Uncovered Bentoglio

Cosa cambierebbe nel mondo universitario? E in quello teatrale? Proseguono le inchieste di Chiamateci Sik-Sik su teatro & università, con un interlocutore d’eccezione, Alberto Bentoglio, professore di Storia del teatro e Organizzazione dello spettacolo alla Statale di Milano. Life and works di uno dei professori più amati e seguiti dagli studenti milanesi.

di Luca Colangelo
di Luca Colangelo

Come è nata la sua passione per il teatro?

 La mia passione per il teatro è nata per motivi professionali. Quando ho iniziato l’università, per mantenermi, ho fatto lavori teatrali. Uno dei primi è stato staccare biglietti in un teatro che adesso è molto diverso da come l’ho conosciuto io, il CRT – Teatro dell’Arte: per tanti anni ho avuto modo di vedere molti spettacoli d’avanguardia più estrema e di conoscere un mondo del teatro a me meno noto. La seconda occasione è stata alla Scala come comparsa per una decina d’anni, dove ho avuto la possibilità di assistere a molti spettacoli e conoscere grandissimi registi che ho avuto modo di studiare più da vicino, come Giorgio Strehler, Franco Zeffirelli o Luca Ronconi. Certo, è una passione dovuta anche ad una buona educazione teatrale, ai miei genitori e ad alcuni professori illuminati alle scuole superiori, ma i fattori scatenanti sono stati proprio questi primi lavori.

 

Alberto Bentoglio
Il professore Alberto Bentoglio

Quali sono stati i suoi studi?

 Mi sono laureato in Letteratura italiana, perché Storia del teatro non era ancora presente come insegnamento. È stato attivato solo qualche anno dopo. Ho scritto la tesi sul teatro ottocentesco nel periodo napoleonico, che è stato poi il mio periodo storico di studi.

 

Come docente universitario di Storia del teatro ha svariati anni d’esperienza alle spalle: che cosa ha privilegiato all’interno di questo corso a così alta affluenza?

 L’università di adesso è un po’ diversa rispetto a quando ho iniziato a lavorare io: era un’università frequentata da meno studenti. Ho cominciato tenendo dei corsi più umani (ride). Fra l’altro, con alcuni di loro, mi sento ancora adesso, perché si sono creati dei rapporti di stima e amicizia. Ora è un po’ difficile visto che i numeri sono esplosi, a causa della cosiddetta riforma del 3+2… chi si occupa di università sa di cosa parlo. Il primo corso me lo ricordo ancora adesso perché dedicato ad una figura importante e che ho avuto modo di studiare più volte, cioè Paolo Grassi. Mi sono legato sicuramente al Piccolo Teatro, alla figura di Grassi che è stata un po’ la mia guida nei primi anni ed era una figura che piaceva, piace agli studenti, forse perché si vede un esempio di professionalità e moralità, un personaggio che può essere preso come punto di riferimento. Questi corsi mi davano la possibilità di parlare di teatro, ma anche di musica. Grassi era stato sovrintendente della Scala, si era sempre occupato di musica, di teatro musicale e anche di questioni di carattere sociale, cose che ho sempre cercato di mettere nelle mie lezioni inutili (ride). Sotto questo punto di vista piacciono tanto non per merito mio, ma per la materia che si chiama storia del teatro: con tutto il rispetto per i filologi, se io insegnassi Filologia iraniana, avrei meno studenti! Questi corsi piacciono anche perché, come dico sempre a lezione, intendo il teatro come qualcosa da vivere, da vedere e cerco sempre di portare gli studenti a teatro, conoscere gli autori di cui si parla e non si parla, dall’opera al teatro d’autore, ma anche il teatro di ricerca più estremo. L’importante è che conoscano tutto, poi potranno scegliere.

 

Passiamo all’insegnamento più specifico di Organizzazione dello spettacolo: esiste un rapporto diverso con gli studenti?

Il corso di Organizzazione è nato per l’esigenza di professionalizzare gli studenti, creare un corso all’interno del percorso di studi di Beni culturali che offrisse un’apertura sul mondo del lavoro. Questa è stata l’idea portante e proprio per questa ragione ha avuto un buon successo: si parla di come funziona un teatro, una fondazione lirico sinfonica, delle pratiche SIAE, quindi cosa c’è dietro al palcoscenico. Col fatto di essere legato al mondo del lavoro, nei vari teatri in cui vado mi capita spesso d’incontrare miei ex studenti che sono riusciti ad impiegarsi e questo mi fa molto piacere. Adesso la situazione è decisamente cambiata, perché il teatro, il cinema, i beni culturali sono vittima di un rallentamento e questo è meno visibile. Lo stesso corso di Organizzazione ho deciso di spostarlo nella laurea magistrale, proprio perché il mercato del lavoro assorbe meno e forse è meglio rallentare, lasciando spazio alle importanti scuole che si occupano di questo, come la Paolo Grassi, dove c’è il corso per operatori teatrali.

