Basic Instinct (morali): chi sono le brave persone?

di Maria Francesca Moro

Sfogliavo il cartellone di febbraio alla ricerca di uno spettacolo per il Basic Instinct di questo mese. Il periodo post-vacanze è traumatico, speravo in qualcosa di divertente per alleggerire l’atmosfera di questi giorni pieni di pioggia e lavoro. Poi però un titolo ha catturato la mia attenzione spazzando via le voglie di mero disimpegno. Good People: la brava gente. Una brava persona, cos’è? Una specie di unicorno di cui tutti parlano ma che nessuno ha mai visto sul serio? Un anacronistico ideale buono solo per quei fessi destinati a soccombere ai meccanismi di questa società individualistica? Avevo bisogno di schiarirmi le idee a riguardo, e non c’era modo migliore che farlo insieme a voi spettatori.

Lunghi applausi per quelle brave persone del cast.
Lunghi applausi per quelle brave persone del cast.

Così, questo Basic Instinct si apre con una sorta di brainstorming improvvisato. Tutta la platea riunita per tracciare l’identikit della brava persona. Ecco i risultati:

Una brava persona è quella dotata di onestà, di altruismo, una persona educata, che non ti ruba il marito, leale, trasparente e che non supera la fila alle poste.

Adesso sappiamo esattamente come è fatta, in teoria, una brava persona. Ma, nella pratica, ne esistono ancora di brave persone?

Caterina, 54 anni, automotivatrice.

“Io ne sono la prova vivente!”

Silvia, 31 anni, inguaribile pessimista.

“Come le mezze stagioni, le brave persone non ci sono più.”

Piccolo esame di coscienza. In tutta onestà, si considera una brava persona?

Giulia, 48 anni, mamma con la passione per il teatro.

“Eccome, sto in pole position tra le brave persone!”

Francesca, 29 anni, alterego ottimista della sopracitata Silvia.

“Non sta a me dirlo, ma faccio tutto il possibile per esserlo.”

Questa è per quelli che dicono che i giovani d’oggi preferisco le discoteche ai teatri.
Questa è per quelli che dicono che i giovani d’oggi preferiscono le discoteche ai teatri.

La storia di Maggie, protagonista dello spettacolo, sembra insegnarci che le nostre origini influenzano ogni nostra scelta. È davvero così?

Carlo, 17 anni, timido liceale.

“Decisamente. Non siamo che il riflesso del luogo in cui siamo nati, delle persone che ci hanno cresciuti.”

Claudio, 36 anni, fumatore così incallito da sfidare il freddo della Merla.

“In un certo senso sì. Credo che ogni esperienza passata influenzi quella successiva. Insomma, tutto influenza tutto.”

Pensando alla vicenda di Mike, tuttavia, sembra sia possibile liberarsi del proprio passato. Anche chi parte da una situazione di svantaggio è in grado di diventare qualcuno, può succedere o è solo una favola che ci raccontiamo?

Alberto, 17 anni, liceale combattivo.

“Volere è potere! Anzi, proprio l’esser sfortunati in partenza è quel che spinge a lottare per quel che si desidera, subire un’ingiustizia è la più grande motivazione a cambiare le cose.”

Anna, 20 anni, appassionata di teatro grazie alla sopracitata mamma Giulia.

“Se si ha talento e ci si impegna, ce la si può fare. Serve anche una gran bella fortuna però.”

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2 – 10 FEBBRAIO

GOOD PEOPLE

di David Lindsay-Abaire
traduzione di Roberto Andò e Marco Perisse (Testo pubblicato da Bompiani, 2014)
con Michela Cescon, Luca Lazzareschi, Loredana Solfizi, Roberta Sferzi, Nicola Nocella, Esther Elisha
regia Roberto Andò

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