), figlia (Rita Abela) e un giovane drammaturgo (Diego Florio), temi cari a Bernhard: i meccanismi alla base dei rapporti umani, il rapporto fra le generazioni e il mestiere della scrittura. Motore principale di tutta l’azione, sempre che così si possa definire la stasi asfissiante che domina il dramma, è la madre, la quale in una sorta di dialogo a tre, che in realtà nasconde un monologo incessante e torrenziale, ripercorre da una parte la sua storia personale e dall’altra incalza l’uomo con domande scottanti sul suo ruolo di scrittore. Tutti i personaggi sono vittime, eternamente incatenate alle loro debolezze: la vecchia donna al suo passato, la figlia al rapporto morboso e soffocante con la madre e lo scrittore al suo successo inutile, perché inutile è la scrittura, nel suo eterno tentativo fallimentare di rivoluzionare il mondo attraverso parole scritte su un foglio di carta. E allo stesso tempo essi sono, seppur fisicamente riuniti in una stanza, irrimediabilmente separati da un’incomunicabilità di fondo che nega loro qualsiasi possibilità di reale interazione.

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Ognuno di loro rimane intrappolato in un perverso gioco di autocommiserazione, cui fa da sfondo l’inesorabile lamento bernhardiano affidato alla voce della madre. Per i tre non vi è alcuna via di scampo: la meta, invocata e data per raggiunta nel titolo, rimane sempre solamente una chimerica illusione.

In questa pièce Bernhard mette, come al solito, tutto e tutti alla berlina: se stesso, gli spettatori e il mondo del teatro nella sua totalità, dimostrando, ancora una volta, come quest’ultimo, in netta contrapposizione alle idee esposte dal suo sedicente drammaturgo, sia in realtà ancora in grado se non di rivoluzionare il mondo, almeno di porgere alla società un immaginario specchio nel quale essa può riflettersi spogliata da ogni trucco o travestimento. Ed è forse per questo che riecheggia nelle parole della madre un’ineludibile verità di fondo: “Non esiste alcuna perversità più grande della perversità del pubblico teatrale”. Una perversità che null’altro è, se non la volontà di ricercare nell’illusione dell’arte un segno, un indizio, un’immagine della nostra vera natura.

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11 – 22 FEBBRAIO

ALLA META

di Thomas Bernhard
traduzione di Eugenio Bernardi
regia Walter Pagliaro
con Micaela Esdra, Rita Abela, Diego Florio

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