 

Cosa cambierebbe nel mondo universitario? E in quello teatrale? 

È una domanda molto difficile a cui rispondere. Nell’università le cose da fare sono tante, direi che le stiamo facendo. Mi piacerebbe che ci fosse più spazio per gli studenti, non soltanto fisico (i miei studenti seguono le lezioni uno sull’altro), ma proprio anche di lavoro diretto con loro. Questo comporta un numero di docenti più elevato, un tipo di rapporto diverso, ma credo sarebbe più importante sentire la voce degli studenti: dai docenti, negli organi accademici è una voce ascoltata, ma rimane sempre l’idea dello studente come di passaggio. Creerei una partecipazione più attiva, come succede in altri paesi con un sistema universitario diverso, dove lo studente si sente sempre legato al percorso accademico fatto. Nel mondo teatrale cercherei di cambiare le forme di finanziamento, in quanto legate ad una vecchia idea statalista e che, secondo me, ha fatto un po’ il suo tempo. Cercherei di creare un rapporto qualità-merito-disponibilità: so che è molto difficile da realizzare, ma forse è la direzione in cui le cose stanno andando.

 

Piccolo Teatro, Teatro Franco Parenti e Teatro Elfo Puccini: può dirci un’eccellenza per ognuno di questi importanti teatri a Milano?

Piccolo Teatro: le sale teatrali, le trovo una più belle dell’altra, gli spazi teatrali e, per conseguenza, la possibilità di fare in tutte le sue forme. Dal Teatro Studio spazio meraviglioso voluto da Giorgio Strehler, oggi utilizzato in maniera diversa rispetto a come lui l’avrebbe utilizzato. Lo stesso Strehler, però, adesso non lo utilizzerebbe più come aveva concepito allora. Bellissimo il palcoscenico del Teatro Strehler come il palcoscenico storico di via Rovello, sul quale non c’è bisogno di spendere parola. Teatro Franco Parenti: il coraggio, coraggio nella programmazione con la c maiuscola in molti spazi, non solo interessante, ma che tenta sempre di dire qualche cosa di più, di dirlo anche in maniera scomoda, di voler impegnarsi in tutto quello che fa e non è cosa semplice. Teatro Elfo Puccini: l’impegno sociale unico, sulla base dell’impresa sociale che non è una qualifica casuale e il fatto, per esempio, di dare lavoro ai giovani attori, di mantenere delle compagnie, di fare lavoro rivolto al sociale. È una cosa che apprezzo, mi piace molto ed è anche un po’ unica nel panorama teatrale milanese.

Affluenza-tipo a una lezione del professor Bentoglio
Affluenza-tipo a una lezione del professor Bentoglio

 

Ha una Fan Page su Facebook. Qual è il suo rapporto con i social network?

 Ho una pagina Facebook, anche se utilizzo più Twitter, per raggiungere in tempo reale le centinaia di miei studenti che devono essere informati sul numero di crediti universitari, sul giorno, sull’orario, sull’aula in cui si svolge l’esame. Non agisco in prima persona su questa pagina e promuovo degli spettacoli solo se sono collegati al corso universitario; retwitto i commenti degli studenti agli incontri, agli spettacoli, ma sono sempre studenti appartenenti al gruppo che si parla attraverso di me e nel quale non intervengo con indicazioni, commenti personali. È come una grande lavagna che tutti hanno in tasca e sulla quale io posso scrivere, gli altri possono leggere (con molta modestia) cose che possono essere utili, ma non ho un rapporto diretto. Mi piacerebbe, ma non ho tempo di farlo, forse in una prossima vita.

 

Segue il blog Sik-Sik? Cosa ne pensa?

Ne sono a conoscenza grazie al passaparola di una studentessa che era già inserita nel Franco Parenti attraverso un laboratorio sulla critica teatrale. Sapevo quindi del blog e dell’attività molto ricca. Sono state fatte cose molto interessanti. Mi piace il nome Sik-Sik, perché mi ricorda l’unica volta che ho visto recitare dal vivo Eduardo De Filippo al Teatro Manzoni di Milano (sono così vecchio che ho visto Eduardo recitare!) e proprio Sik-Sik.

 

